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Riforma pensioni, oggi 18 settembre 2017: Fase 2, flessibilità in uscita, età pensionabile, vitalizi

Riforma pensioni, le ultime novità ad oggi 21 luglio 2017. Le ultime news sul fronte pensioni ed Inps vengono fornite in una dichiarazione congiunta dai segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, Roberto Ghiselli, Maurizio Petriccioli e Domenico Proietti: “Da anni, sosteniamo la necessità di una riforma della governance che metta fine alla gestione monocratica del più grande ente previdenziale d’Europa, che ha provocato palesi disfunzioni e disservizi nella vita dell’istituto. Il tentativo di scaricare sul Civ dell’Inps responsabilità proprie dell’ente di gestione è talmente incredibile che si commenta da sola”.

Nella dichiarazione congiunta i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, Roberto Ghiselli, Maurizio Petriccioli, Domenico Proietti ribadiscono con fermezza: “Serve una governance di tutti gli enti previdenziali che sia ispirata a un modello di gestione duale e partecipato. Per questo, occorre potenziare il ruolo dei nuovi consigli di strategia e vigilanza, a cui vanno garantiti il concreto esercizio delle funzioni di indirizzo e possibilità di controllo e sanzione, in caso di scelte non coerenti realizzate dall’organismo di amministrazione. Tutti i soggetti rappresentativi degli interessi del mondo economico e del lavoro, devono avere voce in capitolo e influenza nelle diverse fasi della vita di enti il cui finanziamento è a carico dei lavoratori e delle imprese stesse. Questa riforma va fatta al più presto, senza perdere altro tempo prezioso”, concludono i tre dirigenti sindacali.

Riforma delle pensioni, le news di Domenico Proietti sulla questione dei trasferimenti dei pensionati all’estero.

Anche Domenico Proietti della Uil è intervenuto sulla questione dei trasferimenti dei pensionati all’estero, di cui ieri vi abbiamo parlato in un’ampia disamina. “Bisogna interrogarsi sulle cause che portano alcuni pensionati italiani, che sono comunque un’esigua minoranza, ad andare all’estero. Sulle pensioni italiane grava la tassazione più’ alta d’Europa”. E’ quanto dichiara Domenico Proietti, Segretario Confederale della UIL, sottolineando che “nel nostro Paese questa è mediamente del 21%, mentre nel resto d’Europa è al 14%. A questo va anche aggiunto che dal 2012 il blocco della rivalutazione delle pensioni ha reso ancora più difficile la vita a tanti pensionati che hanno visto ridotto il propri potere d’acquisto”.

Riforma pensioni ed età pensionabile, le ultime news di Domenico Proietti.

Negli stati Ue l’età legale media di accesso alla pensione, nel settore privato, per gli uomini è di 64 anni e 2 mesi, mentre per le donne è di 63 anni: 2 anni e 5 mesi più bassa di quella degli uomini italiani (che vanno in pensione a 66 anni e 7 mesi) e 2 anni e 7 mesi più bassa delle donne italiana (65 anni e 7 mesi). Dati alla mano, elaborati dal servizio politiche previdenziali della Uil, il segretario confederale, Domenico Proietti, chiede di “sterilizzare il prossimo adeguamento all’aspettativa di vita per l’accesso alla pensione, previsto per il 2019“. “Il congelamento dell’adeguamento -osserva Proietti- ha un preciso fondamento se confrontato con quanto avviene nel resto d’Europa”.

Dall’analisi dei requisiti richiesti per l’accesso alla pensione di vecchiaia in diversi paesi emerge che l’età fissata in Italia, spiega, “è tra le più alte d’Europa, seconda solamente alla Grecia”. Per andare in pensione in Italia occorrono 66 anni e 7 mesi per tutti i lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico che privato, e anche per le lavoratrici del settore pubblico, mentre il requisito è di 65 anni e 7 mesi per le lavoratrici del settore privato che dal prossimo gennaio subiranno un aumento di un ulteriore anno che le porterà ad allinearsi con l’età prevista per gli uomini. In Grecia invece il requisito anagrafico richiesto è pari 67 anni anche se, osserva il sindacato, “questo è suscettibile di numerose deroghe attualmente in vigore che possono abbattere l’età di accesso alla pensione fino a 62 anni”.

L’età per il pensionamento di vecchiaia più bassa è richiesta in con 60 anni per i nati prima del 1951, limite che viene incrementato fino a 62 anni per i nati dal 1955 in poi. In Svezia, invece, è prevista una finestra compresa tra i 61 e i 65 anni di età entro la quale i lavoratori sono liberi di scegliere quando andare in pensione. In 21 Stati su 28 è previsto, a normative vigenti, un innalzamento dell’età pensionabile con incrementi programmati o con l’adeguamento alla aspettative di vita, mentre in 7 Stati (Belgio, Finlandia, Grecia, Lussemburgo, Malta, Slovenia, Svezia) non è previsto alcun tipo di incremento.

Pensioni ed età pensionabile nei Paesi d’Europa.

In 12 Stati membri sono previsti aggiornamenti programmati e stabiliti preventivamente per legge che prevedono l’innalzamento dell’età o una progressiva equiparazione tra uomini e donne. In Germania questo innalzamento progressivo avviene per coorti di età, ovvero l’età di accesso alla pensione è legata all’anno di nascita del lavoratore e raggiungerà i 67 anni nel 2030 quando si stabilizzerà senza ulteriori incrementi. In altri casi, è previsto un aumento prestabilito a prescindere dalle caratteristiche del lavoratore, come avviene in Spagna dove nel 2027 l’età, con 38 anni e 6 mesi di contributi, sarà di 65 anni, con una contribuzione inferiore sarà di 67.

In Italia con i vari interventi sulla previdenza dal 2007 al 2011 si è agito con un ripetuto innalzamento dell’età pensionabile di lavoratrici e lavoratori; da ultimo con la legge Fornero che ha portato in brevissimo tempo l’età dai 65 anni previsti per la vecchiaia e dai 60 anni previsti per la pensione di anzianità (sistema delle quote) ai 66 anni e 7 mesi attualmente necessari per l’accesso alla pensione che diverranno almeno 67 nel 2021. Alcuni Stati prevedono, invece il solo allineamento dell’età pensionabile tra uomini e donne, ad esempio in Austria si è stabilito che per le lavoratrici vi sarà un innalzamento a partire dal 2024 e che terminerà nel 2033 con il raggiungimento del requisito di 65 anni attualmente in vigore per gli uomini.Nel nostro Paese nel 2010 era stata prevista per le lavoratrici del settore privato una progressiva curva di equiparazione che si sarebbe esaurita nel 2026, ma per effetto della legge Monti-Fornero, questo processo è stato accelerato e porta le lavoratrici ad avere un’età pari agli uomini già nel 2018. In nove Stati europei è in vigore o è previsto a normativa vigente nei prossimi anni l’adeguamento dell’età in relazione all’aspettativa di vita (Bulgaria, Cipro, Danimarca, Italia, Lituania, Portogallo, Slovacchia, Olanda, Regno Unito). La Danimarca, ad esempio, prevede un innalzamento dell’età pensionabile legato all’aumento all’aspettativa di vita, ma l’aggiornamento interviene ogni 5 anni. In Italia, invece, tale adeguamento è automatico e periodico e sarà biennale a decorrere dal 2019. In Portogallo, invece, l’adeguamento viene stimato anche in relazione alla tipologia di lavoro svolta.

Pensioni anticipate, Ape, precoci, quota 41, le ultime news.

Chi intende andare in pensione in anticipo può usufruire di diverse chance previste dalla Legge di Bilancio 2017. Oltre all’Ape Volontaria e all’Ape Sociale, esiste infatti un altro tipo di agevolazione pensionistica, destinata ai lavoratori precoci. Si tratta di Quota 41, un beneficio rivolto a chi è entrato nel mondo del lavoro da giovanissimo. Può infatti ottenere questo tipo di pensione anticipata, chi ha iniziato a lavorare prima del compimento dei 19 anni, “con almeno un anno di contribuzione per periodi di lavoro effettivo svolti prima del compimento del 19° anno di età”.

“41” si riferisce al numero di anni di contributi che il lavoratore deve aver versato per poter richiedere il beneficio, requisito diminuito di un anno e dieci mesi per gli uomini e di dieci mesi per le donne. Le categorie che vengono agevolate sono le stesse cui si rivolge l’Ape Sociale: i disoccupati per licenziamento, per dimissioni per giusta causa o per risoluzione consensuale e che non stiano percependo indennità da almeno tre mesi; lavoratori cui è riconosciuta una invalidità civile, superiore o uguale al 74% o che assistono al momento della richiesta e da almeno sei mesi il coniuge o un parente di primo grado affetti da disabilità; e infine i lavoratori addetti (da almeno sei anni e in via continuativa) a “lavori usuranti”.

Pensioni anticipate, la presentazione delle domande.

La scadenza per la presentazione delle domande per ottenere Quota 41 è scaduta il 15 luglio, ma, come per l’Ape Sociale, le domande presentate successivamente, “potranno essere prese in considerazione dall’Istituto nell’anno di riferimento” purché pervenute entro e non oltre il 30 novembre e solo se ci saranno risorse residue rispetto alla prima tornata di richieste”. Chi matura i requisiti successivamente, deve presentare domanda di certificazione entro il 1° marzo di ciascun anno.

Previdenza e welfare, le ultime news dell’onorevole Anna Giacobbe.

Le ultime news sul fronte previdenza vengono fornite dall’onorevole Anna Giacobbe, che ne parla nel suo contributo sul suo blog dal titolo “Non è un Paese per giovani, non è un Paese per vecchi. Perchè il Pd possa essere il mio, il nostro posto”. Esordisce così la Giacobbe:”Abbiamo idee e possiamo mobilitare energie per essere un Paese per tutte le generazioni? Non siamo un’isola: c’è un mondo complicato, percorso da processi epocali. Ma non dobbiamo farci prendere dal senso di impotenza; né dobbiamo trovare nella complessità e nella gravità dei processi in corso un alibi per la nostra azione politica, nazionale e locale.

Proprio in questi giorni stanno maturando scelte importanti nel Pd, relative ad un ambito essenziale per la solidarietà tra le generazioni: la previdenza. Vedremo quali sviluppi ci saranno: anche questa è una battaglia aperta.Ma anche più in generale dobbiamo dirci che i mutamenti profondi che da tempo interessano i nostri territori (invecchiamento della popolazione, nel suo rapporto con i nuovi caratteri della povertà, le crescita del numero delle persone inattive, le migrazioni) non hanno trovato le risposte di sistema di cui avrebbero avuto bisogno; anche se qualche sperimentazione è stata avviata, qualche risposta si è consolidata, un pensiero si è continuato a coltivarlo.

Dobbiamo saper affrontare questioni che riguardano la struttura profonda dell’organizzazione sociale, non solo la necessità di servizi. Crescono i bisogni: le risorse non sono infinite.Certo, dobbiamo stare attenti a non far passare l’idea che le risorse non ci possono essere per problemi di finanza pubblica. Alle politiche sociali devono tornare risorse, agli enti locali devono tornare risorse: si devono trovare, via via, con realismo, ma dandosi quell’obiettivo. E tuttavia, senza una diversa organizzazione sociale, profondamente innovata, neppure un aumento di risorse può risolvere i problemi che ci sono e ci saranno. In questo ambito va ripensato il rapporto pubblico/privato: solo un accenno, da approfondire”.

Si deve passare dall’utilizzo delle risorse pubbliche attraverso l’azione del privato (in cui il terzo settore, soprattutto il lavoro nel terzo settore, diventa la valvola di sfogo della riduzione costi), ad un utilizzo con modalità solidali e in una dimensione più collettiva anche delle risorse private, della spesa per servizi che le persone già sostengono: in questo da un lato l’impresa sociale, dall’altro il volontariato hanno essenziali funzioni di sostegno, di raccordo tra la dimensione del singolo e quella del collettivo.Si aprono in questo ambito anche nuove frontiere per il mutualismo da un lato, e per l’impresa sociale dall’altro”, conclude la Giacobbe.

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