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Riforma pensioni, oggi 21 settembre 2017: età pensionabile, indicizzazione pensioni, previdenza complementare

Riforma pensioni, oggi 28 luglio 2017. Ieri si è svolto l’incontro tra governo e sindacati sul fronte pensioni. Le prime novità vengono fornite dal segretario generale dello Spi Cgil Ivan Pedretti, che alla fine dell’incontro dichiara:”Il confronto tra Sindacati e governo sulle pensioni va avanti. Oggi abbiamo definito al Ministero del Lavoro i temi da affrontare e le date dei prossimi incontri che si terranno il 30 agosto e il 7 settembre. L’obiettivo è quello di arrivare alla legge di bilancio a delle misure sulla rivalutazione delle pensioni, sui giovani, sul lavoro di cura delle donne, sull’aspettativa di vita, sulla previdenza complementare e sulla governance dell’Inps. Dopo la pausa estiva bisognerà accelerare, approfondire tutti i temi sul tavolo e soprattutto definire le risorse necessarie”.

Riforma pensioni, gli ultimi dati su pensioni di vecchiaia e di anzianità.

Nei primi sei mesi del 2017 sono state liquidate complessivamente 251.708 pensioni, per un importo medio pari a 1.035 euro. Lo rileva l’Inps che annota anche come relativamente al solo fondo pensioni dei lavoratori dipendenti si registri un aumento su base annua di circa il 9%. Il numero degli assegni di vecchiaia e anzianità tra gennaio e giugno, si legge nell’introduzione del Report, è stato infatti di “entità superiore al corrispondente valore del 2016”. In particolare le pensioni di vecchiaia sono salite del 27,5% e quelle di anzianità del 54,9%. Sostanzialmente stabili invece le liquidazioni per genere e per distribuzione territoriale per le quali “non si ravvisano differenze significative tra l’anno 2016 e i primi sei mesi del 2017”. In calo invece i trattamenti di invalidità rispetto a quelli di vecchiaia “giustificato dai tempi più lunghi di liquidazione delle pensioni d’invalidità oltre che da un aumento delle pensioni di vecchiaia”.

Pensioni i dati Inps, sui flussi di pensionamento al 30 giugno 2017.

Intanto, l’INPS ha pubblicato il monitoraggio dei flussi di pensionamento al 30 Giugno 2017. “La rilevazione è stata effettuata il 2 luglio 2017, e quindi nei prossimi mesi i dati esposti potranno subire delle variazioni in relazione allo smaltimento delle domande ancora in giacenza. E’ utile precisare che per il 2017 sia i requisiti di età per la vecchiaia, sia quelli di anzianità per la pensione anticipata, sono rimasti immutati rispetto al 2016. Si fa presente inoltre che nel corso del 2017 si conclude il pensionamento previsto con il requisito ridotto di 64 anni e sette mesi, previsto dall’articolo 24, comma 15-bis, della legge n. 214 del 2011.

Con riferimento al FPLD, si registra un numero di liquidazioni di vecchiaia e di anzianità/anticipate nel primo semestre del 2017 di entità superiore al corrispondente valore del 2016, e tale andamento risulta ancora più marcato per le gestioni dei lavoratori autonomi: in definitiva si osserva un sostanziale allineamento del numero di liquidazioni di pensioni di vecchiaia e anzianità/anticipate rispetto a quello relativo all’ultimo semestre 2016, vista la staticità nel 2017 di tutti i requisiti anagrafici e assicurativi rispetto all’anno precedente. Tale allineamento si verifica anche per gli assegni sociali liquidati nei primi sei mesi del 2017.”

Riforma pensioni e Fase due, le ultime news di Domenico Proietti.

“Non stupisce che ci sia un picco di persone che vanno in pensione, si tratta di chi ha maturato i termini dopo essere stato bloccato dalla riforma Fornero, che ha innalzato bruscamente i requisiti, con una serie di tappi. Ora, finalmente escono tutti insieme ma non c’e’ nessun allargamento delle maglie per l’accesso alla pensione”. Cosi’ il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti commenta i dati dell’Inps che registrano per il primo semestre del 2017 un aumento dei nuovi assegni liquidati, specialmente per uscite da anzianità o anticipate.

Intanto i sindacati guardano a domani, ed alla fase due della riforma delle pensioni: “Ci aspettiamo che il governo acceleri, non abbiamo tanto tempo”, dice Proietti, ricordando che tra i temi da affittare ci sono “le pensioni per i giovani, il superamento delle disparita’ che penalizzano le donne, il trattamento fiscale della previdenza complementare tra privato e pubblico, dove non ci sono incentivi”. Resta poi la richiesta di “sterilizzazione dell’adeguamento automatico dell’eta’ di uscita all’aspettativa di vita”, che scatterebbe nel 2019.

Separazione tra previdenza e assistenza: uno dei punti della fase due del confronto tra governo e sindacati.

La separazione della spesa previdenziale da quella assistenziale è uno dei punti previsti nella fase due del confronto sulla previdenza tra Governo e sindacati. Lo studio prodotto dalla UIL evidenzia che nel 2014, semplicemente togliendo la tassazione (66 miliardi di euro, secondo la commissione Europea) ed i TFR/TFS (22,8 miliardi di euro), la spesa per pensioni in Italia è dell’11% rispetto al Pil invece del 16,5% così come rilevato dai dati Eurostat. Una spesa netta per pensioni dell’11% è perfettamente in media con quella degli altri Paesi della UE e, addirittura, 1,4 punti meno della Francia, 1 punto in meno dell’Austria, 0,4 punti in meno della Germania.

Va sottolineato, inoltre, che in Italia la spesa netta per pensioni per abitante (2.942 €) è meno della metà di quella del Lussemburgo (7.486 €), oltre 1.000 € inferiore a quella di Francia (4.031 €) e Germania (4.117 €). Esiste, più in generale, il tema di come si conta la finanza pubblica in Italia ed in Europa. Per la Uil, occorre rivedere i criteri che spesso penalizzano i lavoratori e, più in generale, il nostro Paese.La Uil chiede da anni di procedere alla separazione contabile della spesa previdenziale da quella assistenziale e, al contempo, di rinegoziare con l’Europa i parametri per la rilevazione dei dati che ancora considerano il Tfr e alcune prestazioni assistenziali come spesa pensionistica. Questo è il modo per valutare correttamente la sostenibilità del nostro sistema pensionistico ed evitare di portare in Europa un’immagine distorta e distante dalla realtà.

Pensioni dei parlamentari, le ultime news sulla proposta di legge ora al vaglio del Senato.

Non più vitalizi per i parlamentari ma pensioni calcolate con il metodo contributivo. Questo il filo conduttore della proposta di legge approvata dalla Camera che ora passa all’esame del Senato e che disciplina con legge ciò che finora è regolato autonomamente dalle Camere. Il nuovo modello, già in vigore, basato interamente sul sistema contributivo e non più su quello retributivo, prevede inoltre, ed è questa l’altra novità, il ricalcolo degli assegni già percepiti, i cosiddetti vitalizi per l’appunto.

I contributi previdenziali saranno trattenuti d’ufficio sull’indennità parlamentare. Qualora i parlamentari optino per il trattamento economico in godimento presso l’amministrazione di appartenenza, in luogo dell’indennità parlamentare, potranno chiedere di essere ammessi al versamento di contributi, allo scopo di ottenere la valutazione del mandato parlamentare ai fini previdenziali. In tal caso, le trattenute si effettuano sulle competenze accessorie.

Pensioni dei parlamentari, le ultime news ad oggi.

Verranno rideterminati, da parte delle Camere, tutti gli assegni vitalizi e le pensioni attualmente erogate in modo da adeguarle alle nuove norme introdotte dal provvedimento. L’importo risultante dalla rideterminazione non può essere superiore a quello del trattamento già percepito al momento dell’entrata in vigore della nuova legge. Per quanto riguarda la decorrenza del trattamento, è richiesto il raggiungimento di un’età pari a quella prevista per l’accesso alla pensione di vecchiaia dei lavoratori e delle lavoratrici dipendenti stabilita dalla legge Fornero. Per i parlamentari che esercitano o hanno esercitato il mandato alla data di entrata in vigore della nuova legge, si applicano i requisiti anagrafici vigenti, in base alle determinazioni delle Camere, a quella data

Attualmente il parlamentare per ottenere l’assegno pensionistico deve aver svolto il mandato parlamentare per almeno 5 anni e aver compiuto 65 anni di età. Per ogni anno di mandato oltre il quinto, il requisito anagrafico è diminuito di un anno sino al minimo inderogabile di 60 anni. Il nuovo sistema previdenziale è esteso entro 6 mesi anche alle Regioni (quelle a statuto speciale e le Province autonome si adeguano conformemente ai loro statuti).

Pensioni dei parlamentari, le ultime news di Cesare Damiano.

«Con l’articolo 13 della proposta di legge sui vitalizi che prevede il ricalcolo degli assegni vitalizi “un precedente pericoloso per il sistema pensionistico: il ricalcolo retroattivo della pensione. Io non lo voterò. C’erano altre strade”, come la fissazione di un “tetto” o “un contributo di solidarietà”. A dirlo il deputato Pd e presidente della commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano, intervenendo durante l’esame della pdl Vitalizi.
Non ho partecipato al voto finale della legge sui cosiddetti vitalizi e non ho votato l’articolo 13, che ne è l’architrave, con il quale si è introdotta una normativa che consente il ricalcolo con il sistema contributivo dei versamenti pregressi. Una norma che, per il momento, riguarda solo i parlamentari, ma che potrebbe essere estesa in futuro anche ai lavoratori, una volta che il principio è passato. Un precedente molto pericoloso. Si poteva ottenere lo stesso risultato introducendo, come indicato dalla proposta di legge Giacobbe, un tetto massimo”. Lo dichiara Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera.

“L’emendamento proposto dalla Commissione – spiega – che esclude che questa normativa venga estesa al lavoro dipendente e autonomo, che ho voluto e votato, non è che un palliativo. Del resto, l’argomento ‘ricalcolo’ è stato già proposte nel documento di Boeri (Non per cassa, ma per equità), nel quale, all’articolo 12, si propone ‘il ricalcolo dei trattamenti in essere’. Più precisamente, si propone che ‘gli importi delle quote retributive delle pensioni liquidate dal Fondo pensioni lavoratori dipendenti e autonomi…. sono rideterminati applicando alle quote retributive una percentuale di riduzione’… “. “La proposta riguarda le pensioni in essere dai 3.500 euro mensili in su: si sa che si parte dall’alto e poi si scende. Da qui la mia scelta di voto e la mia totale contrarietà a qualsiasi forma di ricalcolo per le pensioni in essere e future dei lavoratori dipendenti e autonomi”, conclude.

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