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Riforma pensioni oggi 26 settembre 2017: pensioni anticipate, flessibilità, rimborsi pensioni, età pensionabile

Riforma pensioni, oggi 31 luglio 2017, le ultime novità. Le ultime news sul fronte pensioni vengono fornite da Luigi Napolitano e Rosario Pugliese, responsabili del Coordinamento, che hanno illustrato recentemente al Ministero i motivi della loro iniziativa riuscendo a strappare l’impegno a convocare un tavolo tecnico entro la prima settimana di agosto. Tra i punti fondamentali quello di garantire il riscatto a titolo gratuito degli anni di studio universitari ai fini pensionistici per tutti i laureati. E’ la proposta lanciata dal Coordinamento Nazionale #RiscattaLaurea che, per portare avanti la sua battaglia, ha aperto una pagina Facebook. E dai social l’iniziativa è arrivata sul tavolo del dicastero dell’ Istruzione. Del tema si è tornato a parlare negli ultimi tempi in particolare in relazione all’ipotesi di riscatto gratuito per i nati tra il 1980 e il 2000. “Un’apertura molto significativa”, secondo il Coordinamento Nazionale #RiscattaLaurea che però punta più in alto e avverte: “Ogni ipotesi che escluda la totalità dei laureati ci vedrebbe fermamente contrari e pronti a portare in piazza la protesta”.

“Quella degli anni ’70 – aggiungono poi – è in assoluto la generazione più vessata dalla crisi economica internazionale, specie considerando che i laureati della suddetta fascia di età, dopo anni di intensi studi e sacrifici, hanno subito tra gli effetti della crisi anche licenziamenti, cassa integrazione, mobilità, disoccupazione e, nei casi migliori, ricollocazione per gli assunti a tempo indeterminato. Non di rado – sottolineano – ne è conseguita la perdita di molti mesi di lavoro, ma anche l’espulsione dai cicli produttivi e, col passare del tempo, l’invecchiamento rispetto alle esigenze del mercato, la perdita di competenze e, in un circolo vizioso, l’impossibilità di ricollocarsi”.In attesa del tavolo al Ministero, il tam tam viaggia in Rete tra decine di selfie di sostegno alla campagna social è hashtag come #piùsiamopiùfacciamorumore #prendiamociinostridiritti #RiscattaLaurea.

Pensioni, contributi e misure per i giovani, le ultime news ad oggi 31 luglio 2017.

Le ultime news sul fronte contributivo, pensionistico, in particolare a favore dei giovani vengono fornite dal il viceministro dell’Economia Enrico Morando in un’intervista all’AdnKronos. Per Morando è necessario puntare alcuni miliardi di risorse sui giovani per un taglio drastico dei contributi per i nuovi assunti per i primi due anni cui far seguire un taglio strutturale più contenuto per chi viene stabilizzato in maniera definitiva. Sarà questa la “priorità assoluta” della prossima manovra di bilancio. Una manovra light, assicura, di entità pressoché dimezzata rispetto alle indicazioni del Def e che comunque continuerà a puntare sullo sviluppo (confermando il credito d’imposta per la ricerca, il superammortamento per le imprese e le agevolazioni ai contratti di secondo livello) oltre che tenere i conti in linea con le indicazioni di Bruxelles.

“Dopo le misure adottate con le precedenti manovre (80 euro, Sia, e quattordicesima pensionati) che hanno migliorato le condizioni delle fasce più deboli ad eccezioni dei giovani -spiega Morando – è giunto il momento di intervenire massicciamente e univocamente per migliorare l’occupazione dei giovani. Per i quali , premette, la soluzione non è quella dell’assegno per tenerli a non fare niente. Occorre allora puntare alcuni miliardi in una operazione che agevoli l’ingresso nel mondo del lavoro. La mia idea è che per ogni giovane che viene assunto occorre prevedere per i primi due anni una fiscalizzazione degli oneri contributivi dell’ordine del 50%. Passati i due anni in capo a quel giovane deve rimanere una riduzione strutturale dei contributi di 4 punti percentuali da dividere al 50% tra impresa e lavoratore”.

Pensioni e Imu, le ultime news del Fondo monetario internazionale.

Il Fondo monetario internazionale torna a chiedere all’Italia tagli alle pensioni e la reintroduzione dell’Imu sulla prima casa. Questi due nodi, altamente sensibili agli occhi della politica, specialmente nei periodi di avvicinamento alle elezioni, erano stati già evocati dal capo missione del Fmi in Italia, Rishi Goyal, in un incontro informale con la stampa lo scorso 12 giugno, alla fine della ricognizione annuale nella Penisola in base all’articolo IV dello statuto del Fondo.

Nel rapporto finale approvato dal direttorio del Fmi si legge: “L’elevata spesa pensionistica andrebbe ridotta nel medio periodo – afferma l’istituzione di Washington – per gestire le pressioni di bilancio che persisteranno prima che si materializzino i risparmi previsti sul sistema pensionistico nel lungo termine”. Secondo il Fmi nonostante le numerose riforme effettuare “persistono sacche di eccesso” nel sistema pensionistico tricolore. Il tema viene approfondito in uno specifico riquadro del rapporto e affrontato in vari capitoli, tra cui al punto 31 del rapporto, in merito alle questioni di bilancio, dove si parla esplicitamente della necessità di “razionalizzare” il sistema, anche per eliminare le suddette sacche di eccessi così come “generosi benefici” ed esenzioni.

Pensioni dei parlamentari, le news dell’onorevole Anna Giacobbe.

Di riforma pensioni, in particolare dei parlamentari, torna a parlare l’onorevole Anna Giacobbe, che nell’ultimo post sul suo blog spiega i motivi che spingono a chiedere una riforma delle pensioni dei parlamentari. «I parlamentari – sottolinea la Giacobbe – devono avere un trattamento di pensione come gli altri cittadini italiani. Molto è stato fatto nel 2011 per arrivare a questo risultato: i vitalizi sono stati aboliti, è cambiato il sistema di calcolo e l’età di pensionamento. Poi con la legge “Fornero” le condizioni di tutti i lavoratori dal 2012 sono state cambiate, in peggio. Tra le altre cose la possibilità di andare in pensione con cinque anni di contributi, con il sistema contributivo, prevista prima di allora, è stata preclusa di fatto, prima dei 70 anni di età. E’ questo che ha realizzato di nuovo una distanza tra il sistema dei parlamentari e il sistema di tutti gli altri. Questa ed altre sono le ragioni per cui anche questo tema è motivo di sfiducia verso chi sta in Parlamento: questo sentimento è stato alimentato da molti, al di là della sostanza e del vero, anche da Renzi.

Non mi importa: io penso che alle persone si debba una risposta. Quella riposta riguarda le nostre pensioni ed anche le loro. Non liquidare le ragioni di sfiducia, non alzare le spalle. Non basta difendere la “disciplina e l’onore” del lavoro che si fa. Capire e aiutare a capire; “mastica e sputa, da una parte il miele, dall’altra la cera”.E dunque, ho finito per occuparmi di pensioni dei parlamentari e di vitalizi più di quello che avrei immaginato. Ma anche, e prima ancora, d’altro: ho condiviso con i deputati e deputate Pd, con alcuni e alcune in particolare, un lavoro impegnativo, non scontato, per realizzare almeno una riduzione del danno per lavoratori e pensionati che hanno patito l’ingiustizia di un intervento sulle pensioni, molto pesante e con molte iniquità, e per porre le basi di una revisione profonda delle norme previdenziali, revisione per cui oggi si inizia a vedere una nuova consapevolezza. Anche nel Pd: perché in tanta parte del Pd non c’era. Non c’era perché anche quello era considerato un “sacrificio necessario”: poi abbiamo capito che il colpo alla sostenibilità sociale di un sistema di previdenza sociale mette a rischio il sistema stesso, non solo la condizione materiale di chi ne ha avuto o ne avrà un danno, e non solo chi non va a lavorare perché il turnover è bloccato.

Sulle pensioni dei parlamentari ho presentato due anni fa una proposta di legge, un po’ estremista, per la verità, per portare all’INPS le posizioni di chi è in carica, e per tagliare i vitalizi in essere che, sommati ad altri e alla pensione “da lavoro” oltrepassino un certa soglia (perché questo si può fare, è poco esposto ad eventuali ricorsi). Non è questa la strada imboccata dal mio partito: meno coraggio e un po’ di temerarietà, potrei dire; e così discutiamo in aula la proposta di legge Richetti.

Mi prendo quello che passa il convento: tranne una cosa, quella no, che non riguarda noi, ma tutti gli altri lavoratori, i rischi che per loro si possono aprire: il ricalcolo dei trattamenti già liquidati, utilizzando il metodo contributivo. Non è mai stato fatto per nessuno. Delle due l’una: o sarà possibile dimostrare che non è legittimo, e allora sarebbe meglio usare altri strumenti, come ho provato a dimostrare; oppure si aprirebbe un problema per tutti: il ricalcolo delle pensioni in essere metterebbe in discussione, certo, le pensioni dei militari o di alti dirigenti dello stato, ma metterebbe in discussione pensioni medio basse di chi, ad esempio, ha fatto prima l’apprendista, poi l’operaio qualificato, poi lo specializzato ed infine il capo reparto; oltre a mettere in discussione le pensioni di molti lavatori autonomi, in gran parte, per il passato, non correlate a contribuzione effettivamente versata. Ecco, questa no», conclude la Giacobbe.

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