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Amnistia e indulto, carceri e detenuti, le ultime news ad oggi 20 giugno 2017

Amnistia e indulto, carceri e detenuti, le ultime news dal mondo del carcere: si indaga sulla morte di un detenuto ad Ivrea. Molte notizie giungono ogni giorno dal mondo delle carceri. Il carcere di Ivrea è nell’occhio del ciclone dopo una denuncia per violenze sui detenuti da parte degli agenti della polizia penitenziaria. Negli ultimi giorni a Ivrea un giovane derenuto di 37 anni è morto a causa di un infarto. Il detenuto non aveva problemi cardiaci, e si pensa che l’infarto sia dovuto ad un abuso di farmaci. Armando Michelizza, il garante dei detenuti di Ivrea, denuncia l’eccessivo uso di medicinali all’interno del carcere.

“Da tempo ci siamo accorti che c’è un eccessivo uso di medicinali, in particolare di farmaci, all’interno del carcere” è la sua denuncia: “Da quello che sono riuscito a ricostruire c’è un traffico illegale di medicine all’interno del carcere. I detenuti riescono a scambiare tra loro i farmaci che gli sono stati prescritti”. Sul caso è aperta un’inchiesta.

Amnistia e indulto, carceri e detenuti, le ultime news dal mondo delle carceri.

Dopo un ennesimo caso di suicidio nelle carceri, stavolta avvenuto ad Ancona, l’associazione Antigone parla della necessità di potenziare il personale medico, ed in particolar modo si fa riferimento a psicologi, all’interno delle strutture di penitenza. Si parla, inoltre, dell’importanza, sia dal punto di vista sociale ma anche come incentivo psicologico, di promuovere la formazione ed il reinserimento. “Sappiamo bene che, nel periodo estivo, la situazione delle carceri tende a peggiorare sia per una fisiologica carenza di attività e di corsi per i detenuti; sia per un altrettanto normale aumento della popolazione ristretta. Questo, però, va ad aggiungersi ad una realtà in cui assistiamo al ritorno del sovraffollamento e i due detenuti di Montacuto deceduti ci dimostrano che un edificio ristrutturato non basta: ad esempio, il detenuto morto in ospedale aveva un fine pena al 2018, possibile che dovesse scontare la sua pena solo in carcere e in nessun altro luogo, vista anche la sua condizione di salute? Ecco perché, secondo noi, servono misure alternative e attività rieducative e, soprattutto, assistenza psicologica per chi si ritrova a vivere per mesi e anni in pochi metri quadrati”.

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