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Riforma pensioni oggi 14 agosto 2017: Ape, pensioni anticipate, età pensionabile, indicizzazione, rivalutazioni

Riforma pensioni oggi 8 agosto 2017: pensioni anticipate, reddito di inclusione, opzione donna, LDS. Sul fronte pensioni, lavoro, le fonti di governo spiegando che si sta studiando tecnicamente l’intervento per abbassare il costo del lavoro dei giovani che avrebbe un impatto di circa 2 miliardi. Si ragiona anche sul reddito di inclusione (1,6 mld nel 2018, 4-5 mld nel triennio). Altri 2 miliardi servirebbero per i contratti pubblici; 6-7 per disinnescare l’aumento Iva e circa 3 miliardi sono le spese indifferibili. Resta da quantificare l’entità dell’intervento sulle pensioni attualmente al centro di trattativa tra governo e sindacati.

Pensioni ed età pensionabile, le ultime news ad oggi 8 agosto 2017.

Sul fronte pensioni ed età pensionabile, secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore per i trentenni si allontanerebbe sempre di più l’età della pensione e aumenterebbero i rischi, per chi ha avuto una carriera incerta e spezzettata, che si allontani il momento in cui percepirà un assegno adeguato. La differenza tra padri e figli può arrivare fino a 6 anni, visto che i primi oggi vanno in pensione a 66 anni e 7 mesi mentre i loro figli nati nel 1980 nei casi peggiori rischiano di dover aspettare fino a 73 anni. Taglio del cuneo previdenziale e politiche attive per il lavoro potrebbero attenuare i rischi futuri per i giovani. Ma intanto la spesa pensionistica cresce più del previsto, come avverte il Fondo monetario, ostacolando il riequilibrio del sistema di welfare, troppo sbilanciato sulla tutela dei lavoratori anziani e poco a favore di chi il lavoro non ce l’ha o ne ha uno precario.

Nonostante ciò, bloccare gli adeguamenti dei requisiti di pensionamento all’aspettativa di vita sarebbe sbagliato secondo Tito Boeri. Significherebbe restituire all’arbitrio politico un modello basato su regole automatiche che assicurano la stabilità del sistema e, dopo la lunga stagione delle salvaguardie per gli esodati, riaprire le maglie nel momento più delicato, visto che nei prossimi 25-30 anni la spesa pensionistica è destinata a crescere a causa del ritiro dal mercato del lavoro dei babyboomers. Lo spiega in un’intervista al Sole24Ore il presidente dell’Inps, Tito Boeri, che sgombra subito il campo da un cifra circolata nei giorni scorsi: “Quel miliardo e 200 milioni di cui si parla in caso di mantenimento al 2019 del requisito di vecchiaia a 66,7 anni non esiste. Non è nelle simulazioni che stiamo preparando per il Governo, valutazioni che sono e restano riservate. Guardando in avanti, invece, una volta rotto l’automatismo si ricadrebbe nei processi discrezionali del passato: le ragioni del ciclo politico tenderanno a rinviare ogni volta qualunque indicizzazione del sistema alla speranza di vita”.

Pensioni, legge Fornero, Pensioni donne: le news di Maurizio Sacconi.

Ne, blog dell’Associazione amici di Marco Biagi il presidente della Commissione lavoro del Senato Maurizio Sacconi (Energie per l’Italia) torna a contestare la rigidità dell’impianto Fornero. “Il PD insiste – sottolinea Sacconi – a dividere i cittadini di fronte alla rigidità dell’impianto previdenziale prodotto dalla riforma Fornero. Dopo otto salvaguardie di esodati, norme speciali per precoci, stressati, giornalisti, bancari, personale di volo e l’APE gratuita per le pensioni più basse, si ipotizza ora con il prof. Nannicini una diversa età di pensione in relazione alle diverse aspettative di vita  corrispondenti ai diversi mestieri. Come se questi fossero praticati per l’intera vita lavorativa. E così, da un lato sono stati impegnati in quattro anni quasi venti miliardi di spesa e, dall’altro, rimane vincolato alla prospettiva dei 67 anni il grande ceto medio che va dall’operaio specializzato all’impiegato, al quadro. Ne derivano percezioni di ingiustizia e sentimenti di sfiducia nello Stato. L’unica differenza giustificabile riguarda le donne che hanno avuto percorsi lavorativi discontinui e non possono accedere alla pensione di anzianità contributiva”.

 

Invecchiamento attivo, le news dello Spi Cgil Veneto.

Soddisfatto per lo stanziamento degli 800.000 euro e orgoglioso per aver contribuito in modo determinante alla stesura del disegno di legge, assieme alle altre organizzazioni di rappresentanza coinvolte nel progetto è lo Spi Cgil Veneto, fra i più strenui promotori dell’iniziativa, accoglie con favore il sì unanime del consiglio regionale al finanziamento della legge sull’invecchiamento attivo, progetto che i sindacati dei pensionati promuovono da tempo, rilevando come le persone anziane, da sempre considerate fasce debole della popolazione, rappresentino invece una grande risorsa per la comunità.

“Dai ‘classici’ nonni vigili alla sorveglianza dei parchi, dall’assistenza alle persone in difficoltà alla gestione degli orti pubblici, dai corsi di formazione ai servizi di informazione per la cittadinanza: sono molte le cose che le persone anziane possono fare, rendendosi utili e diventando protagonisti nella vita della comunità – spiega Elena Di Gregorio, segretaria generale Spi Veneto –. E con la nuova legge si prevedono in modo programmatico e organico le linee d’azione da adottare per rendere concrete tali opportunità. In una società che sta sempre più invecchiando, gli anziani rappresentano una risorsa e non un peso. La legge sull’invecchiamento attivo che abbiamo fortemente voluto e promosso, va nella direzione giusta. Ora la cosa importante è che le risorse vengano concretamente stanziate, non solo quest’anno, e utilizzate nei modi previsti dalla legge”.

“In tale contesto, una nostra indagine sull’invecchiamento della popolazione veneta mette in evidenza la necessità di una legge. Nella regione gli ultrasessantacinquenni sono più di un milione (esattamente 1.081.371) e rappresentano il 22,8% della popolazione totale. Rispetto al 2006 si registra un aumento del 19%. Poco meno del 60% degli over 65 è donna. L’indice di invecchiamento – definito dal rapporto fra anziani (over 65) e giovanissimi (under 14) – è di 100 under 14 ogni 159 anziani (nel 2006 il rapporto era di 100 giovanissimi ogni 138 anziani). 420.000 anziani veneti sono soli perché vedovi, celibi o divorziati. Gli ultraottantenni sono 320.000, il 33,7% rispetto a dieci anni prima. In prospettiva, nel 2060 il numero degli over 60 crescerà del 50%”, conclude la dirigente sindacale.

Reddito di inclusione, le ultime news dell’onorevole Anna Giacobbe.

Le ultime news sul fronte reddito di inclusione vengono rilasciate dall’onorevole Anna Giacobbe, che nell’ultimo contributo pubblicato sul suo blog parla dell’importanza di tale misura:”Con l’approvazione da parte delle Commissioni congiunte XI e XII del prescritto parere sul decreto legislativo attuativo della legge delega sul contrasto alla povertà si chiude oggi l’iter parlamentare del Reddito d’Inclusione (ReI): la prima misura unica nazionale di contrasto alla povertà prenderà avvio dal primo dicembre, giorno da cui si potrà far domanda per il beneficio.

Il Reddito d’Inclusione, beneficio economico accompagnato da un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa, in fase di prima attuazione potrà contare su circa 2 miliardi di euro e sarà rivolto ai nuclei familiari con figli minori o disabili, donne in stato di gravidanza o persone ultra cinquantacinquenni in condizione di disoccupazione, per arrivare gradualmente, con progressivo incremento delle risorse, a raggiungere tutte le persone in condizione di povertà assoluta. Un obiettivo che va perseguito con il Piano nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, come precisato nel parere oggi approvato, garantendo innanzitutto il buon funzionamento della misura e il completo utilizzo delle risorse ad oggi stanziate.

Diverse le indicazioni fornite al Governo per la stesura definitiva del decreto: dall’opportunità di riconoscere il beneficio agli ultra cinquantacinquenni disoccupati, a prescindere dalla causa di tale stato e indipendentemente da una precedente occupazione, alla necessità che il Piano nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale – strumento triennale attraverso cui ampliare la platea dei beneficiari e l’importo del Reddito d’Inclusione – possa innalzare il massimale del beneficio e il limite mensile di prelievo in contanti; dall’opportunità di prevedere una deroga ai limiti e divieti vigenti per le assunzioni legate al potenziamento della rete territoriale dei servizi sociali, alla necessità di prevedere termini certi per l’erogazione ai Comuni e agli Ambiti territoriali delle risorse a ciò destinate. L’introduzione del Reddito d’Inclusione (ReI) colma una lacuna importante nel nostro sistema di protezione sociale. L’impianto delineato dal decreto legislativo necessiterà di un’implementazione costante e di verifiche sull’attuazione e sull’efficacia ma l’entrata in vigore della misura consente finalmente all’Italia di riallinearsi al resto dei Paesi dell’Unione Europea, dotandola di uno schema di reddito minimo di ultima istanza”.

Pensioni anticipate donne ed opzione donna, le ultime news ad oggi 8 agosto 2017.

Sul fronte pensioni, il 30 settembre 2017, come riporta il sito Pensionioggi, le lavoratrici classe 1959 vedranno arrivare entro quella data le comunicazioni di Governo e Inps per quanto riguarda il monitoraggio dell’Opzione Donna in particolare sul fronte degli oneri previdenziali impegnati. Entro questa data, infatti, il Governo e l’Inps dovranno comunicare alle Camere i dati relativi al monitoraggio della sperimentazione dell’opzione donna, con particolare riferimento alle lavoratrici interessate e ai relativi oneri previdenziali impegnati. E qualora dal monitoraggio risultassero risorse aggiuntive il Parlamento potrà stabilire una ulteriore proroga della sperimentazione dopo quella già avvenuta con la legge di stabilita’ 2017.

Pensioni anticipate, Opzione Donna e lavori di cura, le ultime news di Orietta Armiliato.

Sul fronte pensioni anticipate opzione donna le ultime news vengono fornite da Orietta Armiliato nel gruppo Facebook Comitato Opzione Donna Social, che nell’ultimo post di ieri ha sottolineato:”Abbiamo Tutte in mente poiché se ne parla oramai da anni, i parametri necessari per usufruire dell’Opzione Donna e, dunque, tendiamo a riferirci a quelli, però….È un fatto che un minor requisito di accesso dell’età anagrafica per #opzioneApedonna ovvero minore degli attuali 63 anni imposti per Ape Social attualmente in vigore, sarebbe più che auspicabile anche in virtù di un primo passo verso la valorizzazione del lavoro di cura.

La sperimentazione, vi ricordo, fu progettata quando per raggiungere la quiescenza erano sufficienti 60 anni di età, con quella misura l’accesso alla pensione si anticipava di 3 anni risulta quindi difficile pensare che, essendo oggi la soglia di entrata pari a 66 anni, la stessa si possa ridurre in modo da riposizionarsi a 60.
So bene che queste mie assunzioni/riflessioni mi rendono impopolare e mi assoggettano ad insulti di ogni tipo ma, esistono logiche dalle quali, oggettivamente, non si può prescindere; dopodiché, ribadisco che siamo sempre e solo nell’ambito delle ipotesi e che nessuna proposta articolata è stata ancora posta sul tavolo delle negoziazioni anche se le informazioni che ci giungono, ci segnalano l’orientamento in quella direzione. Invito Tutte a riflettere tenendo conto del contesto attuale”.

Pensioni, gli ultimi dati dal Trentino Alto Adige.

Nei primi sei mesi del 2017 le domande di pensionamento sono cresciute e in Trentino-Alto Adige il direttore generale dell’Inps parla di “un incremento insolito” riferendosi al +6,47% di domande liquidate in più nel primo semestre dell’anno rispetto a un anno fa. “In questi ultimi anni abbiamo registrati tassi di incremento molto più bassi. Quest’anno, invece, c’è stato un boom”, ha detto infatti Marco Zanotelli, secondo quanto riportato da Trentino. Per il dirigente dell’Inps un dato interessante è rappresentato dal fatto che nella maggior parte dei casi le domande di accesso alla pensione arrivano da chi è arrivato a 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi per le donne). “Questo vuol dire che le persone non appena possono se ne vanno in pensione. Una volta questo non accadeva. Negli anni precedenti, molti restavano al lavoro anche per qualche anno”, ha aggiunto Zanotelli, spiegando che all’origine di questo cambiamento c’è probabilmente il timore, da parte dei lavoratori, di un peggioramento dei requisiti richiesti per l’accesso alla pensione.

Per Zanotelli il fatto che vi sia un aumento delle domande di pensionamento potrebbe, o almeno c’è da auspicarlo, aiutare una crescita dell’occupazione, “anche se non è una conseguenza automatica”. “Le imprese che vedono i propri dipendenti andare in pensione dovrebbero rimpiazzarli almeno in parte. E questo potrebbe portare anche a una piccola ripresa dell’occupazione”, ha sottolineato.

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