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Riforma pensioni oggi 18 novembre 2017: età pensionabile, pensioni anticipate e complementari, lavori gravosi

Riforma pensioni, le news ad oggi: Ape social per le donne. Gli incontri tra Governo e sindacati si avvicinano, e saranno tanti i punti su cui discutere in tema pensioni. Il Governo sta pensando a nuove misure per le donne: si vorrebbe cercare di far aumentare il numero di donne che hanno diritto alla pensione anticipata fino a tre anni e sette mesi se hanno almeno 63 anni, senza oneri. Lo sconto contributivo, però, in questo caso, potrebbe non coprire tutto l’anticipo, ma potrebbe limitarsi a due anni di contributi versati. Questa nuova Ape social per le donne si sostituirebbe all’opzione donna. Ciò che cambia è il metodo di calcolo: l’opzione donna prevede che l’assegno sia calcolato con il.metodo contributivo, mentre l’Ape social non lo prevede. Orietta Armiliato si dice soddisfatta di questa misura: “Ci sembra una proposta assolutamente in linea con i nostri obiettivi poiché questo prestito ponte ad hoc per le donne consentirebbe di avere un assegno pensionistico calcolato con il sistema misto e non già con il contributivo puro come era per l’Opzione donna”.

Riforma pensioni, le news ad oggi: l’Ape volontaria. 

Entro fine mese, il Governo dovrebbe confermare il decreto sull’Ape volontaria. L’effetto dell’anticipo sarà retroattivo a partire dal primo maggio 2017 e potrà riguardare coloro che hanno almeno 63 anni di età, 20 anni di contributi e devono trovarsi a non meno di tre anni e sette mesi dalla pensione di vecchiaia. L’Ape volontaria non prevede un’indennità pagata dallo Stato ma un prestito bancario garantito dalla pensione maturanda. Nel momento in cui si avrà la pensione, il prestito verrà restituito in rate ventennali con un taeg che probabilmente sarà del 3,2% e sarà comprensivo della copertura assicurativa per il rischio premorienza. Con l’Ape volontaria potrà essere arrivata anche la Rita.

Riforma pensioni, le news ad oggi: la pension tax. 

Altro punto caldo su cui dovranno discutere governo e sindacati sarà l’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita in aumento. I sindacati chiedono di rimandare la Legge Fornero, ma la Ragioneria dello stato fa capire come il mancato adeguamento farebbe aumentare la quota di Pil rispetto alle pensioni. Una proposta è quella di Antonio Massarutto, che su voce.info ha parlato di una pension tax: si tratta di un’imposta che andrebbe a colpire quelle pensioni caratterizzate da una maggiore quota di privilegio.

Riforma Pensioni, le ultime news: il pensiero di Cesare Damiano. 

Cesare Damiano sul suo blog interviene nuovamente sul tema delle pensioni in vista del prossimo incontro Governo – Sindacati. “Un consiglio che vorremmo dare al Governo è quello di non mettere in contrapposizione gli interventi sul lavoro con quelli sulla previdenza, i giovani con gli anziani. Sarebbe una scelta perdente e miope in vista della prossima legge di Bilancio. Definire, al tavolo con i sindacati, il percorso a tappe della ‘pensione contributiva di garanzia’, significa pensare adesso a chi comincerà a lasciare il lavoro a partire, all’incirca, dal 2035: coloro che lavorano da vent’anni (dopo il fatidico spartiacque del 1996 che ha introdotto il sistema contributivo) e i giovani che devono ancora avere una occupazione. Sappiamo che si tratta di un intervento costoso: nella nostra proposta di legge (Gnecchi-Damiano) si prevede in integrazione fino a circa 500 euro al mese per raggiungere l’obiettivo di una pensione di “dignità” (1.000 euro al mese?). Un intervento che comincerà a produrre i suoi effetti nei prossimi decenni: sappiamo che le scelte definitive ricadranno sulle prossime legislature”. Damiano ha poi parlato del problema di raggiungimento della pensione per i lavoratori discontinui: “Il Governo deve dare un segnale subito: ad esempio, cancellando la tagliola introdotta dal Governo Monti in base alla quale il diritto ad andare in pensione, a partire da 63 anni per i giovani con il sistema contributivo flessibile, è subordinato al conseguimento di un assegno pensionistico di almeno 2,8 volte quello minimo (cioè circa 1.300 euro mensili). Un obiettivo non facile da raggiungere soprattutto per la generazione del lavoro discontinuo a bassa retribuzione. Un ostacolo crudele e stupido se è vero che la pensione interamente contributiva corrisponde a quello che si è versato. Altrimenti non ci porremmo il problema di integrare le pensioni troppo basse dei giovani al fine di raggiungere l’obiettivo di un livello dignitoso”.

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