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Amnistia, indulto, carceri e detenuti, le ultime news ad oggi 27 agosto 2017

Amnistia, indulto, carceri. Non ci sono ancora novità sul fronte amnistia e indulto. Molte sono le notizie che ci giungono, invece, dal mondo della carceri. In un’intervista a Il sussidiario.net, Gherardo Colombo, trent’anni in magistratura, uomo-simbolo di Mani Pulite, ha parlato del carcere e del fatto che debba trattarsi di una extrema ratio: “In carcere dovrebbe stare solo chi è effettivamente pericoloso: circa 20 mila dei 55 mila detenuti totali. Quelli meno pericolosi dovrebbero seguire un percorso esterno” tanto “nel 70% dei casi” una volta uscito dalla prigione uno “torna a delinquere, mentre con le pene alternative la recidiva scende al 19%”. Sul tema ritornerà durante un convegno al Meeting di Cl su “Fine pena e forme alternative della pena”.

“Per quanto io non abbia mai amato mandare in prigione la gente, perché la prigione è sofferenza – ha spiegato Colombo – fino a un certo punto della mia vita sono stato convinto che il carcere fosse educativo. Progressivamente ho cambiato idea e anche per questo mi sono dimesso dalla magistratura, dove sarei potuto rimanere per altri 14 anni”.Chi è in carcere, secondo Gherardo Colombo, dovrebbe essere “accompagnato a rendersi conto che ha fatto male ad altri, in modo che non lo faccia più”. Ma anche la vittima dovrebbe essere “accompagnata da persone professionalmente molto, molto preparate, in un percorso di riparazione”, mentre il sistema penale italiano, al massimo gli consente di “ottenere un risarcimento economico”. Ma in questo modo “l’incontro tra colpevole e vittima non avviene”.

Occorre nel nostro Paese “un’ampia modifica del processo penale”. Nel frattempo “le nostre carceri dovrebbero essere profondamente trasformate per garantire ai detenuti il diritto allo spazio vitale, all’istruzione, al lavoro, all’igiene, alla salute, all’affettività. Occorre che chi sta in carcere venga sollecitato alla responsabilità nei confronti degli altri, perché la percezione del male compiuto deriva dall’educazione del proprio senso di responsabilità. Non solo da un punto di vista razionale ma anche emotivo. I nostri istituti penitenziari sono totalmente e assurdamente lontani da questa prospettiva”.

Carcere e reinserimento sociale, le parole del capo del Dap Santi Consolo.

Dalle pagine de Il Dubbio anche il capo del Dap Santi Consolo parla di carceri, ponendo l’accento sul reinserimento sociale e commenta queste parole di Gherardo Colombo: “Il recupero sociale è il primo passo. La dignità di chi commette reati è il primo punto. Realizzarla vuol dire attuare la Costituzione in parti “che non tutti conoscono”, spiega Gherardo Colombo. L’ex pm di Mani pulite immagina un sistema penale in cui “soltanto chi è effettivamente pericoloso” debba restare in cella. “E io sono a mia volta dell’idea di evitare il più possibile l’esperienza detentiva, a condizione che le finalità di recupero sociale si coniughino con l’esigenza di sicurezza che ci arriva dalla collettività”, commenta con il Dubbio Santi Consolo, magistrato che dirige il dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. A un ricorso limitato, se non residuale, della reclusione si arriva se “il recupero avviene lungo la strada da tutti indicata come la più adeguata: il lavoro”.

Anche il capo del Dap immagina un percorso per realizzare l’ideale di Colombo, ossia un carcere il meno popolato possibile:”Quello a cui tengo è che questa mia proposta credo sia davvero in grado di coniugare le esigenze deflattive del sistema penitenziario con le istanze delle componenti più securitarie della politica e dell’opinione pubblica. Far lavorare i reclusi, per fini di utilità sociale, con equa retribuzione, anche all’esterno con l’applicazione di braccialetti, renderebbe condivisibili alcune soluzioni: prevedere per esempio che a un recluso possa essere riconosciuto uno sconto di pena di un giorno ogni quattro prestati in attività lavorative”.

È questa la “vera rivoluzione”, secondo Consolo: “Far lavorare tutte le persone ristrette che sinceramente lo vogliono”. Un sogno? Non proprio. Sono al lavoro presso il ministero della Giustizia le commissioni chiamate a redigere i decreti attuativi della riforma penitenziaria. A coordinarle è il professor Glauco Giusta, che ha già guidato i lavori degli Stati generali. “E al professor Giostra”, spiega Consolo, “ho già trasferito le proposte di cui le parlo: ho trovato in lui grande interesse e sensibilità”.

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