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Riforma pensioni, oggi 22 settembre 2017: pensioni anticipate, flessibilità, lavori di cura, età pensionabile

Riforma pensioni, oggi mercoledì 30 agosto 2017. Oggi si terrà il nuovo tavolo di confronto tra governo e sindacati. Le ultime news alla vigilia del nuovo confronto vengono fornite da Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi-Cgil, che commenta così su Facebook la ripresa del confronto:”Ben ritrovati a tutti e a tutte. Ci tenevo ad informarvi che sta per riprendere il confronto tra governo e sindacati sulle pensioni. La prima riunione del tavolo ci sarà il 30 agosto e quella successiva il 7 settembre. In questo periodo estivo sui giornali sono uscite alcune indiscrezioni e notizie. Non le rincorriamo. Ci aspettiamo piuttosto dal governo chiarezza e delle risposte per i pensionati, i lavoratori e i giovani. Come sempre vi terrò aggiornati”.

Riforma pensioni, Fase due: le ultime news di Roberto Ghiselli.

Sul tavolo di confronto tra l’esecutivo e le parti sociali i temi della fase 2: adeguamento all’inflazione, blocco dell’innalzamento automatico dell’età del ritiro, giovani, flessibilità in uscita. “È un incontro importante” – ha spiegato Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil a RadioArticolo1. “È arrivato il momento in cui il governo deve scoprire le sue carte su temi cruciali come la flessibilità in uscita, il riconoscimento del lavoro di cura delle donne, la previdenza complementare, la rivalutazione delle pensioni dal 2019 la questione dell’innalzamento dell’età pensionabile legata alle aspettative di vita”.

Riforma pensioni e fase due: rivalutazione e Ape sociale!

Nell’ambito del proseguo del confronto sulle pensioni e previdenza, capitolo chiave sarà quello della rivalutazione delle pensioni nel 2019 legato al costo della vita e all’inflazione che quest’anno si attesta all’1,2, 1,3 per cento. “La Cgil – aggiunge Ghiselli – chiede un meccanismo di rivalutazione delle pensioni più efficace e un paniere più adeguato, perché dobbiamo fare più attenzione ai consumi reali delle pensioni”.

Restano aperte anche alcune questioni legate all’Ape sociale: “Il fatto che la platea non sia stata ‘splafonata’ dimostra che i paletti erano eccessivamente rigidi. Gli anni di contribuzione necessari sono troppi, soprattutto per le donne oppure gli edili, o anche per chi chi fa lavori discontinui o opera nelle cooperative sociali”. “Il governo – spiega il segretario confederale della Cgil – qualche segnale di disponibilità lo ha dato, ma temiamo che sia tutto all’interno degli strumenti individuati l’anno scorso. Ma non basta, non è sufficiente adeguare e aggiustare un po’ l’Ape sociale”.

Età pensionabile ed aspettativa di vita, le ultime news di Roberto Ghiselli.

Quanto al tema cruciale del blocco dell’aumento automatico dell’età di pensionamento in base all’aspettativa di vita che è diminuita, la posizione del governo sembra quella di totale indisponibilità. Per Ghiselli si tratta di una posizione sbagliata e che “ produrrà un danno enorme al paese, perché oggi l’età pensionabile in Italia è di 66 anni e 7 mesi: nessun altro paese in Europa, tranne la Grecia, ha un livello così alto di età di pensionamento. Così per potersi ritirare una persona dovrà lavorare ben 45 anni: una condizione insostenibile da un punto di vista sociale e in rapporto agli altri paesi. Per affrontare questo aspetto, per noi, occorre utilizzare non solo la leva contributiva, cioè previdenziale, ma far intervenire anche la fiscalità generale che deve farsi carico di alcuni di questi costi. Il 30 agosto ci attendiamo un po’ di chiarezza anche su questo”.

Previdenza, lavoro, decontribuzione: le ultime news di Cesare Damiano.

Si parlerà in questa nuova fase, nel corso dell’approvazione della legge di Bilancio, anche delle misure di decontribuzione per le nuove assunzioni. Sul punto le ultime dichiarazioni vengono fornite dal presidente della commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano: “Vedremo a che punto si fisserà l’asticella dell’equilibrio tra Gentiloni e Renzi nella prossima legge di Bilancio: noi ci auguriamo che non si giochi la carta della contrapposizione giovani-anziani e che non si batta nuovamente la strada dei bonus, previdenziali od occupazionali che siano. Sarebbe già un bel risultato”.

“Intanto – prosegue – vogliamo ragionare sulla proposta avanzata da Morando sugli incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato dei giovani. Intanto apprezziamo la discontinuità con il Jobs Act. Si supera finalmente la logica degli incentivi-spot e si prevede uno sconto permanente sul costo del lavoro. Quello che non ci convince, però, è il salto troppo brusco tra la decontribuzione iniziale del 50%, che dura 3 anni, e il successivo sconto strutturale del 4%, equamente diviso tra imprese e lavoratori, per gli anni successivi”.

“Sarebbe preferibile una curva più lineare per non incentivare le imprese non molto serie a licenziare quando gli incentivi diventano poco appetibili”. “In questo senso, va ricordata la preoccupazione espressa dal ministro Poletti. In ogni caso, gli incentivi andranno accompagnati da misure che scoraggino i licenziamenti che, con il Jobs Act, sono diventati troppo facili e poco costosi. Bisogna invertire la rotta”, conclude Damiano.

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