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Riforma pensioni, oggi 24 settembre 2017: pensioni anticipate donne, lavori di cura, opzione donna, cumulo

Riforma pensioni, le ultime news ad oggi 31 agosto 2017. Ieri si è tenuto il nuovo tavolo di confronto tra governo e sindacati sul fronte pensioni e previdenza. Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi Cgil, commenta con queste parole l’esito dell’incontro:”Il tavolo di confronto sulle pensioni va avanti. Ci siamo visti oggi al Ministero del Lavoro e abbiamo deciso di continuare la discussione con l’obiettivo di arrivare a definire una serie di misure da inserire nella prossima legge di bilancio. Abbiamo cominciato a ragionare su delle ipotesi di intervento. Alcune sono già positive, su altre invece bisognerà continuare a fare degli approfondimenti. Sull’aspettativa di vita, ad esempio, il governo prende tempo e questo per noi non va bene perché servono delle risposte chiare”.

Riforma pensioni, i nuovi incontri di settembre 2017.

“Sulla pensione di garanzia per i giovani – sottolinea Pedretti – sono stati fatti dei passi in avanti ma la proposta del governo non corrisponde ancora ai veri bisogni delle nuove generazioni. Di certo c’è che ci attende un lavoro lungo e che dovremo fare il massimo sforzo per ottenere dei risultati. E se non li otterremo dovremo essere pronti a fare la nostra parte mobilitandoci. Il tavolo si riunirà ancora il 7 e il 13 settembre quando affronteremo in particolare un tema per noi molto rilevante come quello della rivalutazione delle pensioni. Come sempre vi farò sapere come è andata”.

Riforma pensioni, le news dopo il confronto tra governo e sindacati di ieri.

Sul tavolo c’è l’ipotesi di una riduzione della soglia del trattamento pensionistico minimo maturato per i giovani. E’ quanto emerge dall’incontro durato circa 3 ore tra il governo e i sindacati al ministero del Lavoro.”Abbiamo registrato una disponibilità del governo ad affrontare i temi legati alla prospettiva previdenziale per i giovani e alla previdenza complementare”, sottolinea il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. In particolare è stato evidenziato come “la base di una pensione adeguata non possa essere 1,5 volte l’assegno sociale ma che appunto la soglia vada rivista al ribasso”, soprattutto per chi ha una carriera discontinua o carente a livello delle retribuzioni”.

Dal governo, rileva il segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli, “ci è stato prospettato un intervento volto ad aumentare le possibilità di pensionamento dei lavoratori più giovani con pensioni esclusivamente contributive riducendo la soglia del trattamento pensionistico minimo maturato (da 1,5 a 1,2 volte l’assegno sociale) necessario per l’accesso alla pensione con 66 anni e 7 mesi e proponendo anche un meccanismo di garanzia che consenta la percezione di un trattamento minimo ottenuto sommando alla pensione contributiva una quota del l’assegno sociale”.

È però necessario, sostiene ancora il sindacalista, “rimuovere anche il vincolo che lega la possibilità di pensionamento nel contributivo a 63 anni e 7 mesi al raggiungimento di una soglia di importo minimo della pensione pari a 2,8 volte il valore del l’assegno sociale ed eliminare l’aggancio dei requisiti pensionistici all’aspettativa di vita, perché nel sistema contributivo i lavoratori vengono doppiamente penalizzati dato che l’aspettativa di vita incide sia sull’aumento dei requisiti pensionistici, sia sul calcolo della pensione attraverso la riduzione periodica dei coefficienti di trasformazione”.

La modifica dell’aspettiva di vita è sempre vista, invece, con disfavore da Tito Boeri, come ribadito ieri sul Manifesto: “E’ fondamentale rispettare gli automatismi. Allontanarsi dagli automatismi, infatti, è estremamente pericoloso, sia per i costi ingenti che per il messaggio che arriverebbe all’esterno sulla sostenibilità del nostro sistema pensionistico”. Secondo Boeri infatti il possibile stop all’adeguamento all’aspettativa di vita nei requisiti anagrafici per l’accesso alla pensione sarebbe alquanto pericoloso e potrebbe scatenare un tilt all’interno dell’intero sistema previdenziale nazionale per i prossimi anni futuri”.

Riforma pensioni, la soddisfazione di Poletti dopo l’incontro di ieri.

Dopo il nuovo tavolo di confronto tra governo e sindacati sul fronte pensioni e previdenza, il ministro del lavoro Giuliano Poletti ha manifestato una certa soddisfazione:”L’incontro al ministero si è svolto in un clima positivo. E’ stato un lavoro utile e c’è un impegno a continuare il confronto”. La discussione di oggi, rileva Poletti, “si è sviluppata sui temi previsti dalla fase 2 del confronto tra governo e sindacati. Sono state affrontate le problematiche legate ai giovani e in particolare alle carriere discontinue e al tema della previdenza complementare. E’ stata sviluppata una proposta e la discussione continuerà nei prossimi giorni”.

Una proposta, spiega, “che punta ad arrivare a costruire un percorso per i giovani che hanno carriere discontinue. Ci sono alcune opzioni in campo del tipo assistenziale e previdenziale per far fronte a questa situazione. Il tema è ancora aperto a discussione”. I sindacati, rileva Poletti, “hanno sottolineato la volontà di affrontare la questione dell’aspettativa di vita e noi abbiamo confermato la posizione del Governo su questo tema: il tema potrà essere discusso dal momento in cui l’Istat darà il quadro della situazione”.

Reddito di inclusione, le ultime news della Cgil ad oggi 31 agosto 2017.

Intanto, sul fronte reddito di inclusione la Cgil commenta così l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del Reddito di inclusione: “Un primo atto concreto nella costruzione di una strategia nazionale di contrasto alla povertà, ma ancora insufficiente”. Ed aggiunge: “con le risorse sin qui stanziate, il decreto limita l’intervento ad una platea ristretta, meno di un terzo delle persone in povertà assoluta”.Per la confederazione serve quindi “adeguare progressivamente il finanziamento, già con le prossime manovre finanziarie, per rendere il Reddito di inclusione una misura effettivamente universale che copra l’intera platea delle persone aventi diritto, senza alcuna discriminazione”. “Inoltre – prosegue la Cgil – bisogna fare in modo che il Rei non si riduca a mero trasferimento monetario, ma sia effettivamente accompagnato da un progetto personalizzato per le persone e i nuclei familiari con un percorso di reinserimento socio-lavorativo a cura dei servizi del welfare locale. Solo così si potrà realmente favorire l’uscita dalla condizione di povertà”.

Legge per il contrasto alla povertà, la disamina dell’onorevole Anna Giacobbe.

Soddisfazione dell’onorevole Anna Giacobbe, che in un post su Facebook ha fatto una puntuale disamina delle prime misure approvate per il contrasto alla povertà:«Legge per il contrasto alla povertà, ora c’è anche il decreto attuativo: si parte. Il Governo ha accolto tutte le “condizioni” poste dalle commissioni parlamentari e modificato opportunamente il testo. La nuova legge contro la povertà, con i provvedimenti che permettono di attuarla concretamente, approvati definitivamente oggi, dopo il passaggio in Parlamento, crea un sistema permanente di sostegno alle persone povere, che arriverà via via, senza bisogno di altre leggi, ad un numero crescente di famiglie, man mano che altre risorse saranno messe a disposizione: dovremo farlo già con la prossima legge di Bilancio. Ma si comincia.

Si comincia da circa un milione e settecentomila persone (un terzo di coloro che si trovano in condizioni di povertà, secondo i dati che ci fornisce l’ISTAT), un milione di bambini e bambine; quasi due miliardi di euro; un sistema che garantirà un contributo economico e dei servizi per aiutare le persone in condizione di povertà. Trecento euro al mese per due persone, quattrocentosessanta per quattro, ad esempio. E un sostegno concreto da parte dei servizi dei Comuni: un aiuto perché i figli possano andare a scuola, ad esempio, anzi che i figli frequentino la scuola dell’obbligo è una condizione per ricevere il contributo economico. Per ciascuna famiglia sarà costruito un “progetto personalizzato di attivazione e inclusione sociale e lavorativa” I Comuni avranno risorse per darsi gli strumenti necessari, e cioè il personale e i servizi per sostenere le famiglie che prenderanno in carico: 262 milioni nel 2018 e 277 dal 2019. Per fare un confronto, oggi il totale del Fondo per le politiche sociali, ripartito tra le Regioni e poi distribuito ai Comuni, è di 300 milioni (dopo anni in cui era stato tagliato, sino ad annullarlo quasi del tutto). Tutto questo non basta per sradicare la povertà assoluta dal nostro Paese, ma si comincia a fare sul serio.

Le domande si potranno presentare dal 1 dicembre, presso il proprio Comune, nelle sedi che saranno indicate; e da gennaio chi sarà nelle conduzioni previste riceverà il contributo economico e i servizi che gli enti locali metteranno a disposizione. Circa 500.000 nuclei familiari: si parte dalle famiglie dove ci sono figli piccoli o con gravi disabilità, o persone con più di 55 anni che non hanno lavoro e non ricevono più indennità di disoccupazione.
Reddito ISEE sotto i 6.000 euro, e 3.000 euro di reddito disponibile. E’ poco? Sì, lo è: ma teniamo conto che il calcolo ISEE funzione così, che se la famiglia è di tre persone, il reddito reale si divide per due; se é di quattro persone si divide per due e mezzo, per fare esempi; e per calcolare il reddito che dà diritto al contributo economico si sottrae l’affitto e altre spese: le famiglie in queste condizioni sono più di quelle che immaginiamo.
Ora è importante che queste persone sappiano di avere un diritto e come fare a ricevere il “reddito di inclusione”, così si chiama, e non per caso.Tutto questo è frutto di un lavoro che ha impegnato per mesi il Parlamento , il Governo e le Associazioni, riunite nella “Alleanza contro l povertà”: quando si dice che il metodo è sostanza, si parla di questo».

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