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Riforma pensioni, oggi 20 settembre 2017: vitalizi, pensioni anticipate, precoci, Ape social, opzione donna

Riforma pensioni, le news ad oggi 2 settembre 2017: i temi degli incontri Governo Sindacati. Si è concluso il primo dei tre incontri Governo Sindacati. Sono stati tanti i temi trattati, e tanti saranno i temi di cui si deve ancora discutere. Durante il primo incontro si è parlato delle misure di uscita anticipata, in particolare dell’anticipo pensionistico per le donne, delle misure a favore dei giovani e del sistema contributivo. Chi è entrato da poco all’interno del mondo del lavoro in maniera stabile ha una prospettiva non rosea del futuro in termini di pensione.

Riforma pensioni, le news al 2 settembre 2017: le misure per i giovani e per i lavoratori discontinui. 

La proposta del governo è stata quella di far avere a tali lavoratori un assegno pensionistico di soli 600 euro da poter recepire soltanto dopo i 70 anni di età. Chi ha una carriera discontinua potrebbe andare in pensione. Il governo ha pensato ad una manovra per coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996 e che rientrano nel sistema contributivo. Il Governo sta pensando di far salire l’assegno minimo pensionistico ad almeno 650 euro, e vi potranno accedere coloro che hanno almeno 20 anni di contributi. In base alle norme vigenti, tali lavoratori devono aver maturato un assegno pari ad almeno 1,5 volte il minimo, ma il Governo intenderebbe abbassare il minimo a 1,2.

Riforma pensioni, le news ad oggi, 2 settembre 2017: le dichiarazioni di Damiano. 

Cesare Damiano all’Ansa ha commentato positivamente il dibattito incentrato sui giovani: “Un fatto positivo è che il tavolo di confronto sta affrontando il tema dei giovani con carriere discontinue e con basse retribuzioni. Questa è la dimostrazione della inscindibilità dell’accesso al lavoro a tempo indeterminato e di qualità con il raggiungimento dell’obiettivo di una pensione dignitosa. Al tempo del Governo Prodi avevamo individuato nei contributi figurativi in caso di disoccupazione, nell’accesso più favorevole al riscatto della laurea e nella lotta al lavoro precario, gli strumenti cardine per conseguire l’obiettivo di una pensione adeguata. La pensione contributiva di garanzia va, positivamente, in questa direzione: nell’immediato, con la legge di Bilancio, si potrebbe almeno eliminare o ridimensionare il gradino che costringe, per andare in pensione, (la misura riguarda chi ha cominciato a lavorare dal 1996) ad avere un assegno che corrisponda almeno a 2,8 volte il minimo se si vuole lasciare il lavoro a 63 anni, come prescrive in modo inutilmente perverso, la legge Monti”.

Damiano ha continuato l’intervista esprimendosi sulla spinosa questione all’aspettstiva di vita: “Sull’adeguamento dell’aspettativa di vita non vorremmo che il Governo si trincerasse dietro la consegna dei dati dell’ISTAT. Intanto, si potrebbe fissare il principio che quando l’aspettativa di vita si abbassa, anche l’adeguamento dell’età della pensione deve seguire la stessa sorte: elementare Watson. Nel 2015 questo è avvenuto e, probabilmente, si ripeterà anche quest’anno”.

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