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Amnistia e indulto, carceri e detenuti, le ultime news al 3 settembre 2017

Amnistia e indulto, carceri e detenuti, le news al 3 settembre 2017: forte lite tra detenuti nel carcere di Avellino. Mentre in Sardegna si è conclusa la Carovana della Giustizia, segnaliamo alcune situazioni delle carceri della Campania. Ad Avellino si è consumata una violenta lite tra alcuni detenuti napoletani: sono volati calci, pugni e persino oggetti, ed i detenuti coinvolti sono stati sottoposti ad alcune cure mediche in ospedale. A denunciare l’accaduto è il Sappe, il cui segretario Donato Capece ha dichiarato: “Forse il pretesto del furioso pestaggio tra i detenuti è tra i più futili, ossia l’incapacità di convivere, seppur tra le sbarre, con persone diverse. O forse le ragioni sono da ricercare in screzi di vita penitenziaria o in sgarbi avvenuti fuori dal carcere. Fatto sta che i detenuti se le sono date di santa ragione. E se non fosse stato per il tempestivo interno dei poliziotti penitenziari le conseguenze della violenta colluttazione potevano essere peggiori”.

Amnistia e indulto, carceri e detenuti, le news al 3 settembre 2017: Rita Bernardini parla dell’amnistia a vocedinapoli.it.

Rita Bernardini è stata intervistata da Vocedinapoli.it, ed ha parlato dei problemi delle carceri italiane, e dell’importanza di un provvedimento di amnistia, necessario per “Far ripartire la giustizia e, abbinata all’indulto, per rendere le carceri italiane conformi al dettato costituzionale. La nostra giustizia penale è letteralmente sommersa dai procedimenti penali pendenti tanto che i tribunali non riescono a farvi fronte. L’immagine realista è quella del magistrato sopraffatto dai fascicoli molti dei quali vecchissimi. La legge gli impone di celebrarli tutti (obbligatorietà dell’azione penale), ma lui sa benissimo che non può farcela e così decide lui quali e quanti di quei procedimenti far cadere in prescrizione. Ricordate quando Pannella diceva “l’amnistia strisciante delle prescrizioni”? Ecco quella scelta – tutta politica e da uniformare sul territorio nazionale – competerebbe al Parlamento secondo l’art. 79 della Costituzione. Lo stesso vale per l’indulto che, a differenza dell’amnistia che cancella il reato e che ha sempre riguardato reati non gravi, cancella l’ultimo periodo di detenzione. Ricordo, per fare un esempio che riguarda l’indulto, che quasi 8.000 detenuti sono in carcere per scontare una pena residua interiore all’anno e altri 7.500 hanno una pena residua da 1 a due anni. Che senso ha tenerli nelle “criminogene” (definizione del ministro Orlando) e sovraffollate prigioni italiane? Voglio dire che i nostri padri costituenti hanno previsto l’amnistia e l’indulto per consentire alla politica attraverso il Parlamento di “governare” i momenti in cui la giustizia penale e le carceri sono sopraffatte da numeri esorbitanti e ingestibili. La “politica” si è “quasi” privata di quei due strumenti costituzionali prevedendo, per concederli, una maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale. Accadde dopo “mani pulite”: autocastrazione per senso di colpa, la definirei. Noi puntiamo su quel “quasi”, perché vogliamo una Repubblica capace di uscire dalla sua perenne illegalità che comporta la violazione di diritti umani fondamentali anche e soprattutto delle vittime dei reati che non riescono ad ottenere giustizia e risarcimenti in un tempo ragionevole. Insomma, quando un’arteria umana è intasata dal grasso, occorre intervenire per rimuoverlo, altrimenti il sangue non scorre e si muore. Ecco, alla nostra giustizia moribonda occorre un’angioplastica”.

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