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Riforma pensioni, le news ad oggi 3 settembre 2017:

Riforma pensioni, le news ad oggi 3 settembre 2017: le misure per i giovani. Si discute ancora sulla riforma pensioni, in vista dei prossimi incontri Governo – Sindacati. Il confronto è aperto, come ha spiegato il ministro del Lavoro Poletti: “Ci sono diverse tematiche in discussione, quindi considero che su alcuni punti ci sia la possibilità di intervenire”, ha spiegato al margine della 43esima edizione del Forum Ambrosetti. “La dimensione economica è un vincolo che naturalmente dovremo tenere in considerazione”, ha precisato. Il ministro ha inoltre parlato delle misure a favore dei giovani, misure indispensabile affinché venga rilanciata l’occupazione giovanile necessaria per far avere ai giovani un assegno mensile adeguato: “Per noi il tema occupazione e giovani è una delle priorità assolute assunte dal governo. Non ci sono ancora decisione assunte, poi bisogna sempre pensare che quando lavoriamo sul tema dell’occupazione giovanile non possiamo pensare a un solo intervento, ma un ventaglio di strumenti. Pensiamo al tema della formazione, della transizione cioè del passaggio da una competenza a un’altra”.

Riforma pensioni, le news ad oggi 3 settembre 2017: l’aspettativa di vita ed il pensiero di Susanna Camusso.

Susanna Camusso ha dichiarato a pensionioggi.it di non essere stata soddisfatta del primo incontro Governo – Sindacati. Secondo un articolo pubblicato da rassegna.it e condiviso dalla pagina ufficiale Facebook della CGIL, la Camusso ha voluto sottolineare un’ampia “reticenza da parte del governo” per quanto riguarda la questione riguardante aspettativa di vita. Con il sistema contributivo, inoltre, i lavoratori sono penalizzati sia per quanto riguarda i requisiti pensionistici, sia per il calcolo dell’assegno della pensione.

Riforma pensioni, le news ad oggi 3 settembre 2017: Proietti parla di misure per i giovani e di pensione integrativa.

Domenico Proietti a Italia.co ha parlato della spinosa questione sulle pensioni, e si è soffermato sul tema della previdenza integrativa e delle misure per i giovani. Il segretario della Uil ha così dichiarato: “Coloro che hanno iniziato a versare dopo il 1996, e quindi hanno tutto il calcolo contributivo, avranno la possibilità di avere una pensione, con 20 anni di contributi, pari a 1,2 volte l’assegno sociale: cioè poco più di 600 euro, al raggiungimento dell’età pensionabile che è attualmente di 66 anni e 7 mesi”. Per quanti riguarda la pensione integrativa, questo è il suo pensiero: “Noi intanto proponiamo di dare la tassazione agevolata (dal 15 al 9%) prevista sulle rendite dei fondi pensione per i lavoratori privati anche ai lavoratori pubblici, che invece oggi pagano come sul Tfr, in media il 23%. Inoltre chiediamo una nuova campagna a favore dei fondi pensione: in particolare quelli negoziali, in questi anni sono stati gestiti molto bene e hanno dato risultati migliori rispetto al Tfr. Si tratta di farli conoscere ai lavoratori anche nelle piccole e medie imprese, dando ‘in cambio’ agli imprenditori una possibilità di accedere al credito agevolato com’era stato previsto per il Tfr in busta paga”.

Riforma pensioni, le news ad oggi 3 settembre 2017: Cesare Damiano commenta i dati sull’occupazione.

Cesare Damiano ha fatto un punto della situazione ad oggi ad askanews. “Puntualmente, alla pubblicazione periodica dei dati dell’ISTAT sulla occupazione, si scatenano le tifoserie, curva nord e curva sud. Quando il Governo esulta per i numeri, le opposizioni attaccano: si passa dal ‘risultato straordinario’ al ‘peggioramento drammatico della situazione’. Come sempre, la verità non è una esclusiva di nessuno. È innegabile che aver superato la soglia dei 23 milioni di occupati è un fatto molto positivo, che ci riporta a prima della crisi del 2008, con un tasso di attività del 58%: in salita dello 0,1%, ma ancora lontano dagli standard europei. Disconoscere questo risultato sarebbe da sciocchi. Al tempo stesso cresce il tasso di disoccupazione dello 0,2% e si attesta all’11,3% e cresce anche quello giovanile che sale al 35,5%. Ci sono quindi luci e ombre, all’interno comunque di una crescita modesta del PIL che, finalmente, sembra produrre qualche risultato occupazionale. Non concordo, invece, con quanti attribuiscono al Jobs Act il merito di questi risultati. Mi pare una tesi molto semplificatoria che nasconde il fatto che la crescita occupazionale, da quest’anno, è fortemente caratterizzata dai contratti a termine e dal lavoro a chiamata, che sta sostituendo i voucher. Il Jobs Act ha determinato l’aumento delle assunzioni a tempo indeterminato nel 2015 e in parte nel 2016, quando gli incentivi erano alle stelle. Fortemente ridimensionati nel 2016 e poi scomparsi, hanno riportato le aziende dalle assunzioni a tempo indeterminato ai contratti a termine, rinnegando in questo modo la scommessa su cui si è costruito il Jobs Act: quella di far prevalere il contratto a tempo indeterminato sulle altre forme precarie di assunzione. Oggi non è più così. Non a caso il Governo sta studiando incentivi strutturali per l’assunzione dei giovani, scegliendo in questo modo una strada di forte discontinuità con gli incentivi modello Jobs Act. Noi siamo d’accordo”.

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