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Pensioni, rinviato il confronto tra governo e sindacati a martedì 21 novembre 2017

Riforma pensioni, oggi 9 settembre 2017. Dopo l’incontro tra governo e sindacati sul fronte pensioni e previdenza la Uil rilancia una proposta sul pensionamento anticipato delle donne: “Prevedere 12 mesi di anticipo rispetto all’età legale per l’accesso alla pensione di vecchiaia per tutte le lavoratrici che abbiano avuto o adottato un figlio. Tale anticipo va accresciuto di 4 mesi per ogni figlio oltre il primo, fino a un massimo di 2 anni. Contemporaneamente va ridotto l’importo soglia per l’accesso alla pensione contributiva anticipata a 63 anni e 7 mesi. Questo importo deve scendere da 2,8 ad almeno 2 volte l’assegno sociale”. E’ questa la proposta sulla tutela della maternità delle donne lavoratrici che la Uil gira al governo ritoccando la proposta del governo che ieri aveva delineato la possibilità di scontare 6 mesi di contribuzione a figlio per un massimo di 2 anni ma solo per le donne che rientrano nell’Ape social.

Pensioni anticipate donne: le ultime dichiarazioni di Domenico Proietti(Uil).

“La proposta del governo per superare le disparità di genere che penalizzano le donne nella previdenza è minimale e insufficiente perché riguarderebbe un numero limitatissimo di lavoratrici. Per la Uil bisogna introdurre una flessibilità nell’età di accesso alla pensione e migliorare i trattamenti pensionistici”, spiega il segretario confederale Domenico Proietti. Quanto al lavoro di cura, rimasto fuori dal perimetro delineato dal governo, il sindacato propone una maggiorazione per i periodi di congedo per maternità, dentro e fuori il rapporto di lavoro, aumentando del 50% i contributi accreditati per questi periodi portando da 1 ad 1,5 volte la loro valutazione.

Pensioni anticipate, le ultime dichiarazioni di Roberto Ghiselli ed Ezio Cigna.

In merito alla proposta del ministro Poletti sulle agevolazioni per le donne che vogliono accedere all’Ape social il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli e il responsabile previdenza pubblica Ezio Cigna dichiarano: “Per noi il riconoscimento del lavoro delle donne è un concetto universalistico e non può essere ridefinito all’interno dello strumento dell’Ape sociale. Inoltre riteniamo che oltre al lavoro prestato per la cura dei figli è necessario riconoscere anche quello dedicato alla cura di familiari disabili o non autosufficienti”.

Riforma pensioni, aspettativa di vita: le ultime dichiarazioni di Annamaria Furlan.

“Le donne italiane sono quelle che vanno in pensione più tardi rispetto al resto dell’ Europa e proprio per questo nell’ accordo raggiunto più di un anno fa con il Governo abbiamo condiviso un punto ben preciso e cioè che l’aspettativa di vita va rivista”. Lo ha detto oggi nel corso della trasmissione ‘Radio Anch’io’ la Segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan.

“Non abbiamo chiesto la cancellazione dell’aspettativa di vita – ha aggiunto – ma di rivederne il meccanismo a partire da quei lavoratori e da quelle lavoratrici per cui l’aspettativa di vita è un pò più bassa rispetto a quello che le statistiche prevedono. Il meccanismo è tale che se l’aspettativa di vita sale, sale l’età pensionabile, ma se l’aspettativa scende, non diminuisce l’età pensionabile: è per questo che il meccanismo va riaggiornato. Aggiungo a questo che a causa della crisi economica tutte le statistiche hanno purtroppo accertato che c’è un aumento della mortalità perchè le persone si curano meno e non c’è dubbio che vi sono lavori particolarmente gravosi”.

Ape donna, pensioni anticipate: le ultime news di Annamaria Furlan.

“La discussione comunque è ancora aperta ed i bilanci si fanno sempre alla fine – ha proseguito Furlan – Io mi auguro che i prossimi incontri servano a sciogliere i nodi ancora non risolti. Per le donne il Governo ha fatto una proposta che è parzialmente interessante, quella cioè di riconoscere sei mesi per figlio fino ad un massimo di due anni alle donne che possono accedere all’ape social. Ma è una platea molto contenuta, parliamo di 4-5 mila donne. Sono tante le donne che lavorano e che non possono accedere all’ ape social. Per questo noi abbiamo chiesto un riconoscimento universale del valore sociale ed economico della maternità. Siamo un paese in cui si fanno pochi figli. Far lavorare tutte le donne fino a 67 anni è esattamente il contrario di un processo che ripaga e riconosce la maternità. Per quanto riguarda le risorse da stanziare, il Governo, ad oggi, non è stato ancora in grado di dare alcuna risposta. E sta aspettando la rilevazione dell’Istat per poter fissare la propria posizione anche sull’ aspettativa di vita”.

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