CONDIVIDI

Riforma pensioni: aspettativa di vita e lavoro svolto. E’ stata presentata il 4 ottobre scorso in Commissione lavoro alla Camera la risoluzione 7-01354, con primo firmatario Marialuisa Gnecchi, capogruppo PD presso la stessa Commissione. La risoluzione, che ha tra i firmatari il Presidente della Commissione lavoro alla Camera, Cesare Damiano, impegna il Governo “ad adottare iniziative volte a rinviare al 30 giugno 2018 il termine per l’emanazione del decreto direttoriale di cui all’articolo 12, comma 12-bis, del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, al fine di poter svolgere i necessari approfondimenti in ordine all’individuazione di criteri di adeguamento all’aspettativa di vita dei requisiti pensionistici che tengano conto delle difformità esistenti nelle speranze di vita delle diverse categorie di lavoratrici e di lavoratori”.

Pensioni ed aspettativa di vita: la risoluzione in commissione 7-01354.

Nella risoluzione 7-01354 di Marialuisa Gnecchi, viene sottolineato che, a seguito delle determinazioni dell’Istat, è prevista l’emanazione entro dicembre 2017 di un decreto direttoriale che comporterà un nuovo aumento indifferenziato dei requisiti di accesso al pensionamento dal 1° gennaio 2019.

Nel testo vengono riportate le conclusioni di uno studio dell’Ordine degli attuari sui tassi di mortalità dei percettori di rendita da pensione in Italia, presentato il 13 dicembre 2016. Lo studio mette in evidenza come la speranza di vita a 65 anni negli ultimi dieci anni osservati, pur essendo aumentata per tutte le collettività considerate, presenti delle differenze “fra gli occupati nel settore privato, con redditi da pensione più bassi, che hanno una maggiore tasso di mortalità, e i liberi professionisti e dipendenti pubblici, con redditi da pensioni più alti, che hanno un tasso minore di mortalità”.

La risoluzione precisa che corso della legislatura sono stati presentati numerosi atti di sindacato ispettivo sulla materia dell’adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita, con l’intento di segnalare al Governo che non tutti i lavori sono uguali e che già in diversi studi e indagini sull’argomento, come quelli della Banca d’Italia e del Dipartimento del tesoro, si è segnalato che la speranza di vita dopo il pensionamento presenta evidenti differenze derivanti dal titolo di studio e dall’attività lavorativa svolta dagli interessati.

Per i firmatari dell’atto:”La revisione del meccanismo di adeguamento dei requisiti di accesso alla pensione in relazione agli incrementi della speranza di vita è altresì necessaria, in quanto prevede solo l’aumento indefinito dei requisiti di accesso, anche se, come ha certificato la stessa Istat nel febbraio 2016 («Gli indicatori demografici» – 2015 – pubblicati il 19 febbraio 2016), nel 2015 è diminuita la speranza di vita alla nascita, per gli uomini si attesta a 80,1 anni (da 80,3 del 2014) e, le donne a 84,7 anni (da 85), e nonostante ciò, non si è proceduto ad abbassare l’età e il requisito contributivo per l’accesso alla pensione, in quanto, come è noto, l’adeguamento dell’aspettativa di vita, scattato dal 1° gennaio 2016, è stato deciso nel dicembre 2014; anche nei primi tre mesi del 2017 la mortalità è cresciuta del 15 per cento rischiando per quest’anno un saldo nati/morti negativo di 346.000 unità, come nel 1944; va quindi ripreso in considerazione il meccanismo e va almeno considerata e/o prevista anche la possibilità di diminuzione”. Qui puoi trovare le ultime news e novità su riforma pensioni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Segui ContattoNews.it su Facebook