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La risoluzione di Walter Rizzetto contro l'innalzamento dell'età pensionabile

Riforma delle pensioni: blocco dell’aumento dell’età pensionabile. Il blocco dell’innalzamento automatico dell’età pensionabile è uno dei temi maggiormente dibattuti nell’ambito della riforma delle pensioni. Sarà discussa domani 10 ottobre 2017 in Commissione lavoro alla Camera la risoluzione 7-00983 con primo firmatario l’on. Walter Rizzetto (Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale), vicepresidente della stessa Commissione.

La risoluzione è stata presentata il 27 aprile 2016 ed impegna il Governo “ad assumere iniziative urgenti per eliminare gli effetti pregiudizievoli che stanno subendo i cittadini dall’attuale sistema di accesso al trattamento pensionistico, modificando la normativa che prevede, in merito ai requisiti pensionistici, un innalzamento dell’età pensionabile in base a parametri di aumento della speranza di vita non reali ed in contrasto con i recenti dati, che ne hanno accertato un andamento in discesa nell’anno 2015, rispetto all’anno 2014″.

Pensioni ed  aspettativa di vita. La risoluzione 7-00983 di Walter Rizzetto.

Nella risoluzione 7-00983 di Walter Rizzetto sulle pensioni si esamina la normativa vigente in materia di adeguamento dei requisiti di accesso al pensionamento agli incrementi della speranza di vita:”Fermo restando l’adeguamento alla speranza di vita già applicato dal 1o gennaio 2013, in virtù del decreto ministeriale del 6 dicembre 2011 (incremento di 3 mesi e di 0,3 unità dei valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva), ai sensi del decreto ministeriale del 16 dicembre 2014, i requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici sono ulteriormente incrementati di 4 mesi e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva di cui alla tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, e successive modificazioni – per coloro che perfezionano il diritto alla pensione di anzianità con il sistema delle cosiddette «quote» – sono ulteriormente incrementati di 0,3 unità”

Per Rizzetto: “Tale sistema che determina gli incrementi per effetto dell’aumento dell’aspettativa di vita come previsto dalla «legge Fornero» ed attuato periodicamente con decreti ministeriali, non è ragionevole, poiché ha ben poco a che vedere con la speranza di vita reale. Al riguardo, si ritiene che l’adeguamento dei requisiti per l’accesso al pensionamento, facendo ricorso automatico ad un indicatore statistico che misura la probabilità media di quanti anni un uomo e una donna possano vivere, rappresenta un meccanismo pregiudizievole che comporta un aumento periodico del tempo in cui si potrà accedere all’assegno previdenziale, su un dato meramente previsionale; tra l’altro, non è ammissibile un sistema incongruo, che prevede che con l’aumento della speranza di vita aumentino anche i requisiti per il pensionamento, di contro, con una diminuzione della stessa, l’età di pensionamento resterebbe stabile”.

Nella risoluzione si mette in evidenza che è stato registrato, in controtendenza, un calo di aspettativa di vita: “A conferma dei predetti dubbi sui parametri di adeguamento introdotti, accade che adesso tale sistema si trovi a fare i conti con i recenti dati che attestano, per la prima volta nella storia d’Italia, un calo dell’aspettativa di vita degli italiani. Ciò è quanto ha rilevato il rapporto Osservasalute, presentato il 2,6 aprile 2016, che ha imputato tale calo, soprattutto alla riduzione della prevenzione sanitaria. Il rapporto attesta che nel 2015 la speranza di vita per uomini e donne era rispettivamente di 80,1 anni e 84,7 anni, invece, nel 2014, la speranza di vita era maggiore e pari a 80,3 anni per gli uomini e 85,0 anni per le donne.

Si aggiunge, quindi:”Per verificare quanto possa essere considerato allarmante tale andamento in discesa, si dovranno attendere i dati del prossimo anno che consentiranno di avere un quadro più chiaro sulle dinamiche relative alla aspettativa di vita;
ad ogni modo, è del tutto evidente che, alla luce delle criticità segnalate nel rapporto, sia necessario abolire o comunque modificare l’attuale sistema di adeguamento delle pensioni. Sul punto, i recenti dati che rilevano un calo della speranza di vita dimostrano l’incongruità del meccanismo di adeguamento, posto che, come predetto, i parametri previsti dalla normativa sono, unicamente, sotto forma di incrementi”. Il sistema vigente, difatti, stabilisce che i requisiti per raggiungere la pensione siano destinati a salire periodicamente e mai ad abbassarsi. In particolare, gli aumenti saranno pari a 4 mesi nel biennio 2019-2020, a 3 mesi nel biennio 2021-2022 e successivamente a 3 mesi ogni biennio”.

Si puntualizza, dunque:”Con tale meccanismo si attua una grave iniquità nei confronti dei cittadini, poiché la speranza di vita media non aumenta, ma si allunga il tempo per accedere all’assegno pensionistico, con il rischio per i pensionati di godere, in concreto, solo di pochi anni del trattamento pensionistico rispetto al reale ammontare dei contributi versati negli anni sotto forma di pensione; inoltre, in altra sede, si ritiene di dover intervenire urgentemente per fronteggiare le criticità che hanno determinato il calo dell’aspettativa di vita, come la diminuzione delle risorse pubbliche a disposizione della sanità, in particolare, per la prevenzione”. Qui puoi trovare le ultime news e novità su riforma pensioni.

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