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Riforma pensioni, oggi 13 ottobre 2017: mobilitazione sindacati, Ape, precoci, cumulo, circolare Inps

Tutto pronto per le manifestazioni di sabato prossimo organizzate da Cgil, Cisl e Uil sul lavoro, sulla sanità e sulle pensioni in previsione della prossima legge di bilancio, la giornata di Mobilitazione Nazionale “Cambiare le pensioni, dare lavoro ai giovani, difendere l’occupazione, garantire a tutti una sanità efficiente, rinnovare i contratti a partire da quelli pubblici”.”In questi giorni – sottolinea Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi-Cgil – sono stato a molte riunioni in giro per l’Italia e l’impegno da parte di tutti è massimo. Dovrà essere una giornata di lotta per portare il governo ad ascoltare le nostre richieste. Dovremo essere in tanti per far sentire la nostra voce. I pensionati come sempre non faranno mancare il loro contributo. Ci vediamo sabato in piazza”. In un altro post Pedretti su Facebook annuncia anche il nuovo tavolo di governo che si terrà lunedì tra governo e sindacati:”Il governo ci ha convocati per lunedì 16 alle ore 10 al Ministero del Lavoro. Si riapre quindi il tavolo sulle pensioni in vista della prossima legge di bilancio.Andiamo a sentire che cosa hanno da dirci e soprattutto se hanno delle risposte da dare a tutte le questioni che abbiamo posto in questi mesi di confronto. Come sempre vi terrò aggiornati e non appena ci saranno delle novità ve le comunicherò”.

Riforma pensioni: il nulla osta del Ministero del Lavoro all’Inps per il Cumulo Gratuito.

Intanto, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha comunicato ieri alla Direzione Generale dell’Inps il nulla osta allo schema di circolare concernente il cumulo gratuito dei periodi assicurativi non coincidenti, ovvero dei contributi previdenziali versati alle casse di previdenza dei professionisti. E’ quanto rende noto un comunicato del dicastero di via Veneto. Il nulla osta alla circolare, trasmessa al Ministero il 4 ottobre, è stato espresso a conclusione della valutazione svolta dalla Direzione Generale per le politiche previdenziali ed assicurative e dall’Ufficio Legislativo del Ministero.

Via libera del ministero del Lavoro alla pensione col cumulo gratuito: commercianti, avvocati, medici e professionisti con carriere discontinue potranno mettere insieme i contributi previdenziali versati a casse diverse e andare in pensione senza versare un euro in più“. Lo scrive sulla sua pagina Facebook Maria Elena Boschi. “Si stima che circa 7000 persone nel 2017 faranno la richiesta. Una piccola misura, ma importante, prevista durante i #MilleGiorni e inserita nella scorsa Legge di Bilancio che adesso trova finalmente attuazione. #avanti”, ha concluso la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio.

Pensioni anticipate per i precoci, Ape sociale e pensione anticipata per lavoratori precoci: entro il 15 ottobre 2017 l’Inps dovrà dare l’ok sulle domande.

Sul fronte pensioni anticipate ed Ape social, entro il 15 ottobre, infatti, l’Inps dovrà dare l’ok in merito all’esito delle domande presentate alla scadenza del 15 luglio scorso. L’Istituto di previdenza comunicherà agli interessati l’esito dell’istruttoria della domanda per il riconoscimento delle condizioni di accesso. Le domande sono accolte entro il limite di spesa di 300 milioni di euro (609 milioni per il 2018, 647 milioni per il 2019 e di 462 milioni per il 2020). Al 15 luglio sono state 66.409 le domande di certificazione delle condizioni di accesso ad Ape sociale e al pensionamento anticipato per i lavoratori precoci: 39.777 nel primo caso e 26.632 nel secondo.

Pensioni anticipate e Ape social, le motivazioni in caso di mancato accoglimento delle domande.

In caso di non accoglimento, “l’Inps dovrà fornire adeguate motivazioni perché i lavoratori devono avere tempo di presentare un’istanza di riesame“, ricordato il segretario confederale della Uil Domenico Proietti, oppure, nel caso dell’Ape, una nuova domanda entro il 30 novembre. L’Istituto, inoltre, deve riesaminare la prima domanda “se il lavoratore produce i documenti mancanti o se questi sono reperibili negli archivi dell’Istituto stesso o di altre pubbliche amministrazioni”. Quindi, aggiunge Proietti, “ci attendiamo che l’Inps comunichi i dati e le motivazioni dettagliate con riferimento alle domande respinte”. Per chi ha inviato la richiesta oltre la data del 15 luglio, la domanda “potrà essere presa in considerazione dall’Istituto nell’anno di riferimento” purché pervenute entro e non oltre la scadenza di fine novembre e “solo se ci saranno risorse residue rispetto alla prima tornata di richieste”.

Pensioni anticipate e Ape social, le news dell’Inca Cgil.

Numeri ufficiali non ce ne sono ma, assicura l’Inca, sono tutt’altro che irrisori. Secondo il Patronato della Cgil, ancora una volta, l’Istituto previdenziale pubblico si rende protagonista di interpretazioni eccessivamente restrittive delle norme, tali da ridurre in modo consistente il numero dei beneficiari dell’indennità Ape sociale a 63 anni di età, anche se sono nelle condizioni di particolare fragilità occupazionale. Un flop ampiamente prevedibile, secondo Inca, “a causa delle eccessive rigidità imposte da Inps, in contrasto con le intenzioni del legislatore e in alcuni casi addirittura contro legge, che rischia di vanificare del tutto le pur magre aspettative di reinserire qualche elemento di flessibilità nel sistema previdenziale italiano, più volte richiesto unitariamente da Cgil, Cisl e Uil”.

Con motivazioni diverse, in contrasto con le disposizioni della norma e del decreto applicativo relativo all’Ape sociale, il rigetto delle richieste da parte di Inps è tutt’altro che circoscritto a casi isolati. L’Inca, nell’analizzare le diverse segnalazioni che arrivano dal territorio, ne elenca alcune. La prima riguarda l’applicazione del requisito di riconoscimento dello stato di disoccupazione, indispensabile per poter anticipare il pensionamento a 63 anni. La norma stabilisce che possono fare domanda coloro che risultino in stato di disoccupazione a seguito di licenziamento, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale (art. 7 della legge 604/1966) e senza ammortizzatori sociali da almeno 3 mesi.

Traduzione di Inps: anche un solo giorno di rioccupazione, retribuito con voucher, successivo a tale periodo, fa perdere il diritto all’indennità Ape sociale, nonostante tale interpretazione confligga con quanto disposto dall’articolo 19 del d.lgs 150/2015, laddove si precisa che “sono considerati disoccupati i soggetti privi di impiego che dichiarano, in forma telematica, al sistema informativo unitario delle politiche del lavoro (…) la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l’impiego”.

Secondo il Patronato della Cgil, “l’Inps nel respingere le domande trascura le caratteristiche peculiari dei compensi percepiti a titolo di lavoro occasionale di tipo accessorio che, sin dalla sua prima formulazione normativa, è sempre stato un reddito esente da imposte, che non incide sullo stato di disoccupazione. Pertanto, il lavoratore che abbia reso la propria disponibilità all’attività lavorativa e alla partecipazione alle politiche attive, come vuole la norma, e che abbia i requisiti contributivi e anagrafici per l’Ape sociale (63 anni di età e 30 anni di contributi) ha diritto a tale indennità”.Il principio cui si ispira l’Inps per giustificare il rigetto delle richieste, invece, è quello secondo il quale il lavoratore perde lo stato di disoccupato anche per un solo giorno di lavoro svolto successivamente ai tre mesi di fruizione degli ammortizzatori sociali.

Coerente con questa stessa rigidità sta respingendo le richieste di coloro che hanno svolto, dopo il periodo di percezione dell’ammortizzatore sociale, qualsiasi attività, anche se retribuita in misura inferiore ai limiti previsti per il mantenimento dello stato di disoccupazione. Una contraddizione palese “irrazionale e contraddittoria”, secondo l’Inca, considerando che l’indennità Ape sociale, per espressa previsione di legge (art. 8 del Dpcm n. 88 del 23 maggio 2017), è compatibile con la percezione dei redditi da lavoro dipendente o parasubordinato nel limite di 8.000 euro annui e dei redditi derivanti da attività di lavoro autonomo nel limite di 4.800 euro annui. A queste evidenti contraddizioni di Inps, il patronato della Cgil denuncia anche casi di richieste respinte addirittura “senza o con motivazioni generiche”, comunque tali “ da non consentire al lavoratore di difendersi in modo adeguato, nonostante il sacrosanto diritto del lavoratore di conoscere con precisione le motivazioni per poter chiedere un eventuale riesame della richiesta di Ape sociale”.

Ape sociale per i lavoratori addetti ad attività gravose e rischiose.

La situazione si complica ancora di più per le categorie dei lavoratori addetti ad attività gravose e rischiose, le cui richieste di Ape sociale (anch’esse in gran parte respinte) devono ricevere il nulla osta sia del ministero del lavoro sia dell’Inail. Di tutto questo, nelle risposte dell’Inps, denuncia Inca, “non c’è traccia”. “Le motivazioni indicate dall’Istituto sono talmente generiche da costringere gli operatori del Patronato della Cgil ad avviare una indagine approfondita per risalire alle ragioni del rigetto della domanda. Ed è evidente che questa corsa ad ostacoli rende praticamente impossibile per il lavoratore poter chiedere nei tempi giusti (entro 30 giorni) il riesame della domanda respinta”.

Ape sociale richiesta da parte di chi ha contribuzione versata in paesi esteri.

Analogamente sono state bocciate le richieste di Ape sociale da parte di chi ha contribuzione versata in paesi esteri per effetto di una interpretazione fornita da Inps nella circolare applicativa n. 100/17 e ribadita nel messaggio del 31 luglio scorso, secondo la quale non si possono totalizzare i periodi assicurativi italiani con quelli maturati in Paesi Ue, Svizzera, See o extracomunitari, convenzionati con l’Italia. Secondo l’Istituto previdenziale le richieste non possono essere accettate perché l’Ape sociale è una indennità di natura assistenziale e non un anticipo pensionistico, come invece ha voluto intendere il legislatore. “Una interpretazione che – spiega l’Inca – non tiene conto dell’articolo 6 del regolamento 883/2004, laddove si afferma che ogni qualvolta uno Stato membro subordina il diritto ad una prestazione alla maturazione di periodi di assicurazione, di occupazione, di lavoro autonomo o periodi di residenza, deve tenere conto dei medesimi periodi maturati sotto la legislazione di ogni altro Stato membro, come se si trattasse di periodi maturati sotto la legislazione che essa applica”. Questioni, quest’ultime, già da tempo sollevate da Cgil, Cisl e Uil nel documento unitario presentato al Governo per l’avvio della “fase due” del confronto sulla previdenza. Qui puoi trovare le ultime news e novità su riforma pensioni.

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