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Riforma delle pensioni ed Esodati: l'intervista ed il punto di Luigi Metassi!

Riforma delle pensioni e esodati, le ultime news. Al centro dell’attenzione e del dibattito politico e sociale vi è la riforma delle pensioni e la questione dei lavoratori esodati, molti dei quali, chiusa l’ottava salvaguardia, sono rimasti esclusi dalle tutele. Ne abbiamo parlato, approfondendo aspetti e risvolti anche psicologici e morali dell’annosa questione, con Luigi Metassi, ex esodato, beneficiario della prima salvaguardia, in pensione dal 2013, ideatore e curatore del blog “Il volo della Fenice” e membro del Comitato esodati “Licenziati o cessati senza tutele”.

Il punto sulla questione degli esodati nell’intervista a Luigi Metassi!

Con la legge di stabilità 2017 il Governo ha stabilito che l’ottava salvaguardia sarà l’ultima prevista. Un notevole numero di esodati, quindi, pur avendone diritto, resterà escluso e discriminatoQuali sono i numeri e le cifre reali dei lavoratori esodati rimasti ancora esclusi dalle tutele?

Numeri documentati non ne esistono per la semplice ragione che a INPS non sono bastati sei anni per dimensionare ufficialmente la platea, cosa per la quale, in apparenza, il Ministero competente non ha mai mostrato eccessivo turbamento. Si è passati dai 50.000 del ministro Fornero (2011) ai 390.000 del Dott. Mastropasqua (2012) per finire ai 153.000 della reportistica INPS a consuntivo (2017) transitando per i 170.000 della vulgata mediatica (2016-2017). Ciò non di meno, le due interrogazioni Maestri (n° 5/11047 e n° 4-17994) parlano di 5-6.000 esodati esclusi dalla ottava salvaguardia. Per le ragioni appena addotte, si tratta ovviamente di una platea stimata, alla cui quantificazione di massima ha fattivamente contribuito il Comitato “Licenziati o Cessati Senza Tutele” attraverso una analisi ponderata dei report INPS inerenti tutte le otto salvaguardie. A prescindere comunque dalla reale dimensione della platea stimata, sulla quale nutriamo solide convinzioni, l’oggetto del contendere, più che le speculazioni di lana caprina su una platea in ogni caso riconducibile a poche migliaia di soggetti, sono i risparmi che perverranno dalla ottava salvaguardia (circa 790 mln). Questi risparmi, relativi ad un fondo che l’Art. 1, c. 235 della legge 228 del 24 dicembre 2012 istituì appositamente a copertura economica delle future salvaguardie e che l’Art. 1, c. 221 della successiva legge 232 del 21 dicembre 2016 abolì prematuramente, riteniamo siano sufficienti a sanare totalmente l’originale vulnus costituzionale perpetrato nei confronti di questi ex lavoratori.

In una lettera aperta inviata al Presidente della Repubblica il 7 gennaio 2017, il Comitato esodati “Licenziati o cessati senza tutele” ha denunciato la violazione del principio di eguaglianza tra i cittadini di fronte alla legge, provocata dal provvedimento dell’ottava salvaguardia. Anche l’onorevole Andrea Maestri di Possibile ha denunciato il perdurare di un danno costituzionale della categoria, degli esodati, conseguente alla violazione del principio di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Ci può spiegare meglio in che cosa consiste questa violazione?

La spiegazione è semplice e se, per un istante, ci tratteniamo dal saltare a piè pari all’ Art. 81 (manco fosse un dogma), la troviamo scritta nell’Art. 3 della Costituzione. Colgo intanto l’occasione per rammentare (non certo ad un avvocato) che i primi 12 articoli, quindi anche il 3°, costituiscono i “Principi immutabili” ai quali i Padri costituenti hanno improntato l’intero impianto del resto della Costituzione. Leggiamo:

Art. 3: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.»

Nella ottava salvaguardia, ancor più che nelle precedenti, si evince una evidente disparità di trattamento tra le diverse categorie. Volendo esemplificare senza dilungarci nei troppi particolari e distinguo normativi, per i soggetti in mobilità, provenienti da aziende il cui stato di crisi sia stato dichiarato antecedentemente alla contro-riforma Fornero, purché cessati entro il 31 dicembre 2014, oltre ai canonici 4 anni di mobilità (al Nord solo 3) sono consentiti 36 mesi di deroga dalle more della ex Legge 223/1991 per il raggiungimento dei requisiti. In totale, si tratta di 7 anni a partire dal 1 gennaio 2015. In altre parole, queste persone rientrano nelle more della salvaguardia purché raggiungano i requisiti pensionistici entro il 6 gennaio 2021.

Per contro, un contributore volontario, che magari ha versato decine o centinaia di migliaia di euro per accumulare la dovuta contribuzione, sarà salvaguardato solo se raggiungerà la decorrenza entro il 6 gennaio 2019. Dal momento che la decorrenza si colloca 12 mesi (18 per gli autonomi) dopo il raggiungimento dei requisiti, un contributore volontario (o qualsiasi altra categoria tranne i mobilitati) dovrà aver raggiunto i requisiti entro il 31 dicembre 2017. Un ex lavoratore autonomo dovrà averla raggiunta entro giugno 2017. Ma c’è di più.

Se lo stesso contributore volontario, come anche gli stessi operatori INPS al tempo suggerivano di fare, non avesse avuto l’accortezza di versare almeno un contributo volontario prima della contro-riforma, i termini si contrarrebbero di un ulteriore anno. In sintesi: tra due ex lavoratori accreditati di identici requisiti ma cessati in ordine a diverse modalità di esodo, sussiste una sperequazione nel diritto che si estende su un arco di ben oltre 5 anni. Come questo fatto possa ritenersi coerente con l’articolo della Costituzione citato, qualcuno dovrebbe iniziare a spiegarcelo. In questo caso, l’appello all’Art. 81 della Costituzione che antepone il pareggio di bilancio ad ogni altra esigenza non ha alcun senso. Sono gli articoli della Costituzione a doversi conformare ai principi e non viceversa.

Quando si parla di esodati molte volte ci si concentra su numeri e cifre, tralasciando di prestare attenzione anche al lato umano di tutta la questione, e ai danni morali e psicologici subiti dai lavoratori esodati. Una platea di lavoratori esodati ha anche deciso di adire per vie legali contro il Ministro Elsa Fornero e il Ministero del Lavoro per “mobbing sociale” per il risarcimento dei danni morali. Ci può raccontare, da ex esodato, e per la sua esperienza di questi anni, cosa significa essere un esodato e quali sono i danni morali, oltre quelli economici, patiti da questa categoria di lavoratori?

Premesso che, per diverse ragioni, personalmente non ripongo molte aspettative nell’esito dell’azione legale citata, il lato umano costituisce il lato oscuro della intera vicenda; il lato che gli altri non riescono a cogliere e che sovente nemmeno gli stessi famigliari conviventi sono in grado di cogliere pienamente. Molto dipende dalle soggettive condizioni economiche del nucleo famigliare perché il problema si presenta sotto luce molto diversa per un monoreddito piuttosto che per un plurireddito ma, in ogni caso, sebbene in misura diversa, per entrambi subentra la frustrazione per la improvvisa comparsa dell’incertezza del futuro proprio e dei propri figli. Figli che non di rado cercano e fino a poco fa trovavano nella famiglia, a dispetto dei falsi predicatori di guerre generazionali, un provvidenziale surrogato di quello stato sociale che per loro non esiste più da anni. La condizione di esodato comporta quindi pesanti ripercussioni sulla progenie e questo diventa fonte di incomprensioni e tensioni dagli esiti non sempre controllabili.

Vorrei però evitare di circoscrivere il tutto all’emotività che, in quanto tale, è soggettiva. Le conseguenze del repentino strappo verificatosi nel canonico passaggio dal lavoro attivo alla pensione, in molti casi, è causa di vere e proprie implicazioni patologiche sotto l’aspetto psicologico. Su questo aspetto, uno studio condotto dal Dott. Lorenzo Aragione ha ben evidenziato, nella sua Tesi di Laurea in Psicologia clinica e della salute (2013 – 2014), le risultanze traumatiche della contro-riforma del 2011.

Senza dilungarmi troppo, riporto un breve stralcio delle conclusioni alle quali è pervenuto il Dott. Aragione«L’analisi dei dati raccolti permette di formulare le seguenti considerazioni. Lo studio dei risultati del SCL-90 mostra che gli esodati intervistati soffrono di un significativo abbassamento del tono dell’umore, di ansia e di disturbi da somatizzazione. Dal punto di vista dell’espressione sintomatologica, le donne e gli esodati non salvaguardati sono maggiormente interessati da tali disturbi. I punteggi alti ottenuti nelle scale della Sensitività e della Collera-Ostilità provano che gli esodati vivono un profondo sentimento di rabbia e di frustrazione. È interessante rilevare che per la scala della Collera-Ostilità non è riscontrabile una differenza statistica significativa tra gli esodati salvaguardati e i non salvaguardati, a dimostrazione del fatto che la “riparazione” del torto subito non ha placato i sentimenti ad esso legati

In conclusione, Luigi, quali sono le iniziative che intendete intraprendere con il «Comitato Licenziati o Cessati Senza Tutele» a favore delle istanze degli esodati e per la tutela di coloro che risultano ancora esclusi dalle salvaguardie?

Formulare oggi una strategia programmatica non è possibile a causa delle troppe variabili in gioco. L’appuntamento maggiore è ovviamente la Legge di Stabilità, sulla quale però gravano le ombre di un ennesimo voto di fiducia con l’incognita delle elezioni ormai all’orizzonte. Continueremo sicuramente a tessere contatti con l’on. Maestri e con gli altri soggetti politici più sensibili al problema al fine di ottenere la restituzione, in forma e sostanza, del diritto che diverse sentenze costituzionali del passato hanno affermato doversi considerare quesito quando il lavoratore si trovi ormai in prossimità del pensionamento al punto che, una revisione peggiorativa delle regole o la negazione tout-court del diritto si configurerebbe come una potenziale fonte di pesanti ripercussioni sulla sua vita futura.

Premesso che soluzioni quale l’APE, in qualsiasi versione la si coniugasse, non sarebbero applicabili agli esodati dal momento che pochi o quasi nessuno di loro ha compiuto 63 anni e considerato che comunque una simile soluzione comporterebbe un danno economico di proporzioni non indifferenti, l’unica via percorribile resta l’estensione della ottava salvaguardia o l’emanazione di una nona, economicamente sostenute mediante l’utilizzo dei risparmi provenienti dalla ottava, fino ad eventuale esaurimento delle risorse. In fondo, si chiede solo di utilizzare parte dei fondi originariamente a loro destinati e improvvidamente dirottati anzitempo. Opporsi a questa soluzione, semplice e razionale al punto da sembrare quasi lapalissiana, significherebbe dimostrare all’intero mondo dei lavoratori e soprattutto dei pensionati che gli esodati non sono stati né un fine né tanto meno un errore, bensì un preoccupante mezzo e che dovremmo attenderci pertanto altri pesanti interventi sulla previdenza, da questo o, più verosimilmente, dal governo che verrà a prescindere dalla sua connotazione politica.

Ringraziamo Luigi Metassi per la cortese disponibilità.

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