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Papa Francesco, l'Angelus di oggi domenica 17 dicembre 2017 ed il collegamento con A sua immagine!

Papa Francesco, l’Angelus domenicale. Tra poco Papa Francesco celebrerà come di consueto l’Angelus della domenica, in Piazza San Pietro, appuntamento molto atteso dai fedeli, che troverà spazio in diretta su Rai1 nel programma a Sua Immagine. Alle 10.55 oggi la Santa Messa e la celebrazione eucaristica di questa settimana verrà trasmessa dalla chiesa SS. Pietro e Paolo in Imer (TN). Subito dopo la celebrazione eucaristica si torna in studio per continuare a parlare di scuola, in attesa come ogni domenica del consueto Angelus di oggi domenica 5 novembre 2017 recitato alle 12.00 da Papa Francesco in piazza San Pietro. Scopriamo insieme le parole di oggi del Papa.

Le parole dell’Angelus di Papa Francesco di oggi, domenica 5 novembre 2017!

“Il Vangelo di oggi – ci spiega Papa Francesco – è ambientato negli ultimi giorni della vita di Gesù, a Gerusalemme; giorni carichi di aspettative e anche di tensioni. Da una parte Gesù rivolge critiche severe agli scribi e ai farisei, dall’altra lascia importanti consegne ai cristiani di tutti i tempi, quindi anche a noi. Egli dice alla folla: «Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che dicono». Questo sta a significare che essi hanno l’autorità di insegnare ciò che è conforme alla Legge di Dio. Tuttavia, subito dopo, Gesù aggiunge: “ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno”.

Fratelli e sorelle, un difetto frequente in quanti hanno un’autorità, sia autorità civile sia ecclesiastica, è quello di esigere dagli altri cose, anche giuste, che però loro non mettono in pratica in prima persona. Fanno la doppia vita. Dice Gesù: «Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito». Questo atteggiamento è un cattivo esercizio dell’autorità, che invece dovrebbe avere la sua prima forza proprio dal buon esempio. L’autorità nasce dal buon esempio, per aiutare gli altri a praticare ciò che è giusto e doveroso, sostenendoli nelle prove che si incontrano sulla via del bene. L’autorità è un aiuto, ma se viene esercitata male, diventa oppressiva, non lascia crescere le persone e crea un clima di sfiducia e di ostilità, e porta anche alla corruzione».

Papa Francesco nell’Angelus: “Siamo tutti fratelli e non dobbiamo in nessun modo sopraffare gli altri e guardarli dall’alto in basso”.

«Noi discepoli di Gesù – sottolinea Papa Francesco nell’Angelus di oggi – non dobbiamo cercare titoli di onore, di autorità o di supremazia. Io vi dico che a me personalmente addolora vedere persone che psicologicamente vivono correndo dietro alla vanità delle onorificenze. Noi, discepoli di Gesù non dobbiamo fare questo, poiché tra di noi ci dev’essere un atteggiamento semplice e fraterno. Siamo tutti fratelli e non dobbiamo in nessun modo sopraffare gli altri e guardarli dall’alto in basso. No. Siamo tutti fratelli. Se abbiamo ricevuto delle qualità dal Padre celeste, le dobbiamo mettere al servizio dei fratelli, e non approfittarne per la nostra soddisfazione e interesse personale. Non dobbiamo considerarci superiori agli altri; la modestia è essenziale per una esistenza che vuole essere conforme all’insegnamento di Gesù, il quale è mite e umile di cuore ed è venuto non per essere servito ma per servire».

Papa Francesco ed il suo ricordo dei cardinali defunti. 

Papa Francesco pochi giorni fa, nelle Grotte Vaticane, ha ricordato i cardinali defunti nel corso dell’anno. Tra questi anche l’italiano Caffarra e il tedesco Meisner, entrambi, firmatari della ormai famosa lettera dei «dubbi» circa la validità del documento papale Amoris Laetitia. La solenne commemorazione per i porporati scomparsi è stata l’occasione per fare una riflessione ampia e profonda sul concetto della morte. Papa Bergoglio ha insistito che per un cristiano «la speranza della vittoria definitiva del bene sul male, sulla sofferenza e sulla morte» dovrebbe prevalere allo sconforto del distacco da chi non c’è più. «In forza di questo divino legame della carità di Cristo, noi sappiamo che la comunione con i defunti non rimane solo un desiderio, un’immaginazione, ma diventa reale. Speranza e non disperazione, uomini della vita e non della morte, perché ci consola la promessa della vita eterna».

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