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Papa Francesco, l'Angelus di oggi domenica 3 dicembre 2017 ed il collegamento con A sua immagine!

Papa Francesco, l’Angelus domenicale. Oggi domenica 19 novembre 2017, Papa Francesco ha celebrato l’Angelus in Piazza San Pietro. In occasione della prima Giornata Mondiale dei Poveri istituita da Papa Francesco, A Sua Immagine affronterà il tema dell’indigenza e delle diverse forme di povertà, attraverso le testimonianze dirette di chi vive queste difficoltà pur mantenendo la propria dignità.

A sua immagine in collegamento con l’Angelus in Piazza San Pietro.

A sua immagine, in collegamento con Paolo Balduzzi, ha seguito l’evento in Piazza San Pietro con le svariate associazioni e diocesi provenienti dall’Italia e dall’Europa, si ascolteranno le loro storie, si racconterà il pranzo offerto dal Santo Padre a quasi 3000 poveri e si scopriranno le opere segno che resteranno da questa giornata. Alle 09.55 il collegamento è con la Santa Messa celebrata da Papa Francesco in piazza San Pietro. Subito dopo la celebrazione eucaristica, alle 11.20, A Sua Immagine torna in studio per continuare a parlare di poveri, in attesa come ogni domenica del consueto Angelus recitato alle 12.00 da Papa Francesco in piazza San Pietro.

Papa Francesco, la messa di oggi domenica 19 novembre 2017.

Ecco le parole di Papa Francesco pronunciate durante la messa celebrata a San Pietro in occasione della Giornata mondiale dei poveri: “I poveri hanno un posto speciale nel cuore di Dio: questi fratelli più piccoli, da lui prediletti, sono l’affamato e l’ammalato, il forestiero e il carcerato, il povero e l’abbandonato, il sofferente senza aiuto e il bisognoso scartato. Sui loro volti possiamo immaginare impresso il volto del signore. Nel povero Gesù bussa al nostro cuore e, assetato, ci domanda amore – ha proseguito il Papa – . Quando vinciamo l’indifferenza e nel nome di Gesù ci spendiamo per i suoi fratelli più piccoli, siamo suoi amici buoni e fedeli, con cui Egli ama intrattenersi”. “Questa – sottolinea il Papa – è la vera fortezza: non pugni chiusi e braccia conserte, ma mani operose e tese verso i poveri, verso la carne ferita del Signore.

I poveri sono il nostro ‘passaporto per il paradiso’. Se agli occhi del mondo i poveri hanno poco valore, sono loro che ci aprono la via al cielo. Per noi è dovere evangelico prenderci cura di loro, che sono la nostra vera ricchezza, e farlo non solo dando pane, ma anche spezzando con loro il pane della Parola, di cui essi sono i più naturali destinatari. Amare il povero significa lottare contro tutte le povertà, spirituali e materiali. E ci fa bene: accostare chi più povero di noi toccherà la nostra vita. Ci ricorderà quel che veramente conta: amare Dio e il prossimo. Solo questo dura per sempre, tutto il resto passa; perciò quel che investiamo in amore rimane, il resto svanisce”. A partecipare alla messa sono stati 7 mila poveri, provenienti da tutto il mondo, accompagnati dai volontari di varie associazioni di assistenza: 1500 di loro resteranno a pranzo con Francesco nell’Aula Paolo VI.

Le parole di Papa Francesco nell’Angelus di oggi domenica 19 novembre 2017.

Ecco le parole dell’Angelus di Papa Francesco di oggi, domenica 19 novembre 2017:”In questa penultima domenica dell’anno liturgico, il Vangelo ci presenta la parabola dei talenti. Un uomo, prima di partire per un viaggio, consegna ai suoi servi dei talenti, che a quel tempo erano monete di notevole valore: a un servo cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno. Il servo che ha ricevuto cinque talenti è intraprendente e li fa fruttare guadagnandone altri cinque. Allo stesso modo si comporta il servo che ne ha ricevuti due, e ne procura altri due. Invece il servo che ne ha ricevuto uno, scava una buca nel terreno e vi nasconde la moneta del suo padrone.

È questo stesso servo che spiega al padrone, al suo ritorno, il motivo del suo gesto, dicendo: «Signore, io so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra». Questo servo non ha col suo padrone un rapporto di fiducia, ma ha paura di lui, e questa lo blocca. La paura immobilizza sempre e spesso fa compiere scelte sbagliate. La paura scoraggia dal prendere iniziative, induce a rifugiarsi in soluzioni sicure e garantite, e così si finisce per non realizzare niente di buono. Per andare avanti e crescere nel cammino della vita, non bisogna avere paura, bisogna avere fiducia. Questa parabola ci fa capire quanto è importante avere un’idea vera di Dio. Non dobbiamo pensare che Egli sia un padrone cattivo, duro e severo che vuole punirci.

Se dentro di noi c’è questa immagine sbagliata di Dio, allora la nostra vita non potrà essere feconda, perché vivremo nella paura e questa non ci condurrà a nulla di costruttivo, anzi, la paura ci paralizza, ci autodistrugge. Siamo chiamati a riflettere per scoprire quale sia veramente la nostra idea di Dio. Già nell’Antico Testamento Egli si è rivelato come «Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà». E Gesù ci ha sempre mostrato che Dio non è un padrone severo e intollerante, ma un padre pieno di amore, di tenerezza, un padre pieno di bontà. Pertanto possiamo e dobbiamo avere un’immensa fiducia in Lui.

Gesù ci mostra la generosità e la premura del Padre in tanti modi: con la sua parola, con i suoi gesti, con la sua accoglienza verso tutti, specialmente verso i peccatori, i piccoli e i poveri – come oggi ci ricorda la 1ª Giornata Mondiale dei Poveri –; ma anche con i suoi ammonimenti, che rivelano il suo interesse perché noi non sprechiamo inutilmente la nostra vita. È segno infatti che Dio ha grande stima di noi: questa consapevolezza ci aiuta ad essere persone responsabili in ogni nostra azione. Pertanto, la parabola dei talenti ci richiama a una responsabilità personale e a una fedeltà che diventa anche capacità di rimetterci continuamente in cammino su strade nuove, senza sotterrare il talento, cioè i doni che Dio ci ha affidato, e di cui ci chiederà conto. La Vergine Santa interceda per noi, affinché restiamo fedeli alla volontà di Dio facendo fruttificare i talenti di cui ci ha dotato. Così saremo utili agli altri e, nell’ultimo giorno, saremo accolti dal Signore, che ci inviterà a prendere parte alla sua gioia”.

Le parole del Papa all’assemblea plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura.

Papa Francesco, pochi giorni fa, nel corso dell’udienza ai partecipanti dell’assemblea plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura, ha parlato anche del rapporto tra scienza e teologia: “La scienza, come qualsiasi altra attività umana, sa di avere dei limiti da rispettare per il bene dell’umanità, e necessita di un senso di responsabilità etica. Rimane sempre valido il principio che non tutto ciò che è tecnicamente possibile o fattibile è perciò stesso eticamente accettabile“.

Il Papa ha lanciato un appello affinché il progredire della conoscenza non aumenti le disuguaglianze: “E’ necessario ricordare la destinazione universale dei beni, che riguarda anche quelli della conoscenza e della tecnologia. Il progresso scientifico e tecnologico serve al bene di tutta l’umanità e i suoi benefici non possono andare a vantaggio soltanto di pochi. In tal modo, si eviterà che il futuro aggiunga nuove disuguaglianze basate sulla conoscenza, e aumenti il divario tra ricchi e poveri. Le grandi decisioni sull’orientamento della ricerca scientifica e gli investimenti su di essa vanno assunte dall’insieme della società e non dettate solo dalle regole del mercato o dall’interesse di pochi.

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