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Riforma pensioni, oggi 25 novembre 2017. Novità su pensioni anticipate, flessibilità, Ape, legge di Bilancio!

Riforma delle pensioni, oggi 25 novembre 2017. Le ultime news sulle pensioni e la legge di Bilancio, vengono fornire dal presidente della commissione lavoro alla Camera Cesare Damiano che dichiara:”Per l’assunzione dei giovani la legge di Bilancio prevede uno sconto strutturale del costo del lavoro, a partire dal 2018. Un fatto positivo. Una vera discontinuità con gli incentivi-spot del Jobs Act che andrebbe apprezzata. Un analogo intervento di vantaggio andrebbe previsto per la previdenza. Ad esempio, andrebbe abbassata o eliminata la soglia (2,8 volte la pensione minima, che corrisponde a una pensione di circa 1.300 euro mensili) che consente di accedere alla pensione anticipata a 63 anni a chi ha un calcolo interamente contributivo. Una misura stupida, vessatoria e iniqua contro i giovani, la maggioranza dei quali, svolgendo un lavoro discontinuo, non potrà mai arrivare a quel traguardo e quindi dovrà rimandare il momento della pensione”.

Lo dichiara Cesare Damiano, all’agenzia Dire ed aggiunge:“Se come viene sempre spiegato, chi ha cominciato a lavorare dal 1996 avrà un calcolo dell’assegno pensionistico basato sulla restituzione dei contributi versati, ridimensionare o togliere questa ‘ghigliottina’ sarebbe a costo zero. Infatti, se in pensione si va prima, la pensione sarà più bassa. Sappiamo che il ministro Padoan ha dimostrato una certa sensibilità sul problema dei giovani: allora accetti di affrontare questo argomento respingendo i ricatti degli emissari di Bruxelles che continuano a considerare la previdenza come un problema contabile e non come un tema sociale. La fase delle pensioni-bancomat per coprire il debito dovrebbe essere finita, dopo l’enorme salasso realizzato dal Governo Monti”, conclude.

Pensioni anticipate e Ape social, la disamina di Morena Piccinini dell’Inca.

Sul capitolo pensioni anticipate ed Ape Social, Morena Piccinini, presidente Inca, che traccia un bilancio “quasi” definito, quando manca qualche giorno (30 novembre) alla conclusione della prima fase di sperimentazione dell’indennità di anticipo pensionistico a 63 anni, a carico dello Stato, rivolta a disoccupati, disabili, addetti ad attività gravose e per coloro che assistono familiari non autosufficienti. Al momento, risultano accolte 22 mila richieste, mentre 44 mila sono state respinte. L’operazione di riesame, ottenuto solo dopo una richiesta fortemente sollecitata dal patronato della Cgil, dovrebbe concludersi senza cambiare significativamente il saldo finale. Risultato: su circa 66 mila domande complessivamente presentate meno della metà, con molta probabilità, avrà riconosciuto il diritto all’indennità di anticipo pensionistico, mentre i restanti rimarranno a bocca asciutta.

La Piccinini sottolinea:“Per capire quanto le promesse fatte dal governo sull’allargamento della platea di Ape sociale si traducano effettivamente in una vera opportunità aggiuntiva, forse bisogna fare un passo indietro e partire dalla gestione delle domande di indennità già presentate”.  Dei 330 milioni di euro stanziati nel 2017 per una platea previsionale di circa 60 mila lavoratori ne rimarrebbe inutilizzata la maggior parte. “Una bella sforbiciata – commenta Piccinini – che decreta il fallimento di una misura, tanto attesa per attenuare, almeno in parte, gli effetti dell’innalzamento automatico infinito dell’età pensionabile, unico in Europa. E non basteranno neppure gli impegni assunti dal governo nel confronto conclusivo con i sindacati per ‘ribilanciare’ il saldo in favore di una effettiva estensione del diritto”.

In altre parole, considerando gli ostacoli interpretativi sull’applicazione della norma – che permangono – l’inserimento di altre 4 categorie di attività gravose (marittimi, operai e braccianti agricoli, siderurgici, addetti alla prima e seconda fusione, lavoratori del vetro, addetti ad alte temperature e ai pescatori) e il riconoscimento alle lavoratrici madri di un beneficio di un anno di anticipo pensionistico per ciascun figlio, fino a un massimo di due, non basteranno per garantire ad un numero più ampio l’accesso all’indennità. “Anzi – avverte la Piccinini –; la scelta del governo di non inserire l’allargamento della platea di Ape sociale nell’emendamento sulle pensioni alla legge di Bilancio, aspettando di verificare quanti risparmi si siano realizzati nella prima fase di sperimentazione, supporta piuttosto l’idea che alla fine la platea dei beneficiari resterà immutata. Il saldo, quindi, si tradurrebbe in una ‘grande illusione’, sia per i primi che hanno presentato la domanda sia per coloro che si illudono di poterci rientrare con l’allargamento, azzerando definitivamente per entrambi le rispettive aspettative”.

Inca: dubbi sulla conservazione dello stato di disoccupazione!

In particolare, spiega l’Inca, per quanto riguarda i disoccupati, l’Inps ha solo parzialmente risposto ad alcune problematiche: il riesame d’ufficio delle domande respinte sta riguardando solo coloro che dopo aver usufruito della Naspi si sono rioccupati per un periodo pari o inferiore a 6 mesi, mentre “immotivatamente” sta escludendo quelli che hanno superato tale limite di tempo, pur percependo redditi inferiori al limite minimo escluso da imposizione fiscale (vale a dire 8 mila euro annui), che consente comunque di mantenere l’iscrizione nelle liste dei disoccupati. “Nell’incontro con i tecnici dell’Inps – riferisce l’Inca – l’istituto ha mantenuto una posizione di chiusura, affermando che il criterio del reddito non sarà tenuto in considerazione e che tutti coloro che si sono rioccupati con un contratto di lavoro di durata superiore a sei mesi, non avranno accesso alle prestazioni di Ape e Precoci, salvo successivi e futuri approfondimenti”.

Riforma delle pensioni, le ultime news di Susanna Camusso.

Intanto, la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, risponde sul quotidiano Repubblica alle dichiarazioni del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che aveva rivendicato come scelte di sinistra quelle fatte sulle pensioni, pensando anche ai giovani”. Per la Camusso “questa contrapposizione giovani – anziani è incomprensibile: ai giovani dobbiamo dare una pensione dignitosa dopo averli condannati per anni alla precarietà. Da vent’anni sono precari e non l’hanno scelto loro“. “L’emendamento presentato dal governo – ha aggiunto Camusso – ha le stesse tabelle sull’aumento dell’età di pensionamento che si avevano in precedenza. Le persone non ce la fanno si invecchia comunque anche se si vive più a lungo”. Rispetto, inoltre rimarca la Camusso, alla decisione di manifestare “il nostro messaggio è assolutamente chiaro: non consideriamo chiusa la vertenza sul sistema previdenziale“. Qui puoi trovare le ultime news e novità su riforma pensioni.

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