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Riforma pensioni, oggi 29 novembre 2017: pensioni anticipate, Ape, anticipo pensionistico, flessibilità, sistema previdenziale

Riforma delle pensioni, le ultime novità. Le news sul fronte pensioni e le riforme relative al nostro sistema pensionistico vengono fornite sulla Stampa da Carlo Cottarelli, ex responsabile della spending review nazionale, che ha dichiarato: “Tra il 2009 e il 2016 la spesa per le pensioni è aumentata del 12 per cento, il resto della spesa è rimasto invariato in termini di euro (riducendosi in termini di potere d’acquisto). Fra l’altro il reddito medio dei pensionati è cresciuto molto più rapidamente rispetto al reddito pro capite degli italiani. Non è che i pensionati siano diventati ricchi, ma sono stati relativamente protetti dalla crisi rispetto ad altri gruppi sociali. In ogni caso, risparmi di spesa sono necessari anche per ridurre il nostro debito pubblico e la tassazione (entrambi troppo elevati). Destinare i risparmi di spesa all’aumento delle pensioni ostacolerebbe questi obiettivi prioritari”.

“A questo punto c’è sempre chi tira fuori un paio di assi dalla manica: il problema di come sostenere gli anziani sparirebbe se (primo asso) si aumentasse il numero di immigrati o delle persone in età lavorativa che sono ora disoccupate, scoraggiate o, comunque, assenti dal mercato del lavoro; oppure (secondo asso) se chi lavora diventasse più produttivo. In entrambi i casi ci sarebbe più reddito (più Pil) con cui sostenere il crescente numero di pensionati. Il problema è che questi assi ce li siamo già giocati”, conclude Cottarelli.

Riforma delle pensioni, gli obiettivi e priorità secondo Cesare Damiano in vista della Legge di Bilancio.

Su pensioni, riforma del sistemo pensionistico, e lavoro interviene anche Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera, che elenca gli obiettivi in vista della prossima legge di Bilancio: “Per chi è dipendente occorre superare la derogabilità di leggi e contratti voluta dal Governo Berlusconi (legge 148/2011); per chi è libero professionista (ordinista e non) va prevista l’introduzione dell’equo compenso; per chi svolge lavori intermittenti va introdotto il salario minimo di legge. Sul Jobs Act, dopo la positiva svolta della legge di Bilancio, che fa diventare ‘strutturali’ gli incentivi, occorre intervenire sui licenziamenti attraverso: l’innalzamento a un minimo di 8 delle mensilità erogate come indennità di licenziamento; la reintroduzione di un principio di proporzionalità nei licenziamenti disciplinari e la revisione della normativa di quelli collettivi. Va prolungato l’uso della cassa integrazione a tutte le situazioni, e non solo a quelle di crisi complessa”.

Cesare Damiano:”Il lavoro di cura deve essere riconosciuto” e “l’Ape sociale resa permanente”.

“Sulla previdenza – sottolinea Damiano su Italpress – va riconosciuta la dignità del lavoro di cura delle donne garantendo un anno di contributi figurativi per ogni figlio; l’APE sociale va resa permanente e va tolto l’obbligo di percepire un assegno pensionistico di 2,8 il minimo (circa 1.300 euro mensili) per consentire di poter andare in pensione con il metodo tutto contributivo, a partire dai 63 anni: uno sbarramento insensato per i giovani”, conclude.

Riforma pensioni, le repliche di Damiano a Federico Fubini.

Damiano, nelle ultime dichiarazioni rilasciate all’Agenzia Dire, interviene anche in merito alle ultime dichiarazioni di Federico Fubini, giornalista de Il Corriere della Sera:“In un articolo apparso sul Corriere, Federico Fubini contesta il fatto che il nostro sistema pensionistico sia in equilibrio, come affermato a più riprese dal ministro Poletti. Si tratta di tesi che potrebbero aprire un varco pericoloso per un nuovo e non auspicabile intervento sulle pensioni. Nonostante il fatto che il Governo, nel Documento di Economia e Finanza per il 2016, a pagina 88, abbia certificato che con le riforme delle pensioni che vanno dal 2004 al 2012 (Maroni, Damiano, Berlusconi e Fornero) si produrranno risparmi, dal 2004 al 2050, pari a 60 punti di PIL, vale a dire 900 miliardi di euro, pari a circa il 40% del totale del debito pubblico italiano”.

La spesa per le pensioni e per il sistema pensionistico.

“Stranamente – prosegue Damiano – queste cifre ufficiali non vengono mai citate. Inoltre, secondo il Rapporto n. 4 del 2017 di ‘Itinerari Previdenziali’, se depuriamo la spesa pensionistica dai costi dell’assistenza e dai circa 50 miliardi di tasse pagate ogni anno, il saldo tra Spesa pensionistica al netto delle tasse (168,501 miliardi di euro) ed Entrate al netto della quota GIAS e GPT (172,214 miliardi di euro), non risulta in disavanzo, ma con un saldo positivo di 3,713 miliardi. Una conclusione opposta a quella della Commissione UE, citata da Fubini, secondo la quale la spesa per le pensioni pubbliche supera i contributi versati di 88 miliardi di euro ogni anno. Qual è la verità? Saldo positivo di 3,7 miliardi o saldo negativo di 88 miliardi? Questi numeri mi ricordano le previsione dell’INPS e della Ragioneria sugli esodati: a dicembre 2011 erano 50.000; a giugno 2012 erano saliti a 392.000; la previsione delle 7 salvaguardie ne indicava 173.000 e l’ultimo consuntivo è sceso a 153.000”. “È come giocare i numeri al lotto. Il problema è che il dominio delle tecnocrazia sui dati pretende anche che siano ritenuto veritieri e neutrali, mentre con i numeri si fanno scelte politiche a prescindere dalla politica. Forse è ora di dire basta”, conclude.

Riforma pensioni e costi del sistema pensionistico, i rilievi di Giorgio Ambrogioni.

Anche il presidente della Cida, Giorgio Ambrogioni, dice la sua sulla situazione della previdenza italiana e commenta le dichiarazioni di Fubini.”Noi non ci riconosciamo nei dati sulla previdenza pubblicati da Fubini sul ‘Corriere della Sera’. La spesa pensionistica si sta stabilizzando, come dimostrano i dati in nostro possesso. E a noi questi titoloni ci sembrano un modo per destabilizzare, per creare allarmi ingiustificati. Noi abbiamo deciso di lanciare un’operazione verità: convocheremo per metà febbraio alla Fiera di Milano gli ‘Stati generali della silver economy’, ai quali inviteremo tutta la rappresentanza di settore seria. In quell’occasione spiegheremo lo stato reale della situazione della previdenza e quale è stato in questi anni il contributo dei seniores italiani all’economia e al welfare italiano”.

“Diciamo basta -continua- alla gogna mediatica per i pensionati, in particolare per quelli con un assegno medio-alto. Il tema delle pensioni è troppo delicato per essere strumentalizzato in chiave elettorale per tirare la volata a questo o quel partito. Noi siamo apartitici ma non vogliamo che i pensionati siano ancora considerati dei bancomat della politica come è successo in questi anni”. E per questo, aggiunge, “all’evento sulla Silver economy vogliamo spingere la politica verso una visione diversa dei seniores: pensiamo al futuro della previdenza perché siamo attenti alle pensioni future dei giovani, non solo dei pensionati”.

Pensioni, le ultime dichiarazioni di Alberto Brambilla, presidente del Centro studi itinerari previdenziali.

Per Alberto Brambilla, presidente del Centro studi itinerari previdenziali ed esperto di riferimento della Cida in materia previdenziale, “il dato degli 88 miliardi di disavanzo previdenziale non esiste, e lo possiamo dimostrare con i dati del nostro Rapporto di Itinerari previdenziali, che mette insieme i dati dei bilanci dell’Inps e delle diverse casse privatizzate, che come ogni anno abbiamo presentato al governo”. “Far uscire questi dati -spiega ancora- vuol dire farsi male da soli, fa male al Paese. Da quanto risulta dai nostri dati nel 2016 il disavanzo tra contributi e previdenza è di -21 miliardi, all’interno dei quali sono ben 19 i miliardi spesi in assistenza, di cui 10 miliardi per l’integrazione al salario minimo e 9 miliardi di maggiorazione per dipendenti pubblici”. “Il nostro Paese si fa male da solo perché mette tutta l’assistenza all’interno della previdenza, e po l’Istat comunica che la nostra spesa per le pensioni è pari al 18,5% del Pil, mentre quella della media dei Paesi Ue a 27 è del 14,7%. Ma gli altri Paesi non mettono insieme previdenza e le diverse funzioni dell’assistenza, che noi neanche specifichiamo nelle comunicazioni all’Ue”, aggiunge.

“Ma se ci riusciamo noi con il nostro Rapporto a evidenziare le voci di spesa per l’assistenza, è possibile che non ci riesce il Paese? Ma ci vogliamo fare del male da soli? Sono i conti dell’assistenza ad essere fuori controllo, non quelli della previdenza”. In conclusione, per Brambilla, “il vero problema del nostro Paese è l’evasione fiscale“. “Abbiamo il 50% dei pensionati che hanno meno di 15 anni di contributi, una cosa – avverte – che non è da Paese da G7 ma da Nord Africa. E’ chiaro che stiamo parlando di effetti dell’evasione. Su 16 milioni di pensionati, 4 milioni sono assistiti totalmente dalla fiscalità generale, altri 4 in gran parte. Sono persone che senza la pensione sarebbero a rischio di esclusione sociale“. Qui puoi trovare le ultime news e novità su riforma pensioni.

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