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Riforma pensioni, oggi 11 gennaio 2018: Ape, pensioni anticipate, opzione donna, flessibilità e Legge Fornero!

Riforma pensioni: la Cgil denuncia il flop per L’Ape. L’Ape, Anticipo pensionistico, diventato legge un anno fa con la manovra di Bilancio, e che doveva entrare in vigore dal primo maggio 2017 non ha ancora messo in pagamento un assegno, né nella versione «sociale», interamente a carico dello Stato e riservata alle categorie più deboli, né in quella «volontaria». in un anno neanche un assegno pagato. Secondo l’analisi della Cgil, per lo Stato si prospettano risparmi nei costi per circa 1 miliardo di euro fra il 2017 e il 2018.

Come sottolinea Enrico Marro sul Corriere, i ritardi nei decreti attuativi e i severi criteri di accesso dettati dagli stessi determineranno, nel caso dell’Ape sociale, un numero di ammessi al beneficio nel 2017 (tra domande già accolte e quelle che lo saranno in questi giorni) di appena 18.902 persone, secondo uno studio della Cgil a partire dai dati dell’Inps. Se si amplia l’analisi ai lavoratori «precoci», cioè quelli che hanno cominciato a lavorare prima dei 18 anni e che la norma ammette al pensionamento anticipato, considerando che questi saranno 12.388, la Cgil calcola che lo Stato spenderà quest’anno circa mezzo miliardo in meno di quanto stanziato: circa 90 milioni per l’Ape sociale, contro i 300 stanziati; e 56 milioni contro i 350 destinati ai «precoci». Il risparmio totale è di 504 milioni. Ai quali, continua la ricerca della Cgil, se ne aggiungeranno 554 nel 2018, sempre rispetto alle risorse stanziate. Questo perché nel 2017 verranno accolte in tutto, tra Ape sociale e «precoci» solo 31.290 domande, meno della metà delle 66mila presentate all’Inps e circa la metà delle 60mila che il governo aveva stimato un anno fa (35mila per l’Ape e 25mila per i precoci).

Inoltre, i primi assegni verranno messi in pagamento a gennaio e conterranno gli arretrati (in alcuni casi da maggio 2017) solo per 11.624 persone che hanno chiesto l’Ape sociale, calcola la Cgil, in buona parte disoccupati senza più ammortizzatori da almeno tre mesi, quindi senza stipendio né. E i «precoci» che avranno gli arretrati da maggio saranno solo 3.495. Per Roberto Ghiselli, segretario confederale Cgil, «bisogna abbassare il requisito contributivo per i “gravosi” da 36 a 30 anni e modificare la continuità professionale richiesta di 6 anni su 7».

Ape, i commenti di Morena Piccinini dell’Inca: “Un fallimento facilmente prevedibile!”

Secondo la presidente di Inca (Istituto Nazionale Confederale di Assistenza, il patronato Cgil) il fallimento dell’Ape della riforma pensioni è evidente. Commenta Morena Piccinini sulla rivista del patronato “Esperienze”: «Un fallimento facilmente prevedibile, se tutto andrà come dovrebbe andare, i primi assegni di indennità Ape sociale e anticipo pensionistico per lavoratori precoci non arriveranno prima di gennaio 2018». Secondo l’Inca i risultati sono tutt’altro che incoraggianti: «Con la prima, sono state accolte 15.493 domande di certificazione di Ape sociale e 9.031 richieste di lavoratori precoci (pari al 39% e al 34% del totale), per un numero complessivo di 24.524 domande su 65.972 richieste complessivamente pervenute, pari al circa il 37%; ben al di sotto della metà».

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