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Riforma pensioni oggi 18 luglio 2017: pensioni anticipate, quattordicesima, pensioni dei parlamentari, PEPP

Riforma delle pensioni e legge di Bilancio 2018. Le ultime novità sulle pensioni provenienti dalla Legge di Bilancio 2018 sono state illustrate dall’Anief che ha ricordato che il 22 dicembre è stato approvato il testo della manovra. Tra le modifiche più significative, ricordate dall’Anief, troviamo l’ampliamento dei beneficiari dell’Ape social e dei lavoratori precoci con l’inserimento di ulteriori professioni nella categoria lavori gravosi: operai agricoli, pescatori, marittimi e lavoratori del siderurgico. Inoltre, per la stessa categoria, è stato inserito un ulteriore lasso di tempo in cui maturare il minimo di anni richiesti per l’attività di lavoro gravoso; oltre ai 6 anni maturati almeno negli ultimi 7 di attività, è infatti adesso possibile aver maturato 7 anni di attività gravosa negli ultimi 10.

Da segnalare che le categorie dei lavori gravosi sono esenti dall’adeguamento dell’età pensionabile previsto per il 2019, a condizione che i lavoratori abbiano maturato almeno 30 anni di contributi. Per quanto concerne la categoria disoccupati potranno richiedere il beneficio anche i lavoratori con contratto a tempo determinato con almeno 18 mesi di lavoro dipendente nei 3 anni precedenti alla cessazione del rapporto.

Pensioni e dati Istat: le condizioni di vita dei pensionati. 

Secondo i dati diffusi dall’Istat sulle condizioni di vita dei pensionati negli anni 2015-2016, sono in netto calo i pensionati che continuano a lavorare. Nella Rilevazione sulle forze di lavoro, i ritirati dal lavoro che nel 2016 percepiscono una pensione e allo stesso tempo si dichiarano nella condizione professionale di occupato continuano a diminuire, risultando pari a 436mila (-15,5% sul 2011). Questi in tre casi su quattro sono di sesso maschile e nell’86% svolgono un lavoro autonomo, per due terzi risiedono nelle regioni settentrionali e per un terzo lavorano a tempo parziale. Il 54,0% ha al massimo la licenza media mentre uno su quattro è in possesso di un diploma. Il segmento dei laureati, circa un quinto del totale, è rimasto sostanzialmente stabile tra 2011 e 2016 perché il calo maggiore è avvenuto
fra i meno istruiti.

Dal punto di vista anagrafico, nel 2016 circa il 75,7% dei pensionati occupati ha almeno 65 anni (53,7% nel 2011) mentre il 37,4% è over 70 (25,0% nel 2011). Tra il 2011 e il 2016 sono invece dimezzati i 60-64enni. Per tale ragione, l’età media di questo gruppo arriva a 68 anni e mezzo (66 nel 2011), con livelli più alti per gli uomini (69 anni contro i 67 delle donne).

Riforma delle pensioni: modifiche alla legge Fornero.

L’abolizione della legge Fornero sulle pensioni è uno dei capisaldi del programma elettorale di Potere al popolo. Si legge nel manifesto programmatico:” L’attacco al lavoro in questi anni è stato sistematico. Si è rivolto contro le persone al lavoro, contro chi, avendo lavorato tutta una vita, si è visto togliere il diritto ad una pensione certa e dignitosa, contro le disoccupate e i disoccupati. Le “riforme” previdenziali che si sono succedute, dalla Dini alla Maroni, alla Fornero, hanno ridotto notevolmente l’ammontare dell’assegno pensionistico, ed hanno aumentato continuamente l’età pensionabile. Gli effetti della legge Fornero sono stati violentissimi per tutti i soggetti coinvolti: per i lavoratori in produzione che non ce la fanno a continuare a lavorare in età avanzata, per le donne su cui grava ingiustamente il doppio carico del lavoro produttivo e riproduttivo; per i giovani che trovano un nuova barriera nell’accesso al lavoro dalla forzata permanenza degli adulti/anziani. Negli ultimi tre anni gli occupati sono aumentati di 1 milione tra gli ultracinquantenni, mentre i contratti precari sono aumentati di 500mila unità.

Le controriforme pensionistiche sono state giustificate dallo spettro della mancata tenuta del sistema pensionistico. Ma il rapporto tra contributi versati e pensioni erogate, al netto dell’assistenza e delle tasse, è in attivo dal 1996, grazie principalmente ai contributi dei lavoratori dipendenti che versano molto di più di quanto prendano poi. Per questo lottiamo per: l’abolizione della “riforma” Fornero; un trattamento pensionistico dignitoso, proporzionato all’ultimo salario percepito; il diritto alla pensione a 60 anni per tutti; l’adeguamento delle pensioni minime al reale costo della vita, per una vecchiaia dignitosa; l’introduzione di un minimo di pensione, con 15 anni di contributi, compresi i contributi figurativi; l’introduzione per le pensioni future di un massimo di pensione e di cumulo dei trattamenti pensionistici a 5000 euro lordi mensili”. Qui puoi trovare le ultime news e novità su riforma pensioni.

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