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Pensioni: le ultime news su flessibilità ed Ape ad oggi 12 ottobre 2016

Riforma delle pensioni: ultime novità su Opzione donna. Nonostante il pressing e le varie iniziative a sostegno della proroga di Opzione donna al 2018, l’obiettivo non è stato centrato e nella Legge di Bilancio 2018 non è stato dato spazio alla proroga del regime sperimentale per le pensioni anticipate al femminile. Il Movimento Opzione Donna si è reso promotore di uno sciopero della fame a staffetta durato diciassette giorni “per la difesa del diritto alla proroga di Opzione Donna al 2018” e quale atto di protesta “contro un Governo cieco e sordo”.

Non tutto, però, sembra perduto: il presidente della Commissione lavoro alla Camera, Cesare Damiano, ha dato qualche speranza  a quante sperano di poter accedere alla misura in futuro.”La strada è stata aperta, nonostante le forti resistenze, e andrà completata riprendendo il discorso delle risorse stanziate e non spese per le salvaguardie e Opzione Donna”, ha affermato.

Riforma delle pensioni: mancata proroga di Opzione donna. 

Lucia Rispoli, amministratrice del gruppo Facebook “Movimento Opzione Donna”, ha analizzato in un lungo post varie riforme delle pensioni, soffermandosi sull’impatto che hanno avuto sulle donne. “Il nostro Paese ha vissuto decenni ispirato dal concetto di sviluppo, al quale nell’ultima legislatura si è accompagnato il concetto di ‘necessaria riforma’, ha affermato.

Per Rispoli:”In nome di questa eccitante idea di ‘politica riformista’, che ha caratterizzato i governi delle ultime legislature, ora questo è un Paese dove sussiste una costante riduzione di tutele e di diritti, aggravata dalla totale assenza di gradualità nella imposizione delle riforme approvate! In relazione alle donne sono state addirittura utilizzate, per attuare le necessarie riforme per risanare questo Stato malato, le medesime disposizioni delle “pari opportunità”, a suo tempo intervenute quale segno di progresso culturale nell’interesse delle donne”.

Riferendosi in maniera specifica ad Opzione donna, Rispoli ha affermato:”Appare incredibile che la Ministra Fornero, nel suo impegno a trasformare il sistema pensionistico italiano secondo un tecnicismo burocratico, abbia deciso di mantenere in essere la flessibilità pensionistica a favore delle Donne prevista da Opzione Donna fino al 2015, senza comprendere la reale esigenza di prolungare quel regime sperimentale proprio per delineare quella gradualità indispensabile, laddove in una sola notte stava trasformando drasticamente la vita delle donne di questo Paese, tuttora tra gli ultimi posti in Europa nel superare le differenze di genere!
Appare incomprensibile che “Opzione Donna”, dopo la bollinatura della Ragioneria dello Stato, che ha reso compatibile, per lunghi dieci anni, questo regime sperimentale con gli equilibri della finanza pubblica, non sia stata valutata come una opportunità per le casse dello Stato, ma solo come un effetto dal punto di vista degli oneri a carico dello Stato. Eppure Opzione Donna è una misura pensionistica “virtuosa” più di ogni altra attualmente vigente: i vantaggi socio- economici derivanti dalla sua sussistenza e dalla sua prosecuzione sono indiscutibili!

Appare inaccettabile che il Parlamento non abbia saputo raccogliere le indicazioni di “necessaria flessibilità” del legislatore riformista del 2004 allorquando, a fronte di un inasprimento del requisito anagrafico (il c.d. scalone), decise di concedere in via sperimentale per ben dieci anni, fino al 2015, l’opportunità a tutte le lavoratrici dipendenti pubbliche o private e autonome di optare per l’andata in quiescenza a 57/ 58 anni di età e 35 di contributi, a condizione che il relativo trattamento fosse interamente liquidato sulla base delle sole regole del calcolo contributivo.

Appare gravissimo che il Parlamento non abbia saputo ancora imporre all’Europa una proroga del regime sperimentale Opzione Donna, quale intervento legislativo in grado di offrire la necessaria flessibilità al pensionamento delle donne, alla luce dell’immediato risparmio pari a circa 3 miliardi di euro già conseguito proprio con gli effetti della riforma Fornero sulla vita delle sole donne con l’innalzamento richiesto in applicazione della sentenza di Corte Europea, nonché degli ulteriori futuri risparmi per le casse dello Stato connessi con la scelta delle donne optanti di ricorrere “per tutta la vita” a questo regime sperimentale comportante una pensione con il calcolo contributivo, in sostituzione del sistema retributivo/misto della pensione, ed una perdita di circa il 20-30% dell’assegno pensionistico. Appare inaccettabile che il Parlamento non abbia chiesto le ragioni per cui l’onere di 200 milioni previsto per la copertura del regime sperimentale Opzione Donna per il solo anno 2015, sulla base del quale venne predisposta la relativa norma , si sia trasformato in pochi mesi in 2 miliardi di euro ferma restando la platea di 33.600 donne, ben definita dalla norma stessa”.

“Non è quindi vero che non c’erano e non ci sono risorse per fare stare meglio le donne! Ci siamo chieste se in questo nostro Paese è ancora presente un progetto di politiche di genere previdenziali privo di discriminanti. La nostra risposta è NO!
Solo a titolo esemplificativo, ipotizzare che la maternità possa essere considerata uno sconto contributivo ai fini pensionistici solo per alcune categorie di donne è una discriminante che colpisce ancor di più le donne, perché effettuata all’interno del genere femminile!
Pur ritenendo che i criteri di flessibilità devono essere applicati anche al requisito anagrafico e non solo a quello contributivo, se la maternità deve essere considerata un criterio per favorire l’accesso anticipato delle donne alla pensione, essa deve essere applicata in egual misura all’intero genere femminile.
Riteniamo comunque che le storie di vita delle donne, qualsiasi forma prendano, hanno diritto di essere riconosciute, perché “il destino delle donne non è fare figli, ma vivere”.
Forse, la donna che non ha diritto al riconoscimento della maternità non paga le tasse?”, ha concluso. Qui puoi trovare le ultime news e novità su riforma pensioni.

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