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Rimettersi in forma dopo le feste andando oltre la forma: le diete etiche vegane e quelle flessibili flexitariane.

Dopo le festività natalizie è quasi una regola trovare l’ago della bilancia propendere un po’ di più verso destra. Infatti, le feste nel nostro paese non rappresentano solamente una questione religiosa, ma anche un’occasione per tutta la famiglia a riunirsi per condividere cibi e pietanze della nostra tradizione. Tuttavia, si può facilmente debellare il grasso accumulato e depurare il nostro organismo facendo attenzione a ciò che si mangia dopo le festività. È opportuno, oltre ad alimentarsi con un contenuto calorico leggermente ristretto, effettuare uno stile di vita corretto cercando di non saltare mai i pasti e di affidarsi a fantomatiche diete che promettono miracoli. E’ consigliabile inoltre abbinare ad un regime alimentare sano almeno 30 minuti di attività fisica giornaliera.

Tuttavia ricominciare da questo imput personale è un’occasione anche per rivedere le proprie posizioni sul tipo di alimentazione che, inizialmente per il semplice smaltimento dei kg di troppo, andremo ad adottare.

L’errata concezione del cruelty free come semplice dieta dimagrante: e si ritorna spesso al consumo di prodotti animali. 

Angelina Jolie, Bill Clinton, Chris Martin: cosa hanno in comune? Sono vegetariani o vegani pentiti. L’attrice e l’ex presidente Usa hanno fatto dietrofront per “motivi di salute”, il cantante dei Coldplay dopo anni senza hamburger per amore dell’ex moglie Gwyneth Paltrow di recente ha ceduto alla carne.

Negli Stati Uniti sembra una scelta boomerang diffusa. L’organizzazione no profit Human Research Council ha svolto una ricerca su oltre 11.000 persone e ha concluso che l’84% dei veg torna a essere onnivoro. Cerchiamo di capire cosa c’è all’origine di questo “pentimento”. Rinunciare alla bistecca è considerato un atto eroico. La spesa, le ricette, le cene con amici: essere vegetariani è una scelta che coinvolge, e spesso stravolge, l’intero stile di vita.

La causa di questa inversione ad U è semplice: per il 46% degli ex consumatori di carne, dice Eurispes, la scelta veg è dettata da motivazioni di salute e benessere, per la maggior parte un metodo per accantonare una volta per tutte i kg di troppo ed il colesterolo, solo per il 30% dalla sensibilità verso gli animali o la natura. «Chi rinuncia alla dieta onnivora compie una personale rivoluzione: solo in secondo luogo si cambia il piatto per cambiare il mondo, perché quel piccolo gesto può impattare sull’ambiente, riducendo lo sfruttamento intensivo dei terreni e degli allevamenti» spiega Elisabetta Moro, docente di Antropologia culturale all’università di Napoli Suor Orsola Benincasa. La rivoluzione ambientale semplicemente come una piacevole conseguenza dunque.

«In un’epoca di abbondanza dove il cibo è esibito ovunque, rinunciare alla carne è vissuto come un atto eroico che richiama i sacrifici religiosi. Ma si rivela difficile. Alla lunga viene a mancare la convivialità: in una quotidianità in cui si è spesso soli e di fretta, torna il bisogno di ritrovarsi anche nel classico pranzo domenicale, che tradizionalmente include cibi sia vegetali sia animali. I vegetariani cedono per non isolarsi. E ritrovano la libertà della dieta onnivora, che caratterizza la storia umana» continua la Moro. Mangiare green non basta a salvare il Pianeta. Essere vegetariani è inutile: è la tesi shock del libro di Lierre Keith Il mito vegetariano (Sonzogno). Se essere vegetariani è una scelta ininfluente su un reale cambiamento della diminuzione della domanda e dell’offerta dei prodotti animali e dei danni sull’ambiente, lo stesso non si può dire della scelta vegana. Contrariamente agli States in Italia, secondo i dati Eurispes, i vegani, puristi e convinti, sono triplicati, mentre i vegetariani diminuiscono.

L’impatto ambientale di ogni tipo allevamento, inclusi quelli per la produzione di uova e latticini. 

La condivide Marina Berati, attivista e studiosa convinta che solo la dieta vegana salvaguardi davvero la Terra, perché carne, pesce, uova e latticini hanno un impatto ambientale 17 volte maggiore rispetto agli alimenti vegetali. Così chi ha tentato il cammino “cruelty free” senza escludere del tutto i derivati animali oggi si sta spostando sul regime reducetariano: ovvero la riduzione della quantità di carne, l’attenzione alla qualità e alla sostenibilità dei cibi. «Possiamo chiamarli anche flexitariani, persone convinte che mangiare sia un gesto salutare e sociale» dice Lucia Bacciottini, biologa nutrizionista, autrice di Flexitarian diet. La dieta flessibile (Giunti).

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