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Riforma pensioni, oggi 12 gennaio 2018: pensioni anticipate, flessibilità quota 41, precoci, pensioni donne

Riforma pensioni, le ultime news ad oggi. Le ultime news sul fronte pensioni e quota 41 vengono fornite da Luigi Di Maio, candidato premier del Movimento 5 stelle, che parlando a Fatti e misfatti su Tgcom24 ha dichiarato: “Siamo rimasti gli unici a volere l’abrogazione della legge Fornero: l’accordo nel centrodestra si doveva basare su quello ma ieri Berlusconi ha detto che non si abolisce più. Noi abbiamo un progetto che si chiama quota 41, che dice che dopo 41 anni di lavoro devi andare in pensione, non esiste più la somma di tempo di lavoro ed età. La legge Fornero va abolita non solo per chi deve andare in pensione ma per i giovani che devono trovare lavoro”.

Riforma pensioni e abrogazione Legge Fornero, le ultime news di Gianni Geroldi. 

Gianni Geroldi, economista esperto di materia previdenziale, componente del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale, si è così espresso in merito all’ipotesi di abolire la legge Fornero: “Impossibile abolire la legge Fornero perché bisognerebbe trovare una copertura finanziaria di dimensioni insostenibili”. Geroldi ha così commentato con Labitalia: “Quando si parla di pensioni il costo da calcolare di un’eventuale revisione o abolizione del sistema in vigore, non è mai solo quello dell’anno corrente, ma quello dato dalla sommatoria di anni. C’è poi la questione fondamentale: ossia che le persone in pensione sono sostenute da quelle che lavorano. Le misure statistiche si riferiscono convenzionalmente a una popolazione in età da lavoro tra i 15 e i 64 anni. Ma questi confini nella realtà sono stati modificati: si può fissare una prima data di entrata nel lavoro convenzionalmente a 20 anni così come si è spostata la data di uscita”.

Geroldi ricorda che “la legge Fornero è stata varata in un momento di emergenza e sotto la spinta di pressioni internazionali, per questo è una misura rigida che però ha già cominciato a essere resa più flessibile, come dimostra l’accordo siglato dal governo Gentiloni coi sindacati sulle categorie che non saranno soggetto all’adeguamento automatico dell’età di pensione all’aspettativa di vita”.”E mi pare che su questa strada, di rendere meno rigide le regole di uscita, si stiano avviando anche Pier Carlo Padoan e alcune dichiarazioni della stessa Fornero”, dice Geroldi che ricorda: “Quando nel 1995 abbiamo cominciato a mettere mano al sistema previdenziale con la riforma Dini, la media dell’età di uscita dal lavoro era di 51 anni. Ci ponemmo l’obiettivo (che allora sembrò ambiziosissimo) di portarla a 60, stabilendo un range di uscita nella fascia di età 57-65 anni”.

Età pensionabile e flessibilità in uscita nell’analisi di Gianni Geroldi.

Prosegue Geroldi: “Occorre più flessibilità in uscita, anche perché oramai chi ha il vecchio sistema retributivo è una quota in via di estinzione, chi ha un sistema misto pian piano vedrà adeguarsi la prestazione al contributivo e quindi quando tutti saranno con il contributivo, che è concepito come una sorta di conto individuale con cui ognuno si paga la pensione, l’età anagrafica avrà importanza solo ai fini dell’adeguatezza dell’assegno pensionistico. Occorre, dunque, andare avanti nella strada di individuare categorie cui dare l’opportunità di essere ‘flessibili‘.

Pensioni delle donne e dei giovani, il matching contribution, il sostegno ai contributi proposto da Geroldi.

Ci sono, però, settori di lavoratori penalizzati dalla riforma Fornero: le donne, i giovani a basso salario, chi ha una carriera lavorativa discontinua. “In questi casi piuttosto che pensare di dare a tutti un minimo di 1.000 euro come propone Berlusconi (cosa che creerebbe una discriminazione nei confronti di quei tanti pensionati che 1.000 euro li percepiscono dopo aver versato una vita di contributi), meglio fare quello che gli inglesi chiamano matching contribution“.

Si tratta, spiega l’economista, di “un sostegno pubblico ai contributi individuali, dato durante la carriera”. “L’ampliamento dei contributi entra direttamente nel conto personale ed è stabile, non soggetto a leggi o regole che possono cambiare. E’ una dote individuale che costituisce anche un forte incentivo all’emersione del lavoro nero”. Uno dei vantaggi di questa misura, conclude Geroldi, “è che questi soldi escono realmente dalle casse dello Stato solo al momento in cui il lavoratore va in pensione”.Qui puoi trovare le ultime news e novità su riforma pensioni.

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