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Riforma pensioni, oggi 14 novembre 2017

Pensioni scuola 2018. Il Miur ha comunicato i dati relativi al personale docente ed Ata che ha inoltrato domanda per la cessazione dal servizio a partire dal 1° settembre 2018. Il Ministero dell’struzione ha segnalato che complessivamente i docenti che hanno presentato domanda di quiescenza sono stati 25.246, mentre per quanto riguarda il personale ATA – gli amministrativi, i tecnici, i collaboratori scolastici e i Dsga – sono state inoltrate 7.936 domande. I numeri forniti sono ancora provvisori, in quanto non sono incluse le domande per l’accesso all’Ape social ed il numero di coloro che verranno collocati a riposo d’ufficio.

Alla luce di tali dati l’Anief  ha osservato:”Globalmente, considerando anche queste categorie, nel comparto scuola nel corso dell’anno a lasciare il servizio per il pensionamento saranno oltre 50mila dipendenti. I quali, sommati agli attuali posti vacanti, alle 40mila cattedre di sostegno in deroga, ai 20mila spostati con l’ultima Legge di Stabilità da organico di fatto a quello diritto, porteranno anche quest’anno ad avere ben oltre 100mila supplenze annuali di lunga durata”.

Pensioni scuola ed età pensionabile.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, ha dichiarato:”E’ assurdo che dal 2019 si dovrà lavorare fino a 67 anni oppure avere, senza differenze, 43 anni di contributi per accedere alla pensione anticipata. Nella scuola il personale è sottoposto a un logorio tale che non può assolutamente perdurare fino a quasi 70 anni. Senza dimenticare che docenti e Ata cominciano di norma a lavorare con continuità solo dopo un lungo periodo di precariato: quindi, iniziando ad accumulare contributi non prima dei 30 anni, è normale che quasi nessuno potrà uscire attraverso la pensione di anzianità.

Pacifico ha aggiunto:”Inoltre, la riforma Renzi-Giannini, la Legge 107/15, ha complicato ancora di più le cose, perché anziché assumere i precari, già selezionati, abilitati e formati, con effetto immediato – estendendo il doppio canale alle graduatorie, a partire dall’esaurimento di candidati nelle GaE ed in quelle di merito derivanti da concorso, colmando nel contempo i tanti posti vacanti – si è preferito puntare su un reclutamento “lumaca”: gli anni di formazione-concorso-supplenze (pagate per un biennio 400 euro al mese) sfioreranno, nella migliore delle ipotesi, il decennio”.

“Ma non finisce qui”, ha proseguito il presidente nazionale Anief:”Perché un docente che fino a due anni fa percepiva una pensione di 1.500 euro, dai nostri calcoli lascerà il servizio a 70 anni con 46 anni e mezzo di contributi versati, percependo una pensione collocata nella fascia 825 euro – 930 euro. Produrre un aumento sostanzioso del tabellare dello stipendio sarebbe servito anche a contrastare tale destino: assegnare, invece,appena 85 euro lordi dopo nove anni di blocco servirà davvero a poco”.Qui puoi trovare le ultime news e novità su riforma pensioni.

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