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Amnistia e indulto, carceri e detenuti, le ultime news al 3 febbraio 2018

Amnistia e carceri, le ultime news al 23 gennaio 2018: una nuova aggressione all’interno delle carceri. Un nuovo episodio di violenza si è verificato all’interno delle carceri italiane. Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe rende noto che nella Casa circondariale di Ariano Irpino c’è stata una violenta colluttazione tra detenuti durante i detenuti ai colloqui con i familiari, e solo il tempestivo intervento degli agenti di polizia penitenziaria ha evitato che accadesse il peggio: un detenuto, infatti, è stato trasportato con urgenza al pronto soccorso a causa di gravi lesioni riportate.

Il Sappe protesta: “Il personale della Polizia Penitenziaria resiste solo grazie al proprio senso del dovere ma si sente sempre più abbandonato. I livelli di sicurezza sono sempre più bassi causa un costante sovraffollamento della popolazione detenuta, carenza organica del Corpo, carenze strutturali ed assenza di supporti tecnici per potenziare la vigilanza. Bisogna evidenziare anche le carenze di una organizzazione del lavoro interna: la struttura penitenziaria di Ariano non applica i principi fondamentali sanciti e sottoscritti tra le parti negli accordi sia essi Nazionali, Regionali e Locali tanto che il Sappe ha attivato in merito la Commissione Arbitrale Regionale presso il Prap a Napoli per la soluzione di precise rivendicazioni e ripristino di giuste relazioni sindacali con la direzione dell’Istituto arianese. Il Sappe chiede che le cose cambino e le autorità intervengano sulle molteplici criticità denunciate nel tempo per detto Istituto”.

Le ultime news dal mondo delle carceri ad oggi, 23 gennaio 2018: il disagio dei ragazzi del carcere minorile di Napoli.

Ultimamente il problema delle baby gang è sotto i riflettori, e Maria Franco, insegnante nell’Istituto Penale Minorile di Napoli, parla del disagio dei giovani che incontra durante il suo percorso. Redattore Sociale riporta alcune parole dell’insegnante, preoccupata di questi ragazzi che non hanno punti di riferimento ed hanno come unico valore il potere.

L’atteggiamento violento è una conseguenza del loro disagio: “Mi sembra la reazione di chi si sente, in realtà, invisibile e ha il terrore che qualcuno penetri la sua nudità, di chi non ha una pelle che lo difenda dal mondo. Una pelle fatta da un ambiente mediamente sano e, soprattutto, da una famiglia, per parafrasare Winnicott, sufficientemente buona. Chi non si sente amorevolmente visto, chi non ha reti che lo sostengano e punti di riferimento cui ancorarsi, risponde (può rispondere) cercando un’identità nella violenza, considerata come la propria forza: così tutti potranno vedere quanto è potente, quanto è grande”.

I ragazzi, spiega Maria Franco a Redattore sociale, non riconoscono nessuna autorità, l’unico obiettivo è avere denaro per acquisire potere. I ragazzi che arrivano a Nisida sono cresciuti in strada perché non hanno una solida famiglia alle spalle, ed è necessario che la scuola, la parrocchia e le altre istituzioni lavorino per aiutare queste famiglie. Qui puoi trovare tutte le ultime news su amnistia, indulto e carceri.

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