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Riforma pensioni, oggi 11 febbraio 2018: pensioni anticipate, abrogazione legge Fornero, quota 41

Riforma pensioni, le ultime novità. Le news sul fronte pensioni e legge Fornero vengono fornite da il segretario della Lega, Matteo Salvini, a Rtl 102.5: “Berlusconi può scherzare su altro ma non sui diritti degli italiani di andare in pensione”. Nel centrodestra, ha spiegato, “abbiamo fatto un programma scritto e firmato da tutti: sulla Fornero è passata a linea della Lega, che parla di azzeramento, e sui rapporti con l’Europa c’e’ scritto che ci impegniamo a rinegoziare i trattati europei e a difendere il made in Italy“.

Riforma pensioni, fisco, tasse: le news di Matteo Renzi a Domenica Live.

Tasse e pensioni sono al centro anche del programma del partito democratico, come sottolinea Matteo Renzi ospite da Barbara D’Urso a Domenica Live: “Le tasse vanno abbassate, ma non ai ricchi. Non ho niente contro i ricchi, ma la flat tax considera allo stesso modo miliardari e operai. Finchè ci sono io non ci sarà. Giù le tasse a chi non arriva a fine del mese, non a chi è multimiliardario. Il Pd deve pensare agli ultimi”. Lo ha detto il segretario del Pd Matteo Renzi, stroncando la proposta del centrodestra anche dal punto di vista della sostenibilità economica: “Le proposte del centrodestra valgono 200 miliardi, 120 miliardi quelli del M5s. Io ho fatto il premier, vi dico che questi soldi non si trovano: 200 miliardi non si trovano”.

Allargamento della platea degli 80 euro ed aumento della quattordicesima sulle pensioni.

Ribadisce Renzi:”Chi vi dice il contrario vi prende in giro. Io voglio discutere di proposte, senza fare Vanna Marchi, quando si diceva compra la pomata e poi dimagrisci”. Il Pd risponde con “la politica dei piccoli passi. La quattordicesima sulle pensioni l’abbiamo data, ma si può alzare”. Per allargare la platea degli 80 euro, “si potrebbe inserire il numero dei figli come elemento per avere uno sconto fiscali. Non faccio promesse, ma un contributo esteso, sulla base del numero dei figli. Lasciamo gli 80 euro a chi li prende, ormai da 4 anni, ma non dimenticare i figli”.

Stefano Cuzzilla di Federmanager commenta le promesse politiche sul fronte pensioni e previdenza.

Il presidente di Federmanager, Stefano Cuzzilla, intervenendo sul tema della previdenza, ha così dichiarato: “Di fronte a una campagna politica che si appresta ad aumentare la confusione sul futuro del sistema previdenziale, tirando la manica della giacca con ipotesi di riforma insostenibili e rispolverando vecchi cliché a partire dalla abusatissima formula ‘pensioni d’oro’, a noi non resta che fare il punto. Sperando che qualcuno risponda al richiamo con senso di responsabilità“.

“Deve essere chiaro, infatti, che la spesa pensionistica italiana pura, cioè quella che si ottiene eliminando la spesa per prestazioni tipicamente assistenziali (come quelle Gias) e le imposte sulle pensioni (che sono una partita di giro per lo Stato) si attesta intorno all’11% del Pil: un dato che dimostra l’equilibrio tra entrate per contributi e uscite per prestazioni puramente pensionistiche, assolutamente in linea con gli altri paesi europei”, dice Cuzzilla aggiungendo che la spesa previdenziale netta “è cresciuta solo dello 0,2% tra il 2015 e il 2016, a dimostrazione dell’efficacia delle riforme attuate in materia previdenziale e dell’evidenza di spazi di opportunità per attenuare gli effetti rigidi di altre, a partire dalla legge Fornero che ha peccato di eccesso”.”Affermare che il nostro sistema previdenziale affossa il debito pubblico italiano e mette a rischio la sostenibilità dei conti, spendendo troppo per le pensioni e troppo poco nelle altre forme di protezione sociale, è un’operazione mistificante“, sostiene Cuzzilla.

Altrettanta demagogia”, dice il presidente di Federmanager, è sostenere “che le pensioni più elevate hanno maggiormente beneficiato del sistema di calcolo retributivo o che gli operai pagano le pensioni dei manager per i disavanzi della contabilità separata di bilancio dell’ex Inpdai. Semmai è vero l’esatto contrario -sottolinea – in quanto sono le pensioni medio basse che hanno goduto di un maggior beneficio, che tende a ridursi fino ad annullarsi con il crescere dell’importo della pensione”.”La nostra organizzazione si batte e continuerà a farlo per evitare lo scontro generazionale e per evidenziare che il parametro per considerare una ‘pensione d’oro’ non può essere sintetizzato nell’ammontare della pensione stessa bensì nella correlazione tra l’importo e i contributi versati”, sottolinea Cuzzilla che avverte: “Chi si candida a governare prenda in carico seriamente il problema dei bassi tassi di occupazione giovanile e pensi a far funzionare realmente la macchina di politiche attive del lavoro“. Qui puoi trovare le ultime news e novità su riforma pensioni.

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