CONDIVIDI
Riforma pensioni, oggi 7 febbraio 2018: pensioni anticipate, Ape, lavori gravosi, pensioni d'invalidità

Riforma pensioni, le ultime novità su Ape e lavori gravosi. Secondo uno studio dell’Ufficio parlamentare di bilancio, che esamina gli effetti delle modifiche introdotte dall’ultima legge di bilancio, la platea dei lavoratori che rientrano nelle 15 categorie che possono andare in pensione con dei requisiti ‘agevolati’ raggiungerà il tetto massimo nel 2027, quando saranno 62.800 le persone che potranno accedere al trattamento previdenziale con requisiti ridotti. Ricordiamo che con la manovra 2018 i lavori gravosi sono passati a 15, e sono state aggiunte 4 categorie alle 11 previste dalla legge Fornero.

La relazione tecnica al provvedimento, che quantifica il maggiore costo imputabile alle sole 4 nuove deroghe rispetto a quelle vigenti, prevede che la sospensione dell’aggancio alla vita attesa riguarderà una platea che partirà da 15.000 soggetti nel 2019 e arriverà a 20.900 nel 2027, con un costo per le finanze pubbliche crescente da 100 milioni di euro nel 2019 a 176,4 milioni nel 2023 e poi in progressiva riduzione sino a 166,2 milioni nel 2027.

L’Ufficio parlamentare, nel focus, propone di fare ‘‘una riflessione sull’opportunità di mantenere nella loro configurazione attuale i trattamenti agevolati a favore di specifici settori e comparti”. Da una parte si propone di introdurre ”un più organico concetto di gravosità e pericolosità”. Dall’altra parte, per i casi di trattamenti agevolati legati alla appartenenza a specifici settori indipendentemente dalla particolarità dell’attività svolta, ”potrebbero invece essere sostituiti da strumenti propri del mercato del lavoro finalizzati alla ricollocazione efficiente del lavoratore”.

Pensioni d’invalidità e assegni di accompagnamento.

Intanto, secondo lo studio condotto dal Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, coordinato da Alberto Brambilla, la spesa per prestazioni di invalidità civile e assegni di accompagnamento vale nel 2017 oltre 15,8 miliardi di euro. Un trend in crescita nel tempo, al contrario delle invalidità previdenziali in calo dai 14,4 miliardi di euro del 2005 agli 8,8 miliardi di euro del 2017. Lo studio registra un aumento della spesa complessiva annua per prestazioni di invalidità civile dai 9,3 miliardi di euro del 2005 ai 15,81 miliardi di euro del 2017, con un aumento di oltre 450 milioni di euro rispetto al 2016.

Se, da un lato, dunque, “tendono a decrescere le invalidità previdenziali, vale a dire i trattamenti che derivano da versamenti contributivi effettuati all’Inps in forza di un rapporto di lavoro, dall’altro si evidenzia un trend ascendente per le invalidità civili, erogate a titolo di assistenza dallo Stato e che prescindono dunque da ogni contribuzione previdenziale. Il totale complessivo è di circa 4 milioni di trattamenti, da ripartire tra 1 milione di pensioni di invalidità previdenziale e 3 milioni di prestazioni di invalidità civile”.

Quanto alla distribuzione geografica, nonostante la popolazione residente nel Nord e nel Centro sia in genere più anziana, con età media di 45,6 anni, di quella residente nel Sud con età media di 43,7 anni, le prestazioni di invalidità si concentrano nel Sud, rispettivamente per il 45% del totale delle invalidità civili e per il 47,9% del totale delle invalidità previdenziali. Al Nord viene erogato il 34,3% del totale delle invalidità civili e il 31,5% del totale delle invalidità previdenziali, mentre il Centro si attesta rispettivamente al 20,7% e al 20,6%.

Mentre per quanto riguarda la drastica riduzione delle invalidità previdenziali un ruolo fondamentale si deve agli effetti della legge 222/1984, che ha circoscritto il riconoscimento delle prestazioni ai soli aspetti sanitari e alla limitazione della capacità di lavoro, la crescita delle invalidità civili è da imputare principalmente agli effetti della crisi economica e, in particolare, al lavoro irregolare che rende difficoltoso il raggiungimento del requisito contributivo per il diritto alla prestazione previdenziale“. “Una quota delle prestazioni di invalidità civile sembra ormai fungere da ammortizzatore sociale”, evidenzia Itinerari previdenziali. “Si pensi, ad esempio, al caso delle indennità di accompagnamento, che prescindono di fatto – avverte – anche da requisiti di natura reddituale e che rappresentano la quota più rilevante delle prestazioni di invalidità civile”.

“L’Osservatorio sulla spesa pubblica evidenzia poi come gli effetti del fenomeno si riflettano inevitabilmente sui conti pubblici, con un importante distinguo di cui tenere conto nell’ottica di mettere a punto misure di contenimento della spesa per invalidità civile: mentre l’accertamento del diritto alle prestazioni di invalidità previdenziale rientra nella piena competenza dell’Inps, la titolarità delle prestazioni di invalidità civile (di tipo assistenziale) resta in capo alle Regioni. Da cui, i diversi interventi legislativi volti a affidare compiti maggiori all’Inps con l’obiettivo, oltre di limitare la spesa, di evitare abusi e di assicurare uniformità sul territorio nazionale”, si legge nello studio di Itinerari previdenziali.

Riforma pensioni e legge Fornero, le ultime dichiarazioni di Beatrice Lorenzin e Vincenzo Boccia.

Sul fronte pensioni, molto acceso il dibattito sull’abrogazione della Legge Fornero. Beatrice Lorenzin, in linea con Partito democratico, intervistata da Radio 101, ha ribadito che è impossibile abolire la Legge Fornero, ma si può lavorare per aumentare la flessibilità in uscita, così da non mettere a rischio i conti pubblici italiani. Una buona idea potrebbe essere quella di estendere ancora la platea dei lavori gravosi o di quelli usuranti.

Anche Vincenzo Boccia presidente di Confindustria ospite di Circo Massimo su Radio Capital si è espresso su tale questione. A proposito del dibattito politico sulla revisione del sistema previdenziale e in particolare sulla posizione della Lega, Boccia ha spiegato che per quanto riguarda la legge Fornero sulle pensioni, «dal punto di vista categoriale anche noi dovremmo dire che dovrebbero cambiarla, perché avere un lavoratore fino ad età avanzata non è proprio il massimo della vita, però ricordiamo che abbiamo un debito pubblico rilevante e toccare la legge Fornero significa aumentare deficit e debito. Occorre una operazione di responsabilità».

Previdenza complementare e welfare, le news della Segretaria Confederale della Uil Tiziana Bocchi.

Sul fronte welfare e previdenza complementare, la Segretaria Confederale della Uil Tiziana Bocchi intervenendo al convegno organizzato da Censis- Eudaimon sul welfare aziendale, ha richiamato l’attenzione sull’importanza di un welfare integrativo, non sostitutivo di quello pubblico, per soddisfare i bisogni sociali delle lavoratrici e dei lavoratori: “E’ necessario riportare il welfare aziendale alla sua originaria missione: favorire la tutela sociale delle lavoratrici e dei lavoratori. Serve, di conseguenza, una governance attenta del fenomeno al fine di contrastare l’attuale proliferare di benefits genericamente intesi che rispondono più alle esigenze di contenimento dei costi aziendali che non a quelle delle persone occupate.

Sottolinea la Bocchi: “Il rapporto presentato, infatti, testimonia la sempre maggiore diffusione del welfare aziendale e, al contempo, ne segnala anche deviazioni e problematiche. In primo luogo, tale indagine ci conferma che i bisogni più sentiti dalle lavoratrici e dai lavoratori riguardano l’assistenza sanitaria e la previdenza complementare. In secondo luogo, poi, essa ci offre anche un’altra utile informazione che è in linea con quanto la Uil sostiene da tempo. Posti di fronte alla scelta tra prestazioni e salario di produttività, oltre il 40% degli operai preferiscono il secondo. È evidente, dunque, che in Italia esiste un problema salariale al quale non si può dare risposta unicamente attraverso il ricorso a forme di welfare.

Allora, occorre una politica salariale espansiva e un welfare integrativo, mai sostitutivo di quello pubblico, che sappia soddisfare i bisogni sociali delle lavoratrici e dei lavoratori: dal sostegno della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, all’incentivazione della genitorialità condivisa, passando per la tutela delle non-autosufficienze fino ad arrivare alle nuove necessità, dettate dagli attuali mutamenti demografici, di cura e assistenza delle persone anziane. Questi, per la Uil, gli obiettivi da perseguire e raggiungere. Qui puoi trovare le ultime news e novità su riforma pensioni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Segui ContattoNews.it su Facebook