CONDIVIDI
Riforma pensioni, oggi 26 ottobre 2017: Ape sociale, precoci, esodati, età pensionabile, aspettativa di vita

Riforma delle pensioni 2018: Ape sociale e precoci. Il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti è intervenuto nel dibattito sulla riforma delle pensioni per sollecitare il Governo ad emanare entro il 1° febbraio, come stabilito nell’ultima legge di Bilancio, i DPCM ed i Decreti Ministeriali attuativi del pacchetto previdenza. “Ignorare, come avvenuto lo scorso anno, il termine previsto dalla normativa costituirebbe un grave strappo istituzionale oltre che un grave danno per i lavoratori e i cittadini”, ha sottolineato il leader sindacale. La Uil ha invitato il Governo “a fare presto e bene per rendere esigibile alle nuove categorie l’accesso all’Ape e alla pensione anticipata dei precoci, per stabilire i criteri dello stop all’aspettativa di vita e, al contempo, per avviare i lavori delle commissioni istituzionali che devono studiare e valutare la gravosità dei lavori e la separazione della spesa previdenziale da quella assistenziale”.

Proietti ha osservato, inoltre, che vanno adeguate “le procedure amministrative al fine di consentire l’accesso a queste prestazioni con i nuovi criteri alle lavoratrici madri, a chi assiste un familiare disabile e ai lavoratori disoccupati a seguito di termine di contratto a tempo”. “Sono questi i provvedimenti positivi che continuano a cambiare la legge Fornero nella direzione dell’equità e della giustizia”, ha precisato.

Ezio Cigna, responsabile previdenza pubblica Cgil nazionale, entrando nel merito delle misure per le pensioni anticipate, ha dichiarato:”Considerando i numeri del monitoraggio effettuato dall’Inps sulle domande di Ape sociale e precoci, è evidente che aver mantenuto anche per le donne un requisito contributivo così alto (30 anni o 36 anni di contribuzione) ha prodotto un numero di domande molto basso”. Per Cigna:”C’era quindi bisogno di un maggior riconoscimento o abbassamento del requisito contributivo richiesto per tutte le donne, che anche con il riconoscimento di un anno di sconto contributivo per ogni figlio fino a un massimo di due anni, non farà cambiare di molto il risultato, che secondo le nostre stime non interesserà più di un migliaio di donne l’anno”.

Riforma delle pensioni 208: abrogazione della legge Fornero. 

L’economista Giuliano Cazzola su “Il Foglio” ha analizzato la il programma elettorale del centro destra soffermandosi sul punto che prevede l’abrogazione della legge Fornero. “Non è dato sapere come ciò sarà possibile se non intervenendo sui fattori che determinano gli equilibri o gli squilibri dei sistemi pensionistici (e quindi l’età pensionabile, i requisiti contributivi, le aliquote, i trasferimenti e quant’altro); soprattutto quando la nuova sostenibilità dovrà farsi carico dell’aumento delle pensioni minime (non si parla dei mille euro propagandati da Silvio Berlusconi), dell’erogazione di trattamenti previdenziali alle mamme e (siamo nel campo dell’assistenza) del raddoppio dell’assegno minimo per le pensioni di invalidità e sostegno alla disabilità”, ha sottolineato l’esperto di previdenza.

Cazzola ha osservato che l’utilizzo del metodo contributivo come unico requisito per andare in pensione, come per esempio il raggiungimento di quota 41 anni di contributi versati, senza vincoli anagrafici, penalizzerebbe i lavoratori con carriere discontinue, quindi in special modo, le donne. “Basterebbe osservare i dati statistici – che vengono prodotti con frequenza e dovizia di particolari – per accorgersi che assumere come criterio generale quello contributivo (tipico del trattamento anticipato) impedirebbe alla grande maggioranza delle lavoratrici e ai lavoratori con carriere discontinue di andare in quiescenza perché il requisito dei 41 anni non lo raggiungerebbero mai”, ha sottolineato l’economista, aggiungendo: “Lo stesso ragionamento può essere comprensibilmente svolto anche per i lavoratori appartenenti o appartenuti a settori in cui è tipica la non continuità dell’occupazione. Anche l’abolizione della legge Fornero con l’introduzione di quota 100 per andare in pensione, come somma dell’età anagrafica e del requisito contributivo, non è un soluzione applicabile per Cazzola, in quanto un traguardo irraggiungibile “per la grande maggioranza delle lavoratrici”. Qui puoi trovare le ultime news e novità su riforma pensioni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Segui ContattoNews.it su Facebook