Amnistia, carceri, riforma ordinamento penitenziario: le news ad oggi 8 marzo 2018

Carceri, giustizia, riforma ordinamento penitenziario: le ultime news ad oggi 8 marzo 2018. Si rinnova l’appello al Consiglio dei Ministri per approvare in via definitiva i decreti attuativi. Illustri giuristi e tanti esponenti hanno rinnovato l’invito al Cdm per l’approvazione della riforma dell’ordinamento penitenziario. Ecco le parole del testo: “Il cammino della riforma contenuta nello schema di decreto legislativo adottato il 22 dicembre 2017 rischia di avere una definitiva battuta di arresto: ci rivolgiamo con forza al Governo perché, mantenendo fede all’impegno assunto ed esercitando almeno nella sua parte fondamentale la delega votata dal Parlamento, approvi in via definitiva, pur dopo le elezioni politiche, la riforma dell’ordinamento penitenziario, riportando l’esecuzione penale entro una cornice di legalità costituzionale e sovranazionale dopo le umilianti condanne europee”.

Si tratta del passaggio principale del nuovo appello – che sottoscrive anche l’esponente del Partito Radicale Rita Bernardini, da due anni in continui scioperi della fame per chiedere l’immediata approvazione – lanciato da associazioni e singoli giuristi. Tra i firmatari, figurano l’Unione camere penali italiane, il Consiglio nazionale forense, Magistratura democratica, Antigone, nonché personalità come Edmondo Bruti Liberati, Giovanni Fiandaca, Carlo Federico Grosso, Tomaso Montanari, Valerio Onida, Armando Spataro, Vladimiro Zagrebelsky.

L’appello di tanti giuristi ed esponenti per l’approvazione della riforma dell’ordinamento penitenziario.

“La riforma rappresenta niente più che il rifiuto, ideale prima ancora che giuridico, di presunzioni legali di irrecuperabilità sociale, dal momento che nessuna pena deve rimanere per sempre indifferente all’evoluzione personale del condannato, ed affida alla magistratura, cui per legge è assegnata istituzionalmente la realizzazione del finalismo rieducativo dell’art. 27 della Costituzione – la magistratura di sorveglianza – la piena valutazione sulla meritevolezza delle misure alternative e il bilanciamento degli interessi in gioco.

Sarebbe davvero amaro se il destino di questa stagione riformatrice, iniziata nel 2015 con la felice intuizione degli “Stati generali dell’esecuzione penale”, si concludesse con la beffarda presa d’atto che solo il carcere e non anche – e soprattutto – le misure di comunità svolgono efficacemente la funzione di garantire la sicurezza dei cittadini e riducono la recidiva.

La mancata approvazione della riforma, o anche solo una sua regressiva rimodulazione, offuscherebbe quella “messa a punto costituzionale” del sistema penitenziario che, a quarant’anni dall’ultimo organico intervento, impone lo spostamento del baricentro dell’esecuzione penale verso le sanzioni di comunità, accompagnato dalla selettiva rimodulazione dei presupposti per la concessione delle stesse e delle modalità per assicurare l’effettività del rispetto delle prescrizioni imposte.

L’importanza di rilanciare la funzione rieducativa della pena secondo i principi della costituzione. 

Crediamo che solo in questo possa consistere la “certezza della pena”, che nella sua effettività rieducativa e nell’efficace abbattimento della recidiva, statisticamente dimostrato, è l’unica ragionevole risposta ad un’opinione pubblica confusa e impaurita dal clima di insicurezza alimentato, troppo spesso, dagli organi dell’informazione.

Un sistema penitenziario che accolga ed attui i principi della Costituzione dovrebbe inoltre senza ulteriori remore far proprie, sul versante del trattamento penitenziario, quelle disposizioni, contenute nello schema di decreto, che mirano a favorire l’effettivo esercizio, da parte dei soggetti detenuti, di alcuni importanti diritti fondamentali che neppure lo status detentionis può del tutto comprimere, prima di tutti quello alla salute. La pena priva l’uomo della libertà, ma non della sua dignità.

Siamo convinti che la vittima del reato riceva maggior risarcimento morale da un’assunzione di responsabilità del colpevole, al quale chiedere di più sotto il profilo di condotte materialmente e psicologicamente riparatorie nei confronti suoi e della collettività, piuttosto che da una pena ciecamente afflittiva.

La riforma non contiene nessun afflato buonista, nessuna “liberatoria” per pericolosi delinquenti – tanto meno per mafiosi e terroristi, espressamente esclusi dall’intervento riformatore – nessun insensato ed indulgenziale “svuota-carceri”: semmai preserva la comunità da gravi forme di recidiva criminale attraverso la proposta di un impegnativo cammino di rientro rivolta a chi voglia e sappia intraprenderlo. È per questo che chiediamo che l’impegno di varare la riforma sia mantenuto, perché uno Stato il quale sa offrire una speranza alle persone che ha legittimamente condannato deve concedere loro l’opportunità di diventare buoni cittadini e rendere così un utile servizio alla collettività intera.

Chiediamo inoltre di non far cadere nel nulla la riforma delle misure di sicurezza personali, secondo le indicazioni espresse dal Parlamento nella legge delega: una riforma a sua volta in grado di recare un rilevante contributo di civiltà in un settore dell’ordinamento penale nel quale pure sono in gioco diritti fondamentali dell’uomo”.

Riforma ordinamento penitenziario: le ultime dichiarazioni Mauro Palma garante nazionale dei detenuti.

Mauro Palma, garante nazionale dei detenuti, ha così dichiarato in merito all’approvazione della riforma dell’ordinamento penitenziario: “Il Governo può ancora intervenire perché c’è una legge delega e, in virtù di questo, il parlamento può ancora dare compimento a quel tipo di delega“. Il garante nazionale dei diritti dei detenuti, Mauro Palma, sostiene con la propria adesione l’appello, inviato al Governo da una serie di associazioni e personaggi autorevoli del mondo penitenziario, con cui si sollecita l’approvazione dei decreti che mirano a ricostruire il volto del carcere e dell’esecuzione penale italiana. Un percorso lungo e complesso durato 3 anni e che ora rischia di finire nel nulla.

“Il panorama in questo momento è molto più complesso – spiega Mauro Palma -, perché in qualche modo alcune forze politiche in campagna elettorale si sono espresse contro quel provvedimento. Ma quelle stesse forze politiche in sede di approvazione di legge delega avevano votato a favore. Che qualcuno si sia espresso contro, nel frattempo, è ben comprensibile perché in campagna elettorale si accentuano sempre i toni, ma non bisogna dimenticare che quelle stesse persone si erano espresse in maniera favorevole, o comunque non contraria, in sede di approvazione della legge delega. Quindi c’è un’opinione del parlamento largamente maggioritaria su quella serie di principi. E il decreto dà semplicemente corpo ad alcuni di quei principi“.