L’Anp-Cia boccia le pensioni di cittadinanza

L'Anp-Cia boccia le pensioni di cittadinanza

Pensioni, sanità e aree rurali, cittadinanza, anziani e società sono stati i temi al centro della discussione dell’Assemblea nazionale di Anp, l’Associazione pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, che si è svolta a Bologna e ha riportato in auge “Il Paese che vogliamo”, lo slogan ufficiale e messaggio guida promosso da Cia-Agricoltori Italiani dall’ultima assemblea di fine novembre.

Durante l’assemblea, Anp-Cia ha espresso la sua preoccupazione per il perdurare della crisi economica, perché nella legge di bilancio 2019 “non si ravvisano scelte politiche capaci di rilanciare il Paese e far crescere l’occupazione, condizione fondamentale per rafforzare il welfare”. Questo è confermato in particolare dalla “pensione di cittadinanza” che il presidente Anp-Cia, Alessandro Del Carlo, considera: “un provvedimento insufficiente e inadeguato”. 

Aumenti delle pensioni minime per gli agricoltori

Del Carlo chiede una profonda revisione delle pensioni di cittadinanza “affinché gli aumenti relativi alle pensioni minime (attualmente, 513 euro) possano ricomprendere la totale platea degli agricoltori (700.000 circa), che ne sarà quasi interamente esclusa a causa dei criteri anacronistici previsti: 30.000 euro di proprietà immobiliari e 6.000 euro di mobiliari”. “Inoltre”, ha precisato Del Carlo, “non si fa distinzione fra chi ha lavorato e versato i contributi e chi non lo ha fatto. Questa potrebbe essere un’ulteriore beffa dopo l’ultima riforma, che non ha incluso l’agricoltore tra i mestieri usuranti, impedendo l’accesso all’APE Sociale e obbligando molti a lavorare la terra oltre i settant’anni, senza creare il ricambio generazionale necessario nelle campagne italiane”. Secondo Anp-Cia, le pensioni integrate al minimo di 513 euro devono essere adeguate al trattamento minimo previsto dalla pensione di cittadinanza e, comunque, non inferiore al 40% del reddito medio nazionale, come previsto dalla Carta Sociale Europea.

Pensione base per i nuovi pensionati

Anche per quanto riguarda i nuovi pensionati, che hanno iniziato a lavorare in agricoltura dal primo gennaio 1996, Anp-Cia propone di istituire una pensione base di 650 euro, cui andrà sommata la quota maturata con i contributi versati all’Inps negli anni di lavoro. Questo il fulcro della “mini riforma” delle pensioni agricole che si è tradotta prima in un emendamento e ora in un Ordine del giorno accolto dal Governo.

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