Paolo Izzo (Radicali): "Una breccia fiscale per il nostro credito pubblico con il Vaticano!"

Paolo Izzo (Radicali): “Una breccia fiscale per il nostro credito pubblico con il Vaticano!”

Paolo Izzo, scrittore e militante del Partito Radicale, in una delle sue consuete “lettere eretiche” ai giornali, è tornato sul tema delle esenzioni previste in favore degli enti ecclesiastici, riprendendo le parole di Melchior Wathelet, avvocato generale della Corte di giustizia europea, che ha richiamato le autorità nazionali e le istituzioni comunitarie per il fatto che, pur avendo riconosciuto la natura illegale delle agevolazioni italiane, non ne hanno richiesto la riscossione, come prevedono le regole.

Per Melchior Wathelet, il fatto che l’Italia abbia un sistema catastale inefficiente e delle difficoltà organizzative, come la mancata predisposizione di adeguate banche-dati, non giustifica un’eccezione alla regola per cui gli aiuti di Stato illegali vanno recuperati.

Sottolinea Izzo: «L’avvocato generale della Corte di giustizia europea Melchior Wathelet ha riaperto una breccia per cui soltanto i Radicali, nel tempo, hanno osato battersi: dal 2006 al 2011, lo Stato italiano ha esentato il Vaticano dal pagamento dell’Ici per gli enti ecclesiastici “non commerciali”, ma questo, sostiene Wathelet, si configura come un aiuto di Stato illegale, che dunque andrebbe recuperato.

Si tratta di 4-5 miliardi di euro, cioè davvero poca cosa se si pensa che nelle casse di Oltretevere ogni anno di miliardi “italiani” ne arrivano circa 6, grazie ai Patti Lateranensi del 1929 e al Concordato del 1984. In tal senso basterebbe citare il meccanismo perverso dell’otto per mille, che la nostra Corte dei conti per due anni consecutivi ha giudicato “distorto” e con cui la Conferenza episcopale italiana si aggiudica un miliardo ogni anno».

Izzo rilancia: “Una breccia fiscale per il nostro credito pubblico con il Vaticano!”

Ribadisce Izzo: «Ma per tornare alle esenzioni – o meglio evasioni – di enti ecclesiastici, commerciali e non, esse non sono diminuite da quando nel 2012 l’Italia è passata dall’Ici all’Imu e, anzi, si sono estese ad altre tasse come Tari, Tasi e in alcuni casi anche Ires.

Visto dunque che oltre a un debito pubblico che pare inarrestabile, vantiamo anche qualche piccolo credito, possiamo ben augurarci che la breccia “fiscale” nelle mura sante dell’enclave vaticana si allarghi ancora, se la Corte di giustizia europea confermerà con una sentenza quanto indicato dal suo avvocato generale», così Paolo Izzo, in una delle sue ultime “lettere eretiche” ai giornali.