Pensioni di anzianità, per l'economista Sandro Gronghi sono una "sciagura"

Pensioni di anzianità: le ultime dichiarazioni dell’economista Sandro Gronghi!

L’economista Sandro Gronghi, in un’intervista al Sole24ore ha affermato che le regole di accesso alla pensione devono essere basate sull’età e non anche sull’anzianità lavorativa. Per l’esperto, una buona riforma delle pensioni deve considerare la speranza di vita dei beneficiari, l’indicizzazione, la reversibilità e l’invalidità.

La riforma delle pensioni secondo l’esperto economista Sandro Gronghi.

Sandro Gronchi è uno dei massimi esperti italiani di previdenza sociale, in un’intervista al sole24ore ha affermato: “La compensazione sarebbe perfetta se la longevità fosse costante. In tal caso, i coefficienti, benché basati sulla longevità “osservata” delle generazioni precedenti, rifletterebbero anche quella “futura” delle generazioni cui sono applicati.”.

L’esperto ha poi aggiunto: “Ma così non è, e dalla crescita della longevità seguono coefficienti cronicamente obsoleti che implicano il parziale fallimento del principio contributivo. Infatti, le pensioni tendono a superare i contributi. L’obsolescenza cresce al diminuire dell’età. Perciò la flessibilità, che resta un attributo imprescindibile del sistema contributivo, deve essere preservata mantenendo alta l’età minima.”

Il problema, ha spiegato Sandro Gronchi, è che: “le donne possono attualmente accedervi (alla pensione anticipata che nell’ambito dell’ultima riforma ha sostituito la pensione di anzianità, ndr) dopo aver contribuito per 42 anni e 3 mesi e gli uomini per 43 anni e 3 mesi. Tenuto conto dell’obbligo scolastico (15 anni) in Italia si può quindi andare in pensione fin dall’età di 57/58 anni, che non trova riscontro in altri paesi europei”.

Alla domanda su quali età abbia in mente, Gronchi prende da esempio il modello del sistema svedese: “che prevede un’età minima di 63 anni e una massima di 67. Tuttavia, l’accesso alla pensione non è consentito prima che siano maturati 20 anni di anzianità contributiva e una pensione superiore al limite minimo di 2,8 volte l’assegno sociale, che si riduce a 1,5 volte quand’è raggiunta l’età massima. A chi non riesce a maturare in tempo entrambi i requisiti, è consentito di restare attivo fino a 70 anni (già diventati 71) quando il requisito economico svanisce mentre quello contributivo si riduce a 5 anni”.