Riforma pensioni: le proposte di Brambilla sul contributo di solidarietà e le reazioni di vari esponenti

Riforma pensioni: le proposte di Brambilla sul contributo di solidarietà e le reazioni di vari esponenti

Un contributo di solidarietà per le pensioni per avere fondi a disposizione per creare nuovi posti di lavoro: è questa l’ipotesi della Lega, enunciata dall’esperto di previdenza Alberto Brambilla. La proposta sarebbe quella di stabilire una sorta di prelievo sulle pensioni, ad esempio per quelle intorno ai 2mila euro si parla di 5-7 euro al mese.

Alberto Brambilla ha ribadito che si è partiti dalla proposta del M5S espressa in campagna elettorale e “che proponeva di ricalcolare gli assegni dai 4mila euro netti in su. Ma probabilmente si arriverà al contributo di solidarietà.

Innanzitutto per una questione legata alla modalità di calcolo, visto che la gran parte degli interessati sono dipendenti pubblici, per i quali non ci sono i dati sui contributi versati”, e sia dal “fatto che tante persone (circa il 40%) che sono andate in pensione oltre i 65 anni hanno lasciato il lavoro quasi con i requisiti di oggi, per cui mi sembra difficile andarli a toccare”.

Riforma delle pensioni: la proposta di Brambilla sul contributo di solidarietà sulle pensioni più alte.

Si tratta di “un contributo di tre anni. E per non farci rimbeccare nuovamente dalla Corte costituzionale dovrà essere temporaneo, ragionevole, progressivo e proporzionale. Toccherà alla politica stabilire dove mettere l’asticella. Ma comunque, anche fosse messa su pensioni che valgono quattro volte il minimo, ovvero 2mila euro lordi, per poi salire, il prelievo partirebbe da 5-7 euro/mese”.

Una misura che potrebbe fruttare un miliardo e mezzo di euro, “risorse -rilancia Brambilla a La Stampa – che useremo per incentivare le assunzioni, visto che col Pil che cresce poco e i tassi in salita per muovere l’economia servono risorse che oggi non abbiamo. Tra l’altro, visto che il nostro è un sistema a ripartizione, basta arrivare a 24 milioni di occupati per mettere in sicurezza tutto il sistema e garantire di più un pò tutti i pensionati”.

Contributo di solidarietà sulle pensioni: il post di Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi Cgil, in cui manifesta tutte le sue perplessità sulla proposta di Brambilla.

Critico e preoccupato Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi Cgil, che commenta così, in un post pubblicato su Facebook, le ultime proposte dell’esperto di previdenza della Lega:” Torna a parlare Brambilla, il consigliere economico della Lega. Ogni volta che lo fa c’è da avere paura. Oggi in un’intervista a La Stampa ripropone il contributo di solidarietà sulle pensioni e dice di voler mettere le mani su quelle da 1.300/1.500 euro nette al mese. Poi dice che si fa quota 100 con 64 anni e che si abolisce l’Ape sociale, che invece permette di andare in pensione a 63.

Lo fa parlando al plurale. Non è una sua proposta, è quella del governo. Un governo del cosiddetto cambiamento che vuole rubare i soldi ai pensionati che hanno lavorato una vita e che non è assolutamente in grado di affrontare le rigidità della Fornero. Vergognoso e insopportabile”.

Il post di Orietta Armiliato del Comitato Opzione Donna Social.

Anche Orietta Armiliato, amministratrice del Comitato Opzione Donna Social, ha pubblicato un post in seguito alle dichiarazioni rilasciate da Brambilla a La Stampa, in cui ha manifestato disappunto e perplessità, ed ha deciso di dire la sua, sebbene si tratti di dichiarazioni non esattamente legate agli obiettivi principali del CODS.

Ha ribadito la Armiliato:«Davanti all’intervista rilasciata a “La Stampa” del Prof. Brambilla, non si può abbozzare e tacere quindi, anche se il tema non è esattamente da riferire allo scopo del CODS comunque è correlato e lo condiziona quindi, voglio dire la mia perché, francamente, mi sento presa per i fondelli e non poco. La mia cultura economica e la mia esperienza lavorativa non si coniugano affatto con quanto asserisce Brambilla.

Il discorso “creare fondi per nuovi posti di lavoro” doveva essere affrontato nel famoso cioè no, famigerato Decreto Dignità per esempio e, laddove si vuole davvero creare un volano che crei ed incrementi economie bisogna sollecitare gli investitori e non le tasche dei pensionati!

Il principio su cui l’economia si basa è quello della “soddisfazione dei bisogni” un governo attento deve essere in grado (coadiuvato dagli enti preposti tipo Confindustria) di individuare nei vari settori dell’offerta che il Paese può proporre (turistica, agricola, artistica, manifatturiera, etc) i bisogni degli investitori e sollecitarli con offerte che abbiano un buon appeal, altro che racimolare denari sottraendoli ai pensionati! Comprendo che le mie assunzioni possano risultare banali e semplicistiche ma se ci riferiamo al classico discorso “trave/pagliuzza” forse forse…».