Riforma pensioni 2018: quanto costa la flessibilità in uscita?

Pensioni, oggi 8 aprile 2018: le ultime novità dall'Inps su Ape sociale e precoci

L’attesa della nascita di un nuovo governo continua, ma dovremmo finalmente essere alla stretta finale. Se dovesse nascere  un Esecutivo composto dalla Lega e dal Movimento Cinque Stelle, la riforma delle pensioni 2018 dovrebbe partire seguendo lo schema indicato nel contratto di governo stilato dalle due forze politiche. Il primo punto d’intervento dovrebbe essere il “superamento della legge Fornero”.

Nel capitolo dedicato alle pensioni del documento si  legge: “Occorre provvedere all’abolizione degli squilibri del sistema previdenziale introdotti dalla riforma delle pensioni cd. “Fornero”, stanziando 5 miliardi per agevolare l’uscita dal mercato del lavoro delle categorie ad oggi escluse. Daremo fin da subito la possibilità di uscire dal lavoro quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100, con l’obiettivo di consentire il raggiungimento dell’età pensionabile con 41 anni di anzianità contributiva, tenuto altresì conto dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti. Inoltre è necessario riordinare il sistema del welfare prevedendo la separazione tra previdenza e assistenza.

Prorogheremo la misura sperimentale “opzione donna” che permette alle lavoratrici con 57-58 anni e 35 anni di contributi di andare in quiescenza subito, optando in toto per il regime contributivo. Prorogheremo tale misura sperimentale, utilizzando le risorse disponibili”. Tra le varie perplessità manifestate nell’analisi degli interventi  sul sistema previdenziale, l’aspetto che desta maggiori preoccupazioni è quello delle risorse necessarie per mettere in atto le riforme indicate.

Riforma delle pensioni 2018: Damiano chiede chiarezza sulle coperture finanziarie.

L’esponente del partito democratico Cesare Damiano chiede che vengano fornite ulteriori spiegazioni dalla Lega ed al Movimento Cinque Stelle sulle risorse che verranno investite per gli interventi sulle pensioni contenuti nell’accordo di governo, ricordando che nel passato la Commissione Lavoro della Camera, da lui presieduta, si è mossa proprio nella direzione del superamento della legge Fornero. “Le risorse impiegate, seppur significative, non sono state pero’ sufficienti a raggiungere tutti gli obiettivi. Adesso sfidiamo la coalizione giallo-verde a completare l’opera sul serio, non stanziando per le pensioni 5 miliardi, senza specificare se sono all’anno”, ha affermato Damiano.

Se si trattasse di una cifra ‘una tantum’ non si andrebbe da nessuna parte, a meno che le stime delle coperture necessarie fatte in precedenza da Inps e Ragioneria su nostra richiesta non si riducano del 90%”, ha osservato l’ex ministro del lavoro. “Prima domanda da girare, dunque, a Salvini e Di Maio: sono 5 miliardi in tutto o per ogni anno, dato che il vostro programma non lo specifica? Se si tratta, come prevedibile, di 5 miliardi di euro all’anno bisogna dirlo spiegando anche da dove si prendono le risorse”, ha puntualizzato.

Riforma delle pensioni e sostenibilità: l’analisi del Def.

Nel riformare l’attuale sistema previdenziale è necessario muoversi con cautela, come risulta evidente dai dati forniti dal Def.  Nel “Programma di Stabilità dell’Italia”,contenuto nel Documento di Economia e Finanza, vi è una sezione dedicata alla  valutazione prospettica degli effetti finanziari attribuibili alla stagione di riforme previdenziali dell’ultimo ventennio. Il dossier sottolinea che “tali riforme hanno significativamente contribuito a ridurre i costi attesi legati all’invecchiamento della popolazione”.

“Al netto delle misure approvate con la Legge di Bilancio 2018 e con quella del 2017, tutti i precedenti interventi di riforma, dal 2004 in poi, hanno comportato effetti strutturali e determinato, complessivamente, una progressiva riduzione dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL rispetto alle previsioni a legislazione previgente, impattando pertanto sul valore attuale dei flussi di spesa attesi”, si aggiunge.

Viene, quindi, sottolineato: “I risultati mostrano che nello scenario che sconta l’assenza delle riforme adottate a partire dal 2004, il rapporto debito/PIL aumenterebbe lungo tutto l’orizzonte di previsione attestandosi su livelli permanentemente più alti rispetto a quelli dello scenario di riferimento, che invece incorpora gli effetti di tutte le riforme successivamente implementate”. Qui puoi trovare le ultime news e novità su riforma pensioni.

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