Riforma pensioni, quota 100: divieto di lavoro e niente cumulo gratuito dei contributi

Con la Quota 100 vi è la possibità di introduzione del divieto di cumulo tra pensione e redditi da lavoro e non si potrà approfittare del cumulo gratuito dei contributi. Come si legge nel Def 2019 l’obiettivo è quello di puntare sulla capacità di innovazione delle giovani leve favorendo il ricambio generazionale nel mondo del lavoro.

Riforma pensioni, quota 100: divieto di lavoro e niente cumulo gratuito dei contributi.

Per chi esce dal mondo del lavoro con la cosiddetta «quota 100» fissata a un limite di 62 anni di età e 38 di contributi, potrebbe essere completamente vietato intraprendere attività autonome o a anche da dipendente per arrotondare la pensione.

Invece, nessun paletto per chi decide di andare avanti fino a 66 anni e 7 mesi. Non è ancora deciso, come riportato su Il Messaggero, se il divieto di cumulo sarà “assoluto” oppure se ci sarà un meccanismo di penalizzazione come in passato.

Resterà in vigore il pensionamento di vecchiaia a 67 anni e 10 mesi: per chi avrà questo requisito o per chi arriverà alla contribuzione massima, 42 anni e 10 mesi, non ci saranno divieti di cumulo. “Chi ha 63 anni – spiega Il Messaggero – dovrà comunque garantire i 38 anni di contributi e, dunque, la quota salirà a 101, e così via”.

L’obiettivo dichiarato della riforma, è quello di favorire il turnover delle forze lavoro, incentivando l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani. Cio sarebbe ostacolato se i nuovi pensionati vengano poi riassunti con contratti più vantaggiosi per le aziende – ad esempio con contratti di collaborazione – ostacolando così l’assunzione di un giovane. Per questo motivo il Governo sta studiando la possibilità di introdurre il divieto di continuare a lavorare per chi ricorre alla Quota 100.

Il cumulo dei contributi è quel meccanismo con cui il lavoratore può aggregare gratuitamente quanto versato in casse previdenziali differenti. Qualora il divieto venisse confermato, il lavoratore non potrà cumulare i periodi assicurativi accreditati in diverse gestioni per maturare i 38 anni di contributi previsti dalla Quota 100.