Riforma pensioni, Quota 100, Opzione donna e Legge di bilancio. Le ultime novità ad oggi

Riforma pensioni, ipotesi di flessibilità in uscita: Quota 100 non strutturale e Ape Social rafforzata

Molte novità in tema di pensioni sono attese dalla presentazione degli emendamenti alla Legge di Bilancio 2019, attualmente all’esame della Commissione Bilancio del Senato. Il termine ultimo per la presentazione degli emendamenti ed ordini del giorno è stato fissato per le 14 di oggi, giovedì 13 dicembre. Verranno così sciolti molti dubbi: sarà presentato tramite emendamento il “pacchetto pensioni” contenente le attese riforme?

Oltre all’introduzione di Quota 100, si attende la proroga di Opzione donna, la nona salvaguardia per gli esodati e la proroga dell’Ape sociale. I dubbi sulle risorse messe a disposizione restano. Basteranno a finanziare tutte le riforme annunciate dal Governo? “Il Governo continua a tenere segrete le tabelle sulla riforma delle pensioni, ma l’Inps ce lo conferma: le risorse per Quota 100 in manovra non ci sono, nemmeno facendo decine di simulazioni diverse, figuriamoci con 4 miliardi in meno”, ha dichiarato la deputata dem Chiara Gribaudo, come riportato da AGV-Il Velino, dopo le ultime dichiarazioni del presidente dell’Inps, Tito Boeri su Quota 100.  “Di Maio e Salvini la smettano di prendere in giro gli italiani e finanzino solo misure di equità sociale, come la proroga dell’Ape social, Opzione donna e la nona salvaguardia per gli esodati”, ha aggiunto.

I conti su Quota 100 non convincono

Secondo i deputati del Pd, Quota 100 avrà dei costi ben superiori a quelli indicati. “Per quanto riguarda la volontà di intervenire sulla materia previdenziale, non si va oltre le promesse elettoralistiche. La principale misura sottesa a tali indicazioni dovrebbe riguardare l’introduzione della cosiddetta “Quota 100”, una soluzione che tutti i principali e più accreditati osservatori hanno considerato ampiamente sottostimata per quanto riguarda i profili finanziari e che, come evidenziato dallo stesso Ufficio parlamentare di bilancio (UPB), potrebbe comportare consistenti decurtazioni dei trattamenti pensionistici per i lavoratori che vi dovessero accedere”.

“Secondo stime UPB, chi optasse per “Quota 100” subirebbe una riduzione della pensione lorda rispetto a quella corrispondente alla prima uscita utile con il regime attuale da circa il 5 per cento in caso di anticipo solo di un anno a oltre il 30 per cento se l’anticipo è di oltre quattro anni“, si legge in una nota. Inoltre, viene sottolineato:”Nulla si propone per quanto riguarda il trattamento previdenziale che interesserà i giovani lavoratori”.

La perplessità dei sindacati

Sempre in tema di riforma delle pensioni e Quota 100, Gianna Fracassi, segretaria confederale Cgil, ai microfoni di RadioArticolo1 ha commentato l’incontro avvenuto tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed i leader sindacali di Cgil, Cisl e Uil. La sindacalista ha ribadito che  “Quota 100, così come si configura, non è soddisfacente”.

“Innanzitutto, vorremmo sapere come viene delineata, precisando comunque che si tratta di un punto di partenza, perché non è la cancellazione della legge Fornero, come ripetevano in campagna elettorale i partiti dell’attuale governo. E poi non risponde ai bisogni pensionistici di tutta la popolazione italiana, perché ignora in primo luogo i giovani, in quanto non si parla di pensione di garanzia e non si mette in campo un’idea di flessibilità strutturale.

“Abbiamo chiesto al governo l’apertura di un tavolo di confronto su tutti questi capitoli, ma per com’è andato l’incontro  ci sembra che se ne riparlerà a manovra di bilancio approvata. E, francamente, è davvero troppo poco rispetto all’iniziativa messa in campo”, ha concluso la segretaria confederale.

Il commento di Mauro D’Achille

Mauro D’Achille, amministratore del gruppo Lavoro e pensioni: Problemi e soluzioni, ha così commentato le parole pronunciate dal Premier Conte dopo l’incontro, avvenuto ieri a Bruxelles con il Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. “Ridotto il rapporto debito/pil da 2,40 a 2,04. Ovvero circa 5,5 miliardi in meno da poter spendere”.

“Il presidente Conte cerca di tranquillizzare gli italiani affermando che per quota cento e RDC non cambieranno né gli importi né le platee. Noi, fiduciosamente, vorremmo credergli. Ma siccome la fede non fa parte della matematica, abbiamo il fondato timore che invece ci saranno sia una riduzione di platea che di cifre. La nostra attenzione dovrà restare incentrata sulle discussioni che avverranno prima in commissione lavoro del Senato e poi a Palazzo Madama”, ha osservato D’Achille.

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