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Riforma pensioni, oggi 8 febbraio 2018: le novità su pensioni anticipate e proroga opzione donna

Riforma pensioni, tutte le ultime novità. Sul fronte pensioni anticipate ed Opzione Donna, Orietta Armiliato, amministratrice del gruppo Comitato Opzione Donna Social, ha pubblicato sulla pagina Facebook del gruppo un lungo post, in cui ha ribadito e spiegato la sua posizione sulla proroga del regime Opzione Donna. «Ogni giorno – sottolinea la Armiliato nel post – ricevo una marea di messaggi con richieste delle più disparate… oggi qualcuno mi scrive, “accusandomi” in qualche modo anche se molto educatamente, di aver sempre e solo detto (motivandolo compiutamente però) che non ci sarebbe stata una Proroga al 2018 della misura Opzione Donna, e men che meno un suo inserimento permanente fra le modalità per anticipare la quiescenza, senza mai però dire se, a mio parere quale “esperta” della materia, immaginassi un modo per poterne usufruire ancora.

Ebbene: intanto nessuno me lo ha mai chiesto e, dato che ci sono gruppi specifici che portano avanti la questione anche in maniera piuttosto aggressiva, me ne sono stata zitta tenendo da parte la mia teoria, che naturalmente avevo ed ho. Oggi, qualcuno me lo ha chiesto e come è mio costume, a domanda diretta non mi sottraggo e ben volentieri rispondo, esponendo quello che è il mio banalissimo pensiero

Orietta Armiliato del CODS spiega la sua posizione sulla proroga della misura Opzione Donna.

Spiega la Armiliato: “Intanto, sarebbe stato necessario conoscere a fondo l’intreccio di ogni provvedimento che ha inficiato questo Istituto non ultimi i capitoli ad esso riservati nelle due ultime leggi di stabilità dopodiché, credo che l’unica azione che avrebbe potuto sortire un’apertura sarebbe stata quella di lavorare con MdL, Ragioneria Generale dello Stato, MEF ed Inps. E, mi spiego meglio. Invece di inveire e scagliarsi contro questo o quell’altro partito chiedendo partecipazione politica alla causa quindi produzione di interrogazioni parlamentari, odg e similari, atti comunque deboli e che in ogni caso non avrebbero mai potuto superare quanto sancito dalla legge rispetto all’esercizio soggettivo, banalmente a mio avviso, si doveva diventare “ragionieri” (io lo dissi comunque in tempi non sospetti ma..fui pesantemente insultata…) ovvero si doveva lavorare sulla revisione degli importi richiesti a copertura dell’operazione effettuata nel 2015 (furono allocati a questa posta 2,5 miliardi di euro) e poi ancora nel 2016 ad integrazione per l’ingresso delle lavoratrici nate nel IV trimestre 1957/58, che era rimasto escluso, ne furono richiesti altri (257 milioni).

A dati attualizzati, si doveva percorrere la strada della revisione contabile e stabilire non a sensazione, non spannometricamente o con pallottolieri vari così come da qualcuno munito di buona volontà è stato fatto ma solo con l’intento di quantificare i risparmi che si sarebbero ottenuti nel tempo invece di CONTESTARE il COSTO PREVENTIVAMENTE QUANTIFICATO che, qualora dopo analisi di merito e confronti si fosse registrata una quantificazione del COSTO MINORE ed oggettivamente dimostrabile con i dovuti razionali a sostegno, confermasse o meno che lo stanziamento richiesto in fase di creazione del fondo, fosse effettivamente sovrastimato.

Certo, probabilmente si sarebbe potuta accogliere nell’immediato solo una micro-platea di donne, con il conseguente “stillicidio” da attesa per tutte le altre, trimestre dopo trimestre o semestre dopo semestre, che purtroppo il sistema “anno per anno” impone nella sua logica ma la questione sarebbe rimasta aperta, viva. Questo, secondo me, era quello che si doveva fare: insistere sulla revisione della congruità dell’ammontare del fondo richiesto, dati a consuntivo certificati alla mano, facendosi aiutare da professionisti competenti che ne accertassero la bontà, insomma facendosi affiancare da revisori contabili che conoscessero a fondo la materia nonché le logiche che debbono essere applicate per redarre il bilancio dello stato».

Armiliato:”Bisognava insistere sulla revisione della congruità dell’ammontare del fondo richiesto”.

Continua la Armiliato: «Bisognava accantonare un attimo la politica, per farla intervenire successivamente e lavorare, altresì, a braccetto dei contabili magari con l’ausilio delle Organizzazioni Sindacali (Roberto Ghiselli, Domenico Proietti, Gigi Petteni o Ivan Pedretti che si sono sempre dimostrati più che disponibili ad ascoltare le istanze poste) d’altra parte l’importo che fu richiesto dalla RgS da chi fu contestato? Esclusivamente dal Presidente Damiano e dalla sua Commissione, di notte, in chiusura di LdB, senza avere nessuno accanto che só, qualcuno del MEF o del MdL o dell’ Inps o consulenti esterni o chi diavolo per loro che potesse, con la necessaria competenza amministrativa/contabile e con analisi alla mano, contestare il dato imposto dalla Ragioneria Generale Dello Stato e proporre quello che, se non corrispondente, risultava invece dai loro studi e dalle loro evidenze.

Tutto questo, si poteva fare in ogni caso ed indipendentemente, dopo quella famosa notte dove, ricordiamo, nacque il Contatore (l’intento geniale del Presidente Damiano era esattamente quello di verificare ed eventualmente riaprire la partita) e lo si può fare ancora adesso…chiedetevi e chiedete, a chi ancora porta avanti questa istanza, perché questo tentativo di smontare il costo preventivato ed allocato in una specifica posta di bilancio, sedendosi a tavolino con i contabili, non sia stato fatto e non lo si faccia», conclude la Armiliato. Qui puoi trovare le ultime news e novità su riforma pensioni.

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