Esodati e Nona Salvaguardia: l’intervista a Luigi Metassi. Il bilancio dopo la formazione del nuovo governo

Esodati: Luigi Metassi sollecita l'adozione della nona salvaguardia mediante un decreto urgente

Continua incessante l’opera e l’attività del Comitato “Esodati Licenziati e Cessati” per ottenere l’approvazione di una nona salvaguardia per la tutela dei 6.000 esodati. Dell’attuale scenario politiche, delle prime mosse del nuovo governo, e dell’urgenza e dell’importanza vitale che riveste tale questione, abbiamo parlato con Luigi Metassi, curatore del blog Il volo della Fenice ed amministratore del Comitato “Esodati Licenziati e Cessati”.

La nona salvaguardia per gli esodati nelle prospettive del nuovo governo.

Gentilissimo Luigi, nella recente trasmissione RAI1 Parlamento Settegiorni, l’onorevole della Lega Barbara Saltamartini ha ribadito l’impegno di “fare ancora una salvaguardia per gli esodati”, precisando anche che esisterebbero già i fondi pregressi accantonati sufficienti alla copertura. Lei crede che questo faccia ben sperare per l’adozione di un provvedimento a stretto giro per la tutela degli esodati rimasti esclusi?

Ho seguito personalmente l’intervento della On. Saltamartini e devo osservare che ha parlato con molta attenzione alle parole. Questo mi dice che della nona salvaguardia se ne sta effettivamente parlando, anche se la questione è un po’offuscata da un più ampio contesto di riforme previdenziali. A giudizio del Comitato, questo è comunque positivo, proprio in considerazione della precisa e accorta descrizione della situazione fatta dalla Parlamentare.

Nel contempo, il Comitato non sottostima gli scogli che ancora potrebbero frapporsi alla effettiva emanazione del provvedimento. Preso atto delle parole della On. Saltamartini, bisogna riconoscere che ora la questione potrebbe non risiedere più tanto nel merito quanto nella sostanza. Occorre recuperare i fondi residui delle salvaguardie, circa 720 milioni parcheggiati al Fondo Sociale per l’Occupazione e Formazione (FSOF) e occorre che la questione esodati acquisisca la dovuta e attesa priorità nella mente del legislatore, affinché non venga soverchiata da altre tematiche forse più allettanti dal punto di vista del consenso.

Molti esponenti del mondo politico, come l’on.Walter Rizzetto e l’onorevole Cesare Damiano, spesso sottolineano l’urgenza di risolvere la questione degli esodati rimasti ancora senza tutele. Altri, nelle dichiarazioni di intenti e nei programmi di riforma, non fanno accenno alla questione. Come mai negli obiettivi prioritari da realizzare nella prossima legislatura spesso non si fa riferimento a questa situazione? Secondo lei questo atteggiamento a cosa è da ricondursi?

Se siamo arrivati a chiedere la nona salvaguardia è soprattutto merito dell’impegno e della competenza di persone come l’On. Rizzetto e Damiano, ai quali siamo grati e dai quali, siamo certi, potranno giungere ancora positivi apporti nonostante il cambio di guida al governo. Detto questo, la nona salvaguardia è al punto 17 del programma politico della Lega ed è nello streaming delle parole pronunciate dalla On. Saltamartini. Tanto al momento basta a rassicurarci di non essere stati accantonati, della possibilità di esiti positivi per la vicenda esodati.

Che non se ne sia accennato nel cosiddetto “contratto di governo” mi pare nell’ordine delle cose. Il problema maggiore per le forze di governo ora è quello di avvicinare quanto più possibile le forti promesse della vigilia alla rigidità della Ragioneria di Stato; delle altre questioni se ne parlerà a Commissioni insediate.

Chi sono gli esodati e quali sono le condizioni di coloro che sono rimasti esclusi dalle tutele.

Per far comprendere l’urgenza e l’importanza della questione, ci può spiegare, ancora una volta, cosa vuol dire essere un esodato e quali sono le condizioni in cui attualmente versano i 6000 mila esodati ancora esclusi dalle salvaguardie finora approvate?

Esodati sono coloro che, prima della controriforma Monti – Fornero (ma i primi comitati si formarono già all’indomani della controriforma Sacconi del 2010), lasciarono, o furono indotti a lasciare, il lavoro dietro garanzia che le leggi vigenti avrebbero riconosciuto loro il diritto alla pensione al momento in cui avessero raggiunto i necessari requisiti anagrafici e contributivi.

Non mi dilungo ovviamente su una materia così ampia ma ci tengo a sottolineare che nella fattispecie non rientrano solo i titolari di accordi governativi o individuali. Nella categoria rientrano anche coloro che sottoscrissero un impegno alla contribuzione volontaria con INPS, i licenziati a vario titolo dalle aziende in ristrutturazione (specie nelle piccole aziende) “perché tanto avrebbero comunque raggiunto i requisiti nel tempo stabilito”, i fruitori della legge 104 in congedo parentale a cavallo della controriforma, gli ex dipendenti di aziende fallite per i quali il giudice aveva disposto un provvedimento di accompagnamento alla pensione.

Consapevole con questo di non poter essere esaustivo delle molteplici casistiche, sintetizzo dicendo che il comune denominatore è l’aver lasciato il lavoro, a qualunque titolo, col conforto della garanzia costituzionale circa l’intangibilità del futuro diritto alla quiescenza nei tempi e nei termini al momento vigenti. Sulla questione del diritto quesito esistono d’altronde a conferma diverse sentenze costituzionali, prima fra tutte la sentenza 822/1988.

L’urgenza e la vitale importanza di una nona salvaguardia per i 6000 mila esodati esclusi dalle tutele.

Per i 6000 esodati rimasti esclusi dalle tutele, la nona salvaguardia rappresenta una questione realmente vitale. Cosa si sente di dire e proporre al nuovo Governo per risolvere al più presto ed in via definitiva questa annosa e dolorosa situazione?

La questione esodati è della massima urgenza. Si tenga conto che ci sono single e famiglie ex-monoreddito che da anni ormai non percepiscono alcun reddito. Alcuni sopravvivono grazie alla Caritas e diversi hanno già dovuto disfarsi di ogni risparmio e di ogni avere.

Nel comitato abbiamo iscritti che non possono più procurarsi farmaci che gli sarebbero indispensabili, non possono permettersi il costo di un ticket sanitario o non sono più in grado di far fronte alle rate del mutuo. A queste persone non possiamo chiedere di attendere ancora un altro anno per discutere la questione in legge di stabilità. Tanto meno possiamo esporli al rischio di più lunghi rinvii qualora si dovesse malauguratamente passare da un cambio di governo all’altro.

La questione andava affrontata sei anni fa; ora è diventata della massima urgenza. Non soltanto per le condizioni di estrema povertà di alcuni ma anche per il rischio concreto di trovarsi di fronte a qualche atto estremo. Le prime salvaguardie furono approvate per decreto. È possibile, e sarebbe più che mai giustificato dall’urgenza, farlo ora che l’impegno economico è risibile e le risorse sono anche già disponibili.

Le iniziative del Comitato Esodati Licenziati e Cessati per rilanciare la nona salvaguardia.

In chiusura, quali sono le iniziative che il Comitato Esodati Licenziati e Cessati ha in mente per rilanciare l’approvazione di una nona, ultima ed improcrastinabile salvaguardia per i 6000 esodati ancora esclusi?

Fin dai primi giorni dalla nomina dei parlamentari, il Comitato ha inviato a tutti i deputati un proprio sintetico dossier sulla materia. Questo perché si è pensato fosse utile ad entrambe le parti partire da una comune base di dialogo, seppur di massima, alla quale far seguire prese di contatto per discutere più approfonditamente la questione.

Così abbiamo fatto nei confronti del Presidente della Camera dei Deputati, On. Fico, del cui incontro abbiamo dato ampio e soddisfatto riscontro alcune settimane fa. Ora che l’organigramma del Governo è stato completato, faremo altrettanto con gli esponenti delle Commissioni Lavoro, a alcuni dei quali è già stata inviata una richiesta di contatto.

Ricordando come diverse Regioni diedero il loro impulso all’emanazione della ottava salvaguardia, prima fra tutte e non unica la Regione Liguria, ci siamo attivati anche nei confronti della Conferenza delle Regioni.

Il nostro procedere punta essenzialmente ai contatti diretti e alla visibilità mediatica. Considerata l’ampia distribuzione sul territorio nazionale degli esodati e il loro numero ormai ridotto, riteniamo improponibile, al limite controproducente, ricalcare le orme del passato che obbligherebbero persone già in grave difficoltà economica a sobbarcarsi trasferte estenuanti per partecipare a manifestazioni di piazza dove il diritto costituzionale leso di una parte finirebbe col confondersi con una pur giusta e condivisa miriade di istanze sociali.

Ci siamo pertanto organizzati formando alcuni nuclei operativi nelle maggiori città, allo scopo di gestire al meglio i rapporti con la politica e i media. Rintracciare gli esodati ovunque essi siano, raccoglierli intorno ad un gruppo di coordinamento, abituarli al lavoro di gruppo, responsabilizzarli, stimolarli all’iniziativa personale coordinandosi col gruppo di lavoro. Questa è la strategia che si è dato il comitato dopo le amarezze della ottava salvaguardia e lo scioglimento della Rete dei Comitati. Dove sta scritto che gli anziani vogliono passare le loro giornate ai giardinetti e che non sanno usare internet?

Ringraziamo Luigi Metassi per la cortese disponibilità e gli auguriamo un buon lavoro.

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