Riforma delle pensioni 2018: ultime novità su esodati non salvaguardati e flessibilità in uscita

Mentre si attende che si dissolvano le incertezze attorno al nuovo Governo, cresce la preoccupazione che eventuali nuove elezioni possano dilatare ulteriormente i tempi per la risoluzione delle questioni rimaste in sospeso in ambito previdenziale. La riforma delle pensioni 2018 non può prescindere dalla conclusione definitiva della vicenda degli esodati, ha osservato Elide Alboni, amministratrice, assieme a Luigi Metassi, del Comitato Esodati Licenziati e Cessati. “Tra gli obiettivi da inserire nell’agenda del nuovo governo non può mancare la conclusione del Calvario degli esodati “ante Fornero” che vede ancora circa 6000 di loro in attesa da più di 6 anni a cui necessita la nona salvaguardia davvero conclusiva”, ha precisato.

“Ripetiamo con convinzione come la politica debba trovare veloci soluzioni per tutti gli over rimasti senza lavoro attuando provvedimenti di sostegno”, ha affermato Alboni, “ma sottolineiamo con triste consapevolezza, come chi perse il lavoro oltre il 31,12.2011 sia caduto nella Fornero normata di legge quindi si colloca in diversa posizione di chi uscì e fu fatto uscire dal lavoro prima della Riforma Fornero con una legge previdenziale diversa alla quale costituzionalmente fa riferimento la loro ancora pendente situazione.

Nell’elenco dei punti sui quali dovrà impegnarsi il nuovo governo, Elide Alboni ha indicato anche la flessibilità in uscita dal mondo del lavoro. “Flessibilità in uscita per tanti lavoratori”, ha affermato dalla pagina del Comitato Esodati Licenziati e Cessati.

Pensioni e contributi: l’analisi di Luigi Metassi.

Luigi Metassi, ideatore del blog “Il voce della Fenice”, in un post pubblicato nella pagina del Comitato Opzione Donna Social, a proposito della riforma delle pensioni e delle ipotesi circolanti sull’uscita anticipata, ha analizzato la relazione esistente tra pensioni e contributi. “A prescindere dalle attuali storture del sistema previdenziale, che ho sempre stigmatizzato e non intendo certo smentire adesso, l’idea che si debba poter andare in pensione quando si vuole è concettualmente errata“, ha affermato. “Sarebbe corretta se l’accantonamento dei contributi fosse un investimento finanziario: io investo e io decido quando incrementare o ritirare l’investimento”, ha precisato.

Metassi ha chiarito: “Fortunatamente, almeno per ora, i contributi sono salario differito e ci sono diverse sentenze costituzionali a confermarlo. Questo significa che, nel momento in cui si inizia a versare i contributi, tra lavoratore e Stato si instaura un contratto sinallagmatico. In altre parole: si instaura un contratto per il quale, ad un impegno certo iniziale di un contraente (versare una somma stabilita nel tempo) corrisponde l’impegno della controparte a corrispondere la contropartita in tempi successivi. Interrompere anzitempo i pagamenti dei contributi significa quindi rendere nullo il contratto mentre che, non corrispondere la pensione quando il lavoratore abbia versato tutti i contributi significa violare il contratto.

Più semplicemente: il lavoratore può interrompere i versamenti e, in tal caso, il contratto con lo Stato è nullo, mentre lo Stato non può negare la pensione perché, in tal caso, sarebbe inadempiente al contratto (inadempienza funzionale al contratto sinallagmatico)”. “Da tutto questo si evince che non è possibile interrompere i versamenti contributivi quando si vuole, ancorché a fronte di una corrispondente riduzione della liquidazione, perché le parti verrebbero meno a quanto stabilito nel patto iniziale”, ha concluso. Qui puoi trovare le ultime news e novità su riforma pensioni..