Riforma ordinamento penitenziario: decreti attuativi e la critica di Rita Bernardini

Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare tre decreti attuativi del nuovo ordinamento penitenziario, quelli su lavoro, giustizia minorile e giustizia riparativa. Slitta al prossimo Cdm il via libera al decreto complessivo che ridisegna l’ordinamento. Ecco le prime dichiarazioni del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni durante la conferenza stampa di ieri: «Stiamo lavorando con strumenti diversi all’obiettivo di un sistema carcerario che contribuisca a ridurre la recidiva. Il primo decreto adegua l’ordinamento penitenziario alle esigenze dei condannati minorenni e dei giovani adulti (al di sotto dei 25 anni), con particolare riferimento al “peculiare percorso educativo e di reinserimento sociale”».

Le novità introdotte con i decreti approvati ieri.

Per la parte relativa alla vita detentiva e al lavoro penitenziario, il primo decreto ha l’obiettivo di «incrementare le opportunità di lavoro, sia intramuriario che esterno, nonché di potenziare le attività di volontariato e di reinserimento sociale dei condannati»; «migliorare la vita detentiva, attraverso norme volte a garantire il rispetto della dignità umana, la qualità delle strutture, e la responsabilizzazione dei detenuti».

Il secondo decreto, approvato in via preliminare, riguarda la disciplina dell’esecuzione delle pene nei confronti dei condannati minorenni e dei giovani adulti (sotto i 25 anni). Punto essenziale del testo sono “le misure penali di comunità e la previsione di un modello penitenziario che guardi all’individualizzazione del trattamento.”

Il terzo decreto disciplina la giustizia riparativa e la mediazione tra il reo e la vittima. Viene introdotto per la prima volta nel nostro sistema “un modello di intervento che mette al centro la vittima di reato, promuovendo percorsi di riparazione del reo nei confronti di chi ha subito il reato”.

Riforma ordinamento penitenziario, le critiche di Rita Bernardini dei Radicali dopo il Cdm di ieri. 

Dopo il Cdm di ieri, l’esponente dei Radicali Rita Bernardini ha commentato in modo critico in un lungo post la decisione del Consiglio dei ministri di emanare solo i tre decreti, mettendo da parte l’approvazione della riforma dell’ordinamento penitenziario nel suo complesso. “Il Consiglio dei Ministri – ha annunciato la Bernardini su Facebook – ha deciso oggi di mettere nel cassetto la riforma dell’ordinamento penitenziario. Lo ha fatto nel peggiore dei modi, ipocritamente licenziando preliminarmente altri tre decreti delegati che devono ancora compiere tutto l’iter dei pareri delle commissioni giustizia di camera e senato. Quello sulle pene alternative, che aveva già compiuto un passaggio nelle commissioni e che avrebbe richiesto solo 10 giorni di tempo per la definitiva approvazione, lo hanno messo in stand by, a futura memoria“.

“Il Presidente del Consiglio Gentiloni – aggiunge – ha parlato di approvazione nei prossimi mesi. Arrogantemente ritiene di conoscere già i risultati elettorali, probabilmente pensa che gli esiti di una legge elettorale incostituzionale saranno quelli da lui e da Napolitano previsti. Da quanto detto oggi da Gentiloni al termine del Consiglio dei Ministri si paventa “il rischio che il sistema, senza correzioni, non è sufficientemente efficace a ridurre la recidiva“. Come dimostrano tutti gli studi in materia, non c’e’ il rischio, c’e’ la certezza che il carcere per come e’ oggi (inumano e degradante) sia la fabbrica della recidiva. Da parte sua, il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, accusa il colpo pur avendo gestito nel peggiore dei modi il cammino della riforma dell’ordinamento penitenziario iniziato positivamente nel 2015 con gli Stati Generali dell’esecuzione penale.

Non si doveva arrivare, come il Partito Radicale ha più volte ammonito, a ridosso della scadenza elettorale, occorreva essere veramente forza di governo, capace di gestire le situazioni soprattutto in presenza di violazione di diritti umani fondamentali già sanzionata pesantemente nel 2013 dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo. Letteralmente calpestato il dialogo messo in moto con il Satyagraha di 10.000 detenuti, di centinaia di cittadini “liberi”, dei Garanti nazionali, del mio sciopero della fame e con la clamorosa presa di posizione a favore della riforma di oltre 300 giuristi, avvocati, magistrati e professori“, ha concluso l’esponente dei Radicali.