Riforma pensioni 2018: le novità sull’età pensionabile, quota 100 e 41

Roberto Ghiselli, segretario confederale Cgil, ai microfoni di Italia parla, la rubrica quotidiana di RadioArticolo1, pochi giorni fa ha avanzato le sue osservazioni critiche in merito alle proposte del nuovo governo.

Le osservazioni di Roberto Ghiselli sulle nuove proposte dell’esecutivo.

Ghiselli ha così sottolineato: “Il governo è passato da un’idea di cancellazione della legge Fornero, proposta in campagna elettorale, che in qualche nodo presupponeva una modifica radicale del sistema previdenziale, a semplici spot e annunci improvvisati. Dunque, non sembra ci siano le condizioni per fare una discussione su una vera riforma delle pensioni”.

Riforma pensioni: Quota 100, 41, età pensionabile.

Ha sottolineato Ghiselli: “Il ministro del Lavoro e dello sviluppo, Luigi Di Maio, parla di quota 100 e quota 41: il problema è che per funzionare quei numeri devono essere accompagnati da una serie di condizioni che attualmente non ci sono.

Al contrario, esiste il paletto dei 64 anni d’età e dei 36 anni di contributi, che di fatto penalizza tantissime persone, perché presuppone il ricalcolo contributivo di tutto il montante e una carriera lavorativa molto costante, introducendo livelli che pochissimi lavoratori possono raggiungere.

Penso a disoccupati, cassaintegrati, invalidi, a chi fa lavori gravosi, a chi assiste persone non autosufficienti, tutte categorie che addirittura andranno peggio di prima, perché l’Ape sociale – strumento di cui non siamo particolarmente entusiasti -, comunque garantiva a una certa platea l’uscita a 63 anni”, prosegue il dirigente sindacale”.

Coefficienti di calcolo e la rivalutazione del montante.

Ghiselli a RadioArticolo 1 ha aggiunto: “Un altro meccanismo da considerare – fra l’altro legato alla speranza di vita – riguarda i coefficienti di calcolo delle pensioni, che consegnerà in futuro assegni previdenziali sempre più poveri, perché si andrà a riposo sempre più tardi e con parametri ancor più penalizzanti di quelli attuali.

Chiediamo il consolidamento dei coefficienti di calcolo e la rivalutazione del montante, salvaguardando le singole storie lavorative: se io ho maturato un montante di un certo tipo, tu governo me lo devi confermare e non me lo puoi modificare a seconda delle dinamiche economiche dei prossimi anni. Più in generale, ciò che più colpisce di tutta la discussione sulle pensioni è la mancanza di capacità di guardare oltre la contingenza, come se tutto si dovesse consumare qui e ora.

Nell’agenda di governo mancano proposte di medio-lungo periodo, quando è proprio quello che dovremmo fare, visto che fra trent’anni si avrà a che fare con una ‘bomba sociale’, cioè un futuro di una generazione intera di pensionati poveri, ma a quell’epoca sarà tardi per occuparsene”.

Rafforzamento della quattordicesima, l’Ape sociale, intervento sui precoci, la cumulabilità dei contributi, interventi sulla previdenza integrativa.

In conclusione Ghiselli ha rilanciato gli obiettivi del governo per la prossima legislatura: “Oggi è il momento di parlare di queste cose, ripartendo con uno scenario nuovo, valorizzando i pochi passi avanti che si sono fatti, vale a dire il rafforzamento della quattordicesima, l’Ape sociale, il primo intervento sui precoci, la cumulabilità dei contributi, alcuni interventi sulla previdenza integrativa.

Su questo, stiamo ragionando con Cisl e Uil, per sfidare il governo a darci risposte concrete, a partire dalla legge di Bilancio, valutando anche di riprendere la mobilitazione diretta”.