Riforma pensioni, Quota 100 ed aumento delle minime.

La nuova legge di bilancio è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale ed è in vigore da ieri, 1° gennaio 2019. Claudio Durigon, sottosegretario al Ministero del Lavoro, ha ribadito che si tratta della “manovra del cambiamento”. “Finalmente abbiamo approvato la manovra del cambiamento”, ha affermato via social, aggiungendo un elenco di vari interventi in essa contenuti.

Durigon ha inserito nella lista delle misure contenute nella Legge di bilancio 2019 anche alcuni interventi sulle pensioni, come l’introduzione di Quota 100. “Ecco alcuni punti all’interno della legge: Quota 100 per l’anticipo pensionistico nella somma dei 62 anni di età e 38 di contributi minimi partirà ad aprile con finestre trimestrali dalla maturazione del diritto. Circa 800 mila persone in tre anni possono scegliere di andare in pensione”, ha dichiarato. Nella Manovra 2019 è stato istituito il “Fondo per la revisione del sistema pensionistico attraverso l’introduzione di ulteriori forme di pensionamento anticipato e misure per incentivare l’assunzione di lavoratori giovani”, con una dotazione pari a 3.968 milioni di euro per l’anno 2019.  Per la misura vera e propria di Quota 100 bisognerà attendere il relativo decreto legge che dovrebbe essere emanato tra pochi giorni.

Taglio delle pensioni d’oro

Il taglio sulle pensioni d’oro (valido dal 2019 per 5 anni) sara’ del 15% per i redditi compresi tra 100.000 e 130.000 euro lordi e arriverà al 40% per quelle superiori ai 500.000 euro. Previsto un taglio del 25% per gli assegni compresi tra 130.001 e 200.000 euro, del 30% per quelli compresi tra 200.001 e 350.000 euro e del 35% tra i 350.001 e i 500.000 euro.

Rivalutazione delle pensioni 

Le pensioni saranno rivalutate al 100% fino a 1.522 euro (tre volte il trattamento minimo) mentre per gli assegni superiori scatterà una stretta sulla rivalutazione all’inflazione. Sei fasce: l’indicizzazione sarà riconosciuta al 97% per quelle tra tre e quattro volte il minimo; al 77% per quelle tra quattro e cinque volte il minimo; al 52% per quelle tra cinque e sei volte il minimo; al 47% per quelle tra sei e otto volte il minimo; al 45% tra otto e nove volte il minimo, e, infine, al 40% sopra nove volte il minimo.

Quota 100 non è l’abrogazione della legge Fornero

Quota 100 avrà una portata limitata e non porterà lo sblocco del turnover secondo Susanna Camusso, segretario generale della Cgil. “Non siamo di fronte all’abrogazione della riforma Fornero, ma ad un provvedimento che riguarda soprattutto gli uomini dell’industria ed una parte del pubblico impiego e che non interviene su tutte le situazioni più critiche: donne, lavoro intermittente e giovani“, ha dichiarato in un’intervista a “Il Fatto Quotidiano”.

Per quanto riguarda le nuove assunzioni, il leader sindacale ha osservato: “Nel pubblico impiego c’è in realtà un nuovo blocco del turnover: le assunzioni sono rinviate a fine anno e non saranno sufficienti a compensare i tagli recenti. Nell’industria, i numeri dei beneficiari sono molto più piccoli, per andare in pensione serve una continuità contributiva che in pochi hanno dopo dieci anni di crisi“. “Un po’ di assunzioni ci saranno, ma nel semestre scorso abbiamo avuto il record del contratto a termine. Non sarà un po’ di turnover ad arginare il problema”, ha aggiunto.

Il punto di Anna Giacobbe sull’aumento delle pensioni minime

Anna Giacobbe, funzionario dello Spi Cgil della Liguria, già deputato del Pd, ha affrontato in un post il tema delle pensioni minime e dell’aumento a 780 euro promesso dal Governo.”Ci sono troppe persone che non hanno di che vivere dignitosamente. Se sono anziane, a maggior ragione mette male trovare il modo di uscire da quella condizione. Un problema di tutti noi, di chi fa politica e di chi fa sindacato. La cosa peggiore è raccontare delle bugie, proprio a queste persone”, ha dichiarato.

“Anche oggi (per questo ne scrivo oggi) ci hanno detto che le pensioni minime saranno alzate a 780 euro al mese. Si può pensare che si parli di tutte le pensioni che sono sotto i 780 euro. Sarebbe giusto: se di “pensione di cittadinanza” si tratta, sarebbe strano che fossero alzate solo le pensioni che già arrivano a 507 euro, e non quelle che stanno sotto (oltre due milioni di persone)”, ha osservato.

“I denari messi a disposizione dalla legge di Bilancio sono 7 miliardi in tutto, per reddito e cittadinanza e pensioni di cittadinanza: più di due miliardi sono già destinati a persone povere (i pensionati sono esclusi) che hanno diritto al reddito di inclusione, e che si spera non verranno escluse dal reddito di cittadinanza.

Per adeguare a 780 euro “solo” le pensioni di chi ne ha meno di 500, già si è detto, ci vogliono 12 miliardi.
Se invece si parla di Minimo in senso proprio, cioè di quello che oggi è definito “trattamento minimo”, livello a cui vengono integrate le pensioni da lavoro che non raggiungono quella cifra, allora si tratta di oltre tre milioni di persone: per fare diventare 780 i loro 492 euro medi, ci vorrebbero più di 10 miliardi. Insomma, nel 2019 né le pensioni più basse, né le pensioni integrare al minimo diventeranno di 780 euro, se non per una quota molto limitata (e comunque non sappiamo quanto e per chi): bene che accada, ma non è giusto raccontare bugie a chi sta peggio”, ha precisato Giacobbe.