Scuola: indetto sciopero per il 12 aprile 2019

Maturità 2019: analisi della prima prova scritta e criticità

La prima prova scritta dell’esame di maturità ha avuto una forte connotazione storica. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “L’orientamento storico che hanno avuto diverse tracce è solo il tentativo del ministero dell’Istruzione di sanare un errore grossolano, la cancellazione della traccia di storia nella prima prova scritta, proposta dalla commissione di ‘saggi’ predisposta dal passato Governo e che l’attuale ministro dell’Istruzione avrebbe dovuto cassare. Così come ha fatto importanti modifiche all’Esame di Stato e al decreto legislativo n. 62 del 13 aprile 2017, attuativo della Buona Scuola, il ministro Bussetti aveva il dovere di reintrodurre la traccia storica. Lo ha compreso, evidentemente, troppo tardi. Speriamo, a questo punto, che provveda a ricollocarla per il prossimo anno”.

Il ridimensionamento della Storia tra le materia scolastiche

Anief ricorda che il ridimensionamento dello studio della Storia nella scuola secondaria non è una decisione recente: l’ultima riforma degli istituti superiori aveva stabilito, dall’anno scolastico in corso, il dimezzamento delle ore settimanali della disciplina. La Storia, così, da ‘maestra di vita’ è stata collocata a materia di contorno: “Inglobando la Storia all’interno di altri macro-argomenti, si ridimensiona una delle discipline più importanti per la formazione dell’individuo e del cittadino.

“Tra l’altro – incalza Pacifico – è una contraddizione clamorosa quella di puntare sulla Cittadinanza e costituzione come argomento ritenuto giustamente rilevante e sminuire la portata della Storia, che è alla base delle norme e delle regole che disciplinano il nostro ordinamento, partendo proprio dalla dimensione storica nazionale ed europea. Un motivo in più per lasciare intatta l’esclusività argomentativa della Storia nell’Esame di Stato”.

Criticità dell’esame di maturità 2019

Il sindacato autonomo continua a nutrire forti dubbi sulla decisione del Miur di utilizzare gli oltre 500 mila studenti maturandi come delle “cavie”, senza avere loro illustrato con chiarezza le nuove norme. Anche gli insegnanti si sono avvicinati con difficoltà alle modalità innovative, frutto della Legge 107/2015 con importanti modifiche adottate nel corso del corrente anno scolastico, attraverso delle Circolari ministeriali, molte delle quali solo orientative, generando ulteriori incertezze e alimentando dubbi interpretativi.

A preoccupare è soprattutto l’orale: si è passati dall’esposizione di mappe concettuali, tesine ed elaborati precostituiti all’avvio del colloquio sulla base di argomenti a sorpresa, contenuti all’interno di tre buste predefinite delle Commissioni, i cui modi di gestione – attraverso l’analisi di nodi concettuali interdisciplinari – sono stati annunciati dal ministro dell’Istruzione solo pochi giorni fa. Si tratta di un passaggio non di poco conto, che mette il maturando in evidente difficoltà rispetto al passato.