Pensioni anticipate: i chiarimenti del Mef su Quota 100 e spesa previdenziale

Riforma delle pensioni 2018: le ultime novità su spesa previdenziale, pensioni d'oro e diritti acquisiti

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha smentito mediante una nota le notizie circolanti in questi giorni sui costi derivanti dall’introduzione di Quota 100, misura per le pensioni anticipate dalla validità triennale, sottolineando che l’attribuito maggior onere pensionistico di 63 miliardi di euro non trova alcun riscontro nelle stime della Ragioneria Generale dello Stato.

“In particolare, il valore ampiamente sovrastimato di 63 miliardi di euro risulta essere il frutto di un’elaborazione giornalistica non corretta dal punto di vista logico, operata a partire dai dati contenuti nel Rapporto n. 20 sulle “Tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio sanitario”, in quanto si limita a distribuire in maniera uniforme sull’intero periodo considerato dal Rapporto (2019-2036) il valore medio della variazione del rapporto della spesa/PIL (0,2%)stimato rispetto allo scenario base“, chiarisce il Mef.

Costi dell’anticipo con Quota 100

Il Ministero precisa, inoltre, che ” le valutazioni contenute nel rapporto in oggetto si basano sui dati del
quadro macroeconomico e di finanza pubblica tendenziale contenuti nel DEF 2019 e non tengono
conto, invece, delle indicazioni di monitoraggio sui suddetti provvedimenti di anticipo pensionistico
che evidenziano una minor adesione rispetto a quella scontata nella Relazione Tecnica di
accompagnamento alla legge”.

“Nel periodo considerato”, prosegue il Mef, “il valore della maggiore spesa complessiva derivante dalle misure in questione, alla luce delle quantificazioni iniziali effettuate nella predisposizione del suddetto decreto legge, avrebbe potuto al massimo raggiungere i 20 miliardi di euro. Tenendo conto dei dati più aggiornati del monitoraggio sulla misura in questione, i costi complessivi saranno invece sensibilmente inferiori a tale cifra“.

La spesa pensionistica nel medio-lungo periodo

Secondo le previsioni della Ragioneria Generale dello Stato contenute nel dossier: “Tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio sanitario”, a partire dal 2013, in presenza di un andamento di crescita più favorevole e della graduale prosecuzione del processo di innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento, il rapporto fra spesa pensionistica e PIL decresce per circa un quinquennio fino a raggiungere il 15,3% nel 2018. Successivamente, il rapporto riprende a crescere raggiungendo il 18,4% nel 2042. Nella fase finale del periodo di previsione, il rapporto spesa/PIL si riduce rapidamente attestandosi al 14,7% nel 2060 e al 13,8%, nel 2070.

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