Pensioni e sostenibilità del sistema previdenziale: l’analisi di Damiano

Riforma pensioni e quota 100, il punto di Cesare Damiano: "Devo dare ragione a Boeri"

Il dirigente del partito democratico Cesare Damiano su “Il Riformista”ha analizzato alcuni passaggi del report dell’Ocse “Pensions at a glance”, giungendo alla conclusione che bisogna superare “gli allarmismi e concentrarsi sulla realtà per aggiornare il nostro sistema alle sfide del futuro”. Nel dossier vengono analizzati  una serie di indicatori per confrontare le politiche pensionistiche dei Paesi aderenti all’Ocse e i loro risultati.

La prima considerazione di Damiano riguarda l’età pensionabile, che in Italia,è di 67 anni . “Guardando al futuro, un giovane che abbia iniziato a lavorare nel 2018, in base alle norme della legge Fornero – con l’aggancio del requisito anagrafico all’attesa di vita, al momento, congelato fino al 2026 – andrà in pensione a 71 anni come i coetanei di Olanda ed Estonia. Solo i danesi dovranno vedersela con un’età pensionabile più alta: 74 anni. La media, per i Paesi Ocse è, al momento attuale, di 64,2 anni ed è destinata a salire a 66,1, in ogni caso al di sotto del target italiano. Questo, diciamo così, sulla carta; perché, rileva il rapporto, in Italia l’età media effettiva di pensionamento è di 62 anni (63,3 anni per gli uomini e 61,5 anni per le donne) a fronte di una media Ocse di 65,4 anni per gli uomini e di 63,7 anni per le donne”, ha osservato Damiano.

La marcia indietro dell’Italia nella riforma delle pensioni

“L’Italia è “accusata”, così come l’Olanda, la Slovacchia e la Spagna, di aver fatto marcia indietro rispetto alle precedenti riforme, mettendo così a rischio la stabilità macroeconomica. Il rilievo si riferisce a Quota 100Ape social e volontaria e Opzione donna che hanno reintrodotto alcune forme di anticipo pensionistico”, ha proseguito Damiano. “Questo ignorando il fatto che, ad esempio, non tutti i lavori sono uguali e che alcune di queste misure sono riferite a lavori gravosi e usuranti, o alle difficoltà incontrate, tra conciliazione della vita privata e lavorativa, da molte donne; situazioni che rendono davvero iniquo un avanzamento indiscriminato dell’età della pensione”.

La sostenibilità del sistema previdenziale italiano

L’Italia è il secondo tra i Paesi Ocse per la spesa pensionistica, contabilizzata al 16% del Pil. Damiano ha precisato che tale dato comprende “anche le spese per l’assistenza, ossia quella per la Gias – Gestione Interventi Assistenziali che riguarda, per capirci, pensioni di invalidità civile, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali e altre prestazioni assistenziali”.

“Da molti anni si sostiene la necessità di separare la contabilizzazione della Gias da quella delle pensioni“, ha precisato l’esponente dem, per il quale:”Sarebbe ora di affrontare tale questione. In modo tale da offrire anche alla valutazione degli organi sovranazionali come l’Unione Europea e l’Ocse una fotografia più realistica della spesa pensionistica italiana. Cioè, di un sistema sostenibile per il Paese quale questo è nella realtà”.

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