Riforma delle pensioni 2018: le ultime novità su spesa previdenziale, pensioni d'oro e diritti acquisiti

Pensioni 2018: Le ultime novità su esodati e nona salvaguardia

In attesa di conoscere l’esito del mandato esplorativo del presidente della Camera Fico circa la formazione di un governo M5S-Pd, l’ex ministro del lavoro Cesare Damiano ha sottolineato che l’intesa tra le forze politiche non potrà prescindere dall’attuazione di interventi sul sistema previdenziale. L’esponente dem ha indicato tra le priorità da affrontare in tema di pensioni nella prossima legislatura, la predisposizione della nona e definitiva salvaguardia per gli esodati.

Elide Alboni, amministratrice del Comitato Esodati Licenziati e Cessati assieme a Luigi Metassi, ha definito la situazione degli esodati antefornero come “il calvario più vergognoso dello Stato italiano del dopoguerra”. “Uno Stato gli errori li può fare, ma non impiega 7 anni per sanarli, rischiando di vedere lavoratori gente onesta dopo una vita di lavoro ammalarsi o peggio”, ha osservato.

Alboni ha, quindi, sottolineato: “Un lavoratore in fase previgente, che perde od esce dal lavoro spinto od accompagnato ed è dentro ad una legge previdenziale, ha il Diritto Costituzionale ( C.C. 822/88) a vedersi riconosciuta quella legge, chi uscì dal lavoro ENTRO il 2011 o entro tale data fece accordi, ha diritto ad essere salvaguardato con le more della legge di allora”. La richiesta che il Comitato Esodati Licenziati e Cessati rivolge al nuovo governo è dunque quella di “sanare con una nona salvaguardia tutti coloro che uscirono dal lavoro ,….. entro un Europeo margine di previgenza pensionistica senza alcun più alcun paletto di data“.

Pensioni 2018: la determinazione del numero degli esodati.

Luigi Metassi, sul blog “Il volo della Fenice” di cui è ideatore, ha affrontato uno degli aspetti che accompagna da sempre la questione degli esodati: la determinazione del loro esatto numero. “È dai giorni antecedenti la controriforma pensionistica del 2011 che aleggia in molti ambienti la determinazione, in altri casi la necessità, di contare gli esodati. Un assillo che da allora, alternativamente ma quasi costantemente, alberga in molte menti; talune alimentate da indomito desiderio di giustizia, tal altre, assai più numerose delle prime, certe che quella sia la strada più diretta per conferire credibilità a chi va sostenendo che gli esodati non esistono più o che sono ridotti ormai a numeri talmente irrisori da costituire l’eccezione, lo spiacevole ma inevitabile prezzo umano da pagare al progresso”, ha osservato.

“Praticamente tutti gli attori di questa storica vergogna della politica hanno presuntuosamente voluto contare gli esodati. Tutti, tranne gli unici deputati e legittimati a farlo: Ministero del Lavoro e Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale che dal primo direttamente dipende“, ha aggiunto l’amministratore del Comitato Esodati Licenziati e Cessati.

Metassi ha precisato:” Tra una comunicazione informale e l’altra, si son lette le cifre più disparate: dagli iniziali 50.000 a 65.000, per diventare poi 392.000 per bocca dell’allora Presidente dell’ INPS, Dott. Mastropasqua, e assestarsi in ultimo a numeri che oscillano tra i 153.000 e i 172.000 a seconda degli obiettivi di chi legge i consuntivi. Un turbinare di numeri che qualche improvvido ora vorrebbe dirimere con non si sa bene quale astruso censimento, necessariamente basato su metodi del tutto empirici e che altri, vedi per esempio quelle amministrazioni locali che il Comitato “Esodati Licenziati e Cessati” va sensibilizzando in merito alla vicenda, giustamente necessitano di conoscere, almeno con buona approssimazione, per poter argomentare in sede di delibera”.

“Non esistono numeri ufficiali e non per imperizia o superficialità dei comitati. I numeri ufficiali non esistono semplicemente perché gli organi deputati a comunicarli, da oltre sei anni a questa parte, si dicono impossibilitati a computarli“, ha chiarito Metassi. “Un primo passo, forse efficace per superare queste inefficienze (perché di inefficienze si tratta nel migliore dei casi) e fare finalmente piena luce sulla vicenda, potrebbe essere una richiesta alle istituzioni centrali di produrre finalmente alle amministrazioni locali dei numeri ufficiali e attendibili in forma disaggregata per regioni. Per quanto compete ai comitati, più che fornire una stima generale e approssimativa di una platea nazionale di circa 6.000 unità, ricavata sulla base di valutazioni di massima sui numeri delle precedenti salvaguardie e sui flussi dei propri iscritti, gli stessi non sono materialmente in grado di contribuire”, ha aggiunto.

La cosa certa è che gli esodati esistono“, ha puntualizzato Metassi e “la politica territoriale non deve guardare alla nona salvaguardia come ad una mera questione etica e di solidarietà umana ma deve sentirsi direttamente chiamate a prevenire, anche a dispetto di alcuni formalismi, un incombente deterioramento della stabilità sociale dei rispettivi territori”.

In conclusione il Comitato Esodati Licenziati e Cessati “attende un fattivo contributo alla causa da parte di queste amministrazioni alle quali, come già è stato fatto in ambito parlamentare, sta via via consegnando un succinto dossier esplicativo della complessa vicenda con l’obiettivo che questo documento costituisca una valida base di informazione e soprattutto di fattivo confronto”. Qui puoi trovare le ultime news e novità su riforma pensioni.