Pensioni scuola, riapertura delle GaE e stabilizzazione del personale: le ultime novità

Pensioni scuola, le ultime novità. Le pensioni del comparto scuola sono state oggetto di un’analisi dell’Anief. “Dopo le promesse elettorali, a distanza di poco più di due settimane dalle elezioni politiche, già non si parla più di tornare ad una soglia pensionistica equa. Nelle dichiarazioni dei politici che tra qualche giorno saliranno in Parlamento, sono altri i temi a tenere banco”, ha segnalato il sindacato, che ha aggiunto:” Negli scorsi anni, grazie agli accordi tra Governi e sindacati, sono stati investiti 10 miliardi di euro, ora Lega e M5S dovrebbero trovarne 70”.

“È una cifra importante”, ha precisato il presidente nazionale Anief Marcello Pacifico, “ma che va recuperata a costo di affrontare alti sacrifici”. “Il fronte pensioni è un tasto dolente per i lavoratori italiani. Ad iniziare dal personale della scuola italiana, già messo a dura prova durante gli anni di faticoso servizio e ora doppiamente beffato: con l’approvazione della riforma Monti-Fornero, l’iter che porta al pensionamento dei dipendenti della scuola è diventato un percorso ad ostacoli, con l’arrivo spostato sempre più avanti”, ha proseguito Pacifico.

“Così, mentre ancora grida vendetta il blocco di migliaia di docenti e Ata per via della Quota 96, comprendente età anagrafica e anni di contributi riconoscibili, innalzata oltre ogni modo, abbiamo assistito allo slittamento dell’accesso alla pensione di vecchiaia a 67 anni, con effetto 1° gennaio 2019. Mentre l’Ape Social l’anticipo pensionistico, fino a circa 3 anni e mezzo, finanziato con un prestito pagato non da banche ed assicurazioni (come nel caso dell’Ape normale), ma direttamente dallo Stato, è rimasto relagato ad una quindicina di professioni, inglobando, nel settore più esposto al rischio burnout, solo i maestri della scuola dell’infanzia”, ha aggiunto il leader sindacale.

Pacifico ha precisato:”Eppure ci sono Paesi, come la Francia, che consentono agli insegnanti di andare in pensione ancora a 60 anni. Altri, come la Germania, che con circa 25 anni di insegnamento permettono di lasciare il lavoro. Come se non bastasse, va ricordato che ammesso che si riesca ad anticipare l’accesso al pensionamento, questi docenti percepiranno in media un assegno pensionistico ridotto, rispetto al 2011, fino all’8%”.

Pensioni scuola e stabilizzazione del personale scolastico: mobilitazione del settore.

Domani, del 23 marzo 2018, è previsto uno sciopero del settore scolastico con una manifestazione a Roma. I motivi alla base dello sciopero Anief sono la riapertura urgente delle GaE a tutti i docenti abilitati all’insegnamento, come già avvenuto nel 2008 (Legge 169) e nel 2012 (Legge 14), attraverso l’accoglimento della soluzione legislativa proposta dall’Anief; la stabilizzazione di tutto il personale e il risarcimento per l’abuso dei contratti a termine; l’adeguamento dell’organico di fatto a quello di diritto, inclusi i posti in deroga per sbloccare assunzioni e trasferimenti; l’allineamento degli stipendi all’inflazione, con il recupero dell’indicizzazione dell’indennità di vacanza contrattuale; la parità di trattamento tra personale assunto a tempo determinato e personale assunto a tempo indeterminato, come indicato dalle pronunc della Suprema corte di Cassazione; il riconoscimento del ruolo svolto dai facenti funzione Dsga e dei vicari dei dirigenti scolastici, dei nuovi profili del personale Ata e collaboratori scolastici, nonché dei servizi prestati in altro ruolo; una finestra a 61 anni per i pensionamenti di tutto il personale scolastico, allineando così l’Italia al trattamento adottato in diversi Paesi dell’Unione Europea.

“Siccome siamo intenti più che mai a continuare le battaglie a fianco dei lavoratori della scuola”, ha dichiarato Pacifico, “venerdì 23 marzo, le scuole si fermeranno durante la proclamazione dei parlamentari eletti, per dare un messaggio forte al nuovo governo che verrà formato; infatti, dopo una campagna per le elezioni politiche dove il tema scuola non è stato certamente centrale, è giunto il momento di richiamare l’attenzione della politica. Nella piattaforma dello sciopero, c’è anche la necessità di tornare ad una soglia pensionistica più umana, che preveda la possibilità di lasciare il lavoro a 61 anni”.

“Sulle pensioni”, ha proseguito Pacifico, “non si può più ignorare che nella media dell’Unione Europea l’età media del pensionamento è di 63 anni, mentre obbligando insegnanti e personale Ata a andare in pensione in Italia a 67 anni si allarga sempre più il gap generazionale con i discenti: già oggi abbiamo il corpo insegnante più vecchio del mondo e non può essere certamente un vanto.

È giunto il momento che la politica si occupi di scuola e dei suoi lavoratori, i quali non possono dedicarsi alla formazione alle soglie dei 70 anni, mentre i giovani che vogliono lavorare, invece, sono costretti a loro volta ad invecchiare nelle vesti di precari, perché lasciati inopinatamente fuori del circuito occupazionale e utilizzati con la filosofia del cottimo”. Qui puoi trovare le ultime news e novità su riforma pensioni.